Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21181 del 13/09/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 13/09/2017, (ud. 09/03/2017, dep.13/09/2017),  n. 21181

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – rel. Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14997/2016 proposto da:

A.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso

la CANCELLERIA della CORTI DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato GABRIELLA MARIA RITA MAROGNA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DI GIUSTIZIA, in persona del Ministro in carica,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTIGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERAWLE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di SASSARI, depositata il

06/05/2016, emessa sul procedimento iscritto al n. 3489/2015 R.G..;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 09/03/2017 dal Consigliere Dott. RAFFAELE FRASCA;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. DE MASELLIS Mariella, che,

visto l’art. 380 ter c.p.c., chiede che la Corte di Cassazione,

riunita in Camera di consiglio, rigetti il ricorso e dichiari la

competenza del Tribunale di Cagliari, con le determinazioni di

legge.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. Il Tribunale di Sassari, con ordinanza resa del 6 maggio 2016, ha dichiarato la propria incompetenza a conoscere della causa promossa da A.G. contro il Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, a favore del Tribunale distrettuale di Cagliari, sulla controversia introdotta da A.G. contro il Ministero, per ottenerne la condanna al risarcimento dei danni subiti ex art. 2043 c.c., per avere espiato la pena erogatagli in condizione di detenzione non conformi all’art. 3 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo, nonchè ai principi costituzionali sul rispetto della dignità umana nei confronti delle persone detenute.

2. A.G. ha impugnato l’ordinanza con ricorso per regolamento di competenza ed ad esso ha resistito con memoria il Ministero.

3. Essendosi ravvisate le condizioni per la decisione con il procedimento di cui all’art. 380-ter c.p.c., è stata fatta richiesta al Pubblico Ministero presso la Corte di formulare le sue conclusioni ed all’esito del loro deposito ne è stata fatta notificazione alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale.

4. Non sono state depositate memorie.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

1. Il Collegio ritiene debba dichiararsi la competenza del Tribunale di Cagliari, in condivisione, salvo le precisazioni che si faranno, delle conclusioni formulate dal Pubblico Ministero, nelle quali si è rilevato quanto segue:

“che, secondo quanto esposto nel ricorso, A.G., ha convenuto innanzi al Tribunale di Sassari il Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, domandando la condanna al risarcimento dei danni subiti ex art. 2043 c.c., per avere espiato la pena erogatagli in condizione di detenzione non conformi all’art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo nonchè ai principi costituzionali sul rispetto della dignità umana nei confronti delle persone detenute; che il Ministero convenuto ha eccepito in via pregiudiziale l’incompetenza del Giudice adito, essendo competente il foro distrettuale ai sensi del R.D. n. 1611 del 1933, art. 6, come peraltro espressamente confermato dal D.L. n. 92 del 2014, convertito nella L. n. 117 del 2014, che ha introdotto nell’ordinamento penitenziario l’art. 35 ter, il cui comma 3, attribuisce la competenza al Tribunale del capoluogo del distretto; che il Tribunale di Sassari, considerando fondata l’eccezione di incompetenza sollevata tempestivamente dalla parte convenuta, ha ritenuto applicabile la previsione di cui dell’art. 35-ter, comma 3, dell’ordinamento penitenziario trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 28 giugno 2014, data di entrata in vigore della disposizione, e dichiarato, per l’effetto, la propria incompetenza, ritenendo competente a conoscere della controversia il Giudice avente sede nel capoluogo della Corte d’Appello nel cui distretto ha sede l’Ufficio della Avvocatura dello Stato e, in particolare, il Tribunale di Cagliari; (….) che nel caso di specie si verte in materia di riconoscimento del danno subito durante il periodo di detenzione espiato in condizioni non conformi ai criteri di cui all’art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali come espressamente indicato nell’atto di citazione richiamando per la quantificazione del danno subito la previsione di cui alla L. n. 354 del 1975, art. 35 ter, comma 3; che con il D.L. n. 92 del 2014, convertito con L. n. 117 del 2014, sono stati introdotti nell’ordinamento rimedi preventivi, compensativi e risarcitori “tali da garantire forme di riparazione adeguate e sufficienti in favore di coloro che abbiano subito un danno determinato dalla detenzione per le condizioni di sovraffollamento delle carceri” secondo le indicazioni formulate dalla stessa CEDU nelle diverse sentenze di condanna emesse nei confronti dell’Italia ed in particolare contenute nella decisione pilota 8/112013 intervenuta nella causa Torreggiani e altri c. Italia; che il rimedio previsto dall’art. 35 ter O.P. attribuisce al giudice civile la competenza a riconoscere, all’esito di un procedimento camerale, un eventuale risarcimento, forfettizzato nella misura di 8 Euro per ogni giorno di detenzione inumana; (….) che la lettera della legge, (che parla espressamente nella rubrica di “rimedi risarcitori”, nel comma 1 di “riduzione della pena a titolo di risarcimento del danno”, nel comma 2 di “liquidazione in relazione al residuo periodo a titolo di risarcimento del danno” e nel comma 3 di “risarcimento del danno liquidato nella misura prevista dal comma 2″), depone nel senso della natura risarcitoria e non indennitaria del rimedio introdotto dall’art. 35 ter cit. a differenza della legge Pinto, con cui è stato introdotto uno strumento interno volto a tutelare il diritto, di derivazione CEDU, alla durata ragionevole del processo, dove il legislatore non ha usato la stessa terminologia; che in favore della natura risarcitoria dell’istituto si è espressa la giurisprudenza di merito facendo esplicitamente o implicitamente riferimento al risarcimento dei danni (Trib. Palermo 1.6.2015; Trib. Roma 30.5.2015); che trova, pertanto, applicazione la espressa previsione dettata dal comma 3 del richiamato art. 35 ter secondo cui:” Coloro che hanno subito il pregiudizio di cui al comma 1, in stato di custodia cautelare in carcere non computabile nella determinazione della pena da espiare ovvero coloro che hanno terminato di espiare la pena detentiva in carcere possono proporre azione, personalmente ovvero tramite difensore munito di procura speciale, di fronte al tribunale del capoluogo del distretto nel cui territorio hanno la residenza”; che nel caso in esame viene dunque in rilievo la residenza del ricorrente al momento del ricorso; che trattandosi di procedimento camerale l’incompetenza è rilevabile anche di ufficio in base alla formulazione dell’art. 28 c.p.c.; che anche a voler qualificare la domanda come risarcimento del danno ex art. 2043 c.c., ricorre ex art. 25 c.p.c., la competenza del Tribunale di Cagliari, quale giudice del luogo dove ha sede l’Avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe competente secondo le norme ordinarie, che va pertanto dichiarata la competenza per territorio del Tribunale di Cagliari, nel cui distretto risiede il ricorrente”.

Sulla base di tali motivazioni il Pubblico Ministero ha chiesto rigettarsi l’istanza di regolamento formulata da A.G. e dichiararsi la competenza del Tribunale di Cagliari.

2. Il Collegio rileva che il Tribunale ha declinato la competenza qualificando la domanda – sebbene senza una particolare motivazione che della qualificazione desse spiegazione – come riconducibile all’ambito della disposizione di cui all’art. 35-ter, introdotta nell’Ordinamento Penitenziario dal D.L. n. 92 del 2014, art. 1, comma 1, convertito, con modificazioni, nella L. n. 117 del 2014.

Detta qualificazione non risultava giustificata al lume della domanda, la quale risulta proposta con atto di citazione ordinaria e con l’evocazione dell’art. 35-ter solo come parametro per la quantificazione del danno invocato.

Il Tribunale risultava, dunque, investito di una domanda ordinaria e, naturalmente lo stabilire se una simile domanda possa introdursi con il rito ordinario oppure la sua collocazione sia necessariamente quella di cui all’art. 35-ter, quale forma necessaria ed unica e non, eventualmente, facoltativa, potrebbe rilevare anche in questa sede, soltanto se fosse necessario esaminarla ai fini dell’individuazione della competenza.

Il Pubblico Ministero ha sostanzialmente evidenziato, tuttavia, che anche se la domanda si qualificasse come ordinaria, in ogni caso la competenza sarebbe del Tribunale di Cagliari e tale rilievo esclude che la Corte in questa sede debba prendere posizione sul problema indicato.

Ne segue che, essendo corretto il rilievo del Pubblico Ministero, dev’essere dichiarata la competenza del Tribunale di Cagliari.

3. La novità della questione esaminata anche in relazione al problema esegetico che si è indicato giustifica la compensazione delle spese dl giudizio di regolamento.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si deve dare atto della insussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis, risultando il ricorrente ammesso al patrocinio a spese dello Stato.

Poichè dagli atti il processo risulta esente, non si deve dare atto della ricorrenza delle condizioni di cui all’art. 13, comma 1, del D.P.R.

PQM

 

La Corte dichiara la competenza del Tribunale di Cagliari. Fissa per la riassunzione il termine di cui all’art. 50 c.p.c., con decorso della comunicazione del deposito della presente. Dà atto che il processo risulta esente dall’onere del c.d. doppio del contributo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 9 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 13 settembre 2017

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