Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21177 del 13/09/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 13/09/2017, (ud. 10/03/2017, dep.13/09/2017),  n. 21177

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11268/2016 proposto da:

TUTTOFRUTTA QUARANTA SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. PUCCINI 10,

presso lo studio dell’avvocato MARIO FERRI, rappresentata e difesa

dagli avvocati CORRADO SOGNO, GIANCARLO MAERO;

– ricorrente –

contro

VAROM SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 4192/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 04/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10/03/2017 dal Consigliere Dott. ANTONINO SCALISI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Preso atto che:

il Consigliere relatore Dott. A. Scalisi ha proposto che la controversia fosse trattata in Camera di consiglio non partecipata dalla Sesta Sezione Civile di questa Corte, ritenendo la manifesta infondatezza del ricorso posto che la valutazione della Corte distrettuale non presenta vizi logici e/o giuridici e la constatazione della mancata prova che il guasto fosse sicuramente causato da un difetto preesistente alla consegna del veicolo non appare superata.

La proposta del relatore è stata notificata alle parti. la ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Letti gli atti del procedimento di cui in epigrafe.

Ritenuto che:

La società Tuttofrutta Quaranta srl con ricorso notificato il 29 aprile 2016 ha chiesto a questa Corte di cassazione l’annullamento della sentenza n. 4192 del 2015 con la quale la Corte di Appello di Milano, in riforma della sentenza n. 9012 del 2012 del Tribunale di Milano, rigettava le domande proposte dalla società Tuttofrutta Quaranta e dirette a far dichiarare la Varom spa responsabile dei vizi dell’autocarro usato acquistato nell’anno 2007, nonchè al pagamento della somma di Euro 2.841,52, oltre al risarcimento del danno da fermo tecnico e oltre interessi e spese. Secondo la Corte distrettuale la società Tuttofrutta Quaranta non aveva provato la preesistenza del difetto alla consegna del bene.

La cassazione della sentenza della Corte di Appello di Milano è stata chiesta per un motivo. La società Varom spa in questa fase non ha svolto attività difensiva.

2.- Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente lamenta la violazione di legge ed in specie dell’art. 2697 c.c., con riferimento all’inadempimento del venditore per vizio o difetti della cosa (art. 1490 c.c.). Secondo la ricorrente la Corte distrettuale avrebbe errato nel ritenere che l’acquirente avrebbe dovuto dimostrare la preesistenza dei vizi lamentati alla consegna del mezzo, non considerando che secondo i principi affermati anche da questa Superna Corte di cassazione incombeva sul venditore l’onere di provare di aver consegnato una cosa che fosse conforme alle caratteristiche del tipo ordinariamente prodotto.

2.1.- Il motivo è infondato, posto che la garanzia per vizi impone all’acquirente l’onere di provare il vizio che rende la cosa venduta inidonea all’uso cui è destinata, e che lo stesso fosse dovuto ad un difetto preesistente alla consegna, anche se l’espletamento di tale prova può avvenire in un momento successivo alla denuncia che ha mera funzione di “attivazione” della tutela dell’acquirente. Come ha, correttamente evidenziato la Corte distrettuale “(….) gli elementi acquisiti non chiarivano in qual modo il meccanismo della frizione si sarebbe inceppato, al fine di potersi ritenere che il guasto fosse sicuramente causato da un difetto preesistente alla consegna del veicolo (…..). Una comunicazione informale dell’acquirente al venditore, prima dell’esecuzione delle riparazioni, avrebbe posto quest’ultima in condizioni di accertare l’effettività del difetto il che, invece, è stato precluso dalla condotta della medesima acquirente. Nella descritta situazione non poteva ritenersi provata la preesistenza del difetto alla consegna (….)”.

In definitiva, il ricorso va rigettato. Non occorre provvedere al regolamento delle spese del presente giudizio di cassazione posto che parte intimata, in questa fase, non ha svolto attività giudiziale. Il Collegio dà atto che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso; dà atto che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Depositato in Cancelleria il 13 settembre 2017

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