Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21175 del 13/09/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 13/09/2017, (ud. 10/03/2017, dep.13/09/2017),  n. 21175

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5131-2016 proposto da:

D.A., in qualità di erede di C.I.,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato MARIA GRAZIA

D’ANGELO;

– ricorrente –

contro

ITESAN SNC DI M.D. E F., CA.RO.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 929/2015 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 22/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/03/2017 dal Consigliere Dott. ANTONINO SCALISI.

Preso atto che:

il Consigliere relatore dott. A. Scalisi ha proposto che la

controversia fosse trattata in Camera di Consiglio non partecipata

dalla Sesta Sezione Civile di questa Corte, ritenendo la manifesta

infondatezza del ricorso posto che non emerge un contrasto tra

dispositivo e motivazione, in quanto la Corte d’Appello addossa il

risarcimento solo in capo all’appaltatore dell’opera, mentre per

quanto riguarda la Intesan s.n.c. dichiara il suo inadempimento

nella fornitura dei macchinari solo ai fini della risoluzione del

contratto di compravendita, senza che in ciò possa riscontrarsi

alcun contrasto.

La proposta del relatore è stata notificata alle parti. La

ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Letti gli atti del procedimento di cui in epigrafe.

Fatto

RITENUTO

che:

1.= C.I. (poi deceduta ed a cui è succeduta in qualità di erede D.A.) citava avanti al Tribunale di Chieti i convenuti:

1) Intesan s.n.c di M.D. e F. e 2) Ca.Ro., rispettivamente la prima quale ditta venditrice di un impianto di riscaldamento/condizionamento ed il secondo quale installatore dello stesso, adducendo il malfunzionamento del predetto impianto installato presso la propria abitazione dall’impresa del Ca. a cui ella aveva commissionato l’opera.

Il Tribunale di Chieti accoglieva, per quanto qui interessa, le domande dell’attrice e statuiva, in particolare, nel dispositivo di: 1) dichiarare risolti i contratti di vendita e di prestazione d’opera, intercorsi rispettivamente con la Intesan s.n.c. e con Ca., condannando questi alla restituzione in favore di parte attrice della somma Euro 12.000,00 la società e Euro 8.000,00 il C., oltre interessi; 2) di condannare i convenuti in solido alla rimozione dell’impianto de quo a proprie cure e spese ed alla riduzione dell’immobile nello stato antecedente l’intervento commissionato; 3) di condannare i convenuti in solido al risarcimento del danno in favore di parte attrice, che liquidava in Euro 15.000,00, oltre interessi e rivalutazione.

Avverso la suddetta sentenza proponeva appello la Intesan s.n.c di M.D. e F.; si costituiva Ca.Ro. che a sua volta impugnava sotto altri profili, mentre rimaneva contumace la C.I..

La Corte d’Appello di L’Aquila in parziale riforma della decisione di primo grado, accoglieva l’appello proposto dalla Intesan s.n.c. con specifico riferimento ai capi 2) e 3) della sentenza impugnata, così rigettando la domanda di parte attrice di risarcimento del danno e di rimozione e riduzione in pristino, dovendosi intendere riferita la condanna al solo Ca.Ro.; confermava, invece, il capo 1) della sentenza ove erano stati dichiarati risolti i contratti di compravendita e di prestazione d’opera. La Corte territoriale in motivazione spiegava che il rapporto tra la Intesan s.n.c. e la C.I. doveva essere inquadrato nel solo schema del contratto di compravendita di macchinari, da ritenere risolto perchè la fornitura era stata di prodotti diversi da quelli compravenduti, mentre i difetti di installazione dell’impianto erano addebitabili per intero al Ca.. Di conseguenza, la società Intesan era tenuta alle restituzioni derivanti dalla risoluzione del contratto di compravendita, ma non poteva rispondere in solido con l’installatore dell’obbligo di realizzare le opere di ripristino e di risarcire il danno all’attrice/appellata.

Avverso la suddetta sentenza propone ricorso per cassazione D.A., in qualità di erede C.I., formulando un unico motivo.

2.= La ricorrente con l’unico motivo di ricorso ex art. 360 C.P.C., comma 1, n. 4, eccepisce la violazione per ultrapetizione dell’art. 112 c.p.c., poichè la Corte d’Appello avrebbe emesso un dispositivo in contrasto con il tenore della motivazione. Infatti il dispositivo che riforma la sentenza con specifico riferimento ai capi 2) e 3), esclude qualunque risarcimento a carico della Intesan s.n.c., mentre la motivazione afferma l’inadempimento della Intesan s.n.c. nel contratto di compravendita, da cui sarebbe dovuto derivare anche il risarcimento del conseguente danno, come richiesto da parte attrice, attuale ricorrente.

2.1.= Il motivo è infondato. Va osservato che non emerge un contrasto tra dispositivo e motivazione, in quanto la Corte d’Appello addossa il risarcimento solo in capo all’appaltatore dell’opera, mentre per quanto riguarda la Intesan s.n.c. dichiara il suo inadempimento nella fornitura dei macchinari solo ai fini della risoluzione del contratto di compravendita, senza che in ciò possa riscontrarsi alcun contrasto.

E, altresì, dal contenuto del ricorso non è possibile riscontrare e comprendere se il giudice di primo grado abbia statuito il risarcimento indicato al capo 3) della sentenza anche con riguardo all’inadempimento della Intesan s.n.c. nel contratto di compravendita ex art. 1453 c.c., oppure si sia limitato a stabilirlo con riguardo alla difettosa installazione dell’impianto di riscaldamento/condizionamento di cui era responsabile solo l’appaltatore. In tale ultima ipotesi è evidente che la C./ D. avrebbe dovuto appellare il capo della sentenza che non disponeva il risarcimento del danno ai sensi dell’art. 1453 c.c., come invece richiesto dall’attrice, pena il passaggio in giudicato della decisione.

In definitiva, il ricorso va rigettato. Non occorre provvedere al regolamento delle spese del presente giudizio di cassazione posto che parte intimata, in questa fase, non ha svolto attività giudiziale. Il Collegio dà atto che, ai sensi DEL D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente,dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso; dà atto che, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater sussistono i presupposti per il versamento da parte dericorrentf., dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Depositato in Cancelleria il 13 settembre 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA