Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21161 del 19/10/2016


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Cassazione civile sez. trib., 19/10/2016, (ud. 15/09/2016, dep. 19/10/2016), n.21161

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 9871/2010 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, entrambi

elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

C.F.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale

dell’Emilia Romagna, Sez. Staccata di Parma, n. 36/22/2009,

depositata il 24/02/2009.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 15

settembre 2016 dal Relatore Cons. IANNELLO Emilio;

udito il RM., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CUOMO Luigi, il quale ha concluso per il rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. C.F., architetto, impugnava il silenzio – rifiuto formatosi sull’istanza di rimborso delle somme versate a titolo di IRAP per gli anni dal (OMISSIS).

La C.T.P. di Parma rigettava il ricorso, ravvisando in concreto nell’attività svolta il presupposto dell’autonoma organizzazione.

La C.T.R. dell’Emilia Romagna, sezione staccata di Parma, con sentenza depositata il 24/2/2009, accoglieva l’appello proposto dal contribuente, rilevando che lo stesso “nel periodo in oggetto risulta aver svolto l’attività lavorativa con unico dipendente, svolgente mere funzioni di segretario, e, dunque, solo con un modesto apporto di terzi, di per sè non significativo, al fine di far ritenere sussistente una organizzazione”; non riteneva inoltre a tal fine “significativo… l’impiego di modesti beni strumentali”.

2. Avverso tale decisione l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione sulla base di due motivi.

L’intimato non ha svolto difese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

3. Con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, artt. 2 e 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la C.T.R. ritenuto non rilevante, ai fini della configurabilità nel caso di specie del presupposto impositivo, la collaborazione di un lavoratore dipendente addetto a mere funzioni di segretario.

4. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Lamenta che, con riferimento ai beni strumentali, la C.T.R. si è limitata, con apprezzamento “imperscrutabile ed aprioristico” a ritenere che gli stessi siano modesti, senza chiarire i presupposti di fatto su cui tale apprezzamento è fondato e senza in particolare far cenno alle contrarie specifiche allegazioni dell’ufficio, circa l’esistenza e l’ammontare negli anni in considerazione di spese per acquisto di beni mobili, per canoni di locazione, per compensi corrisposti a terzi e altro.

5. E’ infondato il primo motivo di ricorso.

Sulla vexata quaestio della rilevanza ai fini della configurazione del presupposto dell’Iva, della collaborazione di unico dipendente – come noto – sono da ultimo intervenute le sezioni unite, le quali hanno risolto il contrasto sul punto registratosi nella giurisprudenza di questa Corte, enunciando il seguente principio di diritto: “con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto dal D.Lgs. 15 settembre 1997, n. 496, art. 2, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive” (Sez. U, n. 9451 del 10/05/2016, Rv. 639529).

Nel caso di specie, la C.T.R. ha sul punto adottato una regola di giudizio esattamente corrispondente a tale principio – avendo in particolare evidenziato, alla stregua di accertamento in fatto in sè non fatto segno di critica alcuna da parte della ricorrente, che il contribuente si è avvalso di “unico dipendente, svolgente mere funzioni di segretario” – e deve pertanto ritenersi esente da censura sotto il profilo in esame.

6. E’ invece fondato il secondo motivo di ricorso.

L’affermazione secondo cui i beni strumentali impiegati nell’esercizio dell’attività sono nel caso di specie da ritenersi “modesti” e non significativi ai fini della configurabilità del presupposto d’imposta, appare sostanzialmente apodittica e comunque non sorretta da adeguata motivazione, in assenza di alcun concreto riferimento agli elementi considerati che consenta di apprezzare la congruenza di tali valutazioni e il percorso logico seguito per giungere ad esse.

E’ costante giurisprudenza di questa Corte che ricorre il vizio di insufficiente motivazione ove il giudice non indichi gli elementi dai quali ha tratto il proprio convincimento ovvero il criterio logico e la ratio decidendi che lo ha guidato. Il giudice deve delineare il percorso logico seguito, descrivendo il legame tra gli elementi interni determinanti che conducono necessariamente ed esclusivamente alla decisione adottata; mentre deve escludere, attraverso adeguata critica, la rilevanza di ogni elemento esterno al percorso logico seguito, di natura materiale, logica o processuale, ed astrattamente idoneo a delineare conseguenze divergenti dall’adottata decisione (v. ex multis, Cass. Sez. L, n. 11198 del 12/11/1997, Rv. 509810).

Tale onere non risulta nella specie in alcuna misura assolto, avendo la C.T.R. omesso di indicare gli elementi posti a base delle esposte conclusioni, omissione tanto più rilevante e apprezzabile a fronte delle specifiche allegazioni offerte dall’ufficio, compiutamente riferite in ricorso con l’indicazione altresì delle fonti di prova e della rispettiva collocazione negli atti processuali (in assolvimento dunque dell’onere di autosufficienza).

Tale in particolare appare il riferimento: a) per l’anno (OMISSIS), a quote di ammortamento di spese per l’acquisto di beni mobili per Lire 26.228.000; compensi corrisposti a terzi per prestazioni afferenti all’attività professionale per Lire 10.790.000; altre spese documentate per Lire 27.862.000; b) per l’anno (OMISSIS) a: beni strumentali per un valore di Lire 56.114.000; quote di ammortamento è spese per l’acquisto di beni mobili per Lire 21.221.000; compensi corrisposti a terzi per prestazioni afferenti all’attività professionale per Lire 15.000.000; altre spese documentate per Lire 14.337.000; c) per l’anno (OMISSIS) a: quote di ammortamento è spese per l’acquisto di beni mobili per Lire 19.000.171; canoni di locazione per Lire 27.592.000; compensi corrisposti a terzi per prestazioni afferenti all’attività professionale per Lire 6.174.000; altre spese documentate per Lire 13.329.000.

L’assenza in motivazione di alcun riferimento a tali elementi, in astratto potenzialmente rilevanti ai fini della decisione, rende la stessa palesemente insufficiente, specie tenendo presente il criterio di giudizio applicabile in controversia, quale quella in esame, nascente da istanza di rimborso, per la quale spetta al contribuente l’onere di provare il fatto costitutivo del dedotto credito, ossia, per l’appunto, la mancanza dei presupposti d’imposta.

5. In accoglimento del ricorso, pertanto, la sentenza impugnata va cassata con rinvio al giudice a quo per nuovo esame sul punto, oltre che per il regolamento delle spese, anche del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte rigetta il primo motivo di ricorso; accoglie il secondo; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per il regolamento delle spese del presente giudizio di legittimità, alla C.T.R. della Emilia – Romagna, sez. staccata di Parma, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 15 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 19 ottobre 2016

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