Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21147 del 13/10/2011

Cassazione civile sez. II, 13/10/2011, (ud. 15/04/2011, dep. 13/10/2011), n.21147

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – rel. Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

SAS CALZATURIFICIO CIEFFEDUE DI FUNARI RENATO & C. in persona

del

legale rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ADDA

21, presso lo studio dell’avvocato TALAMONTI ALESSANDRA,

rappresentata e difesa dall’avvocato IACOPINI MASSIMO, giusta procura

ad litem in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

IMPRESA EDILE MINNUCCI FERNANDO E TIDEI LORENZO SNC;

– intimata –

avverso la sentenza n. 9/2009 della CORTE D’APPELLO di ANCONA

dell’8.1.09, depositata il 10/01/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/04/2011 dal Consigliere Relatore Dott. PASQUALE D’ASCOLA;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. ROSARIO

GIOVANNI RUSSO che nulla osserva.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Sas Calz. CIEFFEDUE di Funari Renato & C. il 17 febbraio 2003 proponeva opposizione al decreto ingiuntivo n. 525/02 del 19.12.2002 emesso dal tribunale di Fermo su istanza Impresa edile Minnucci e Tidei snc. Il tribunale revocava il decreto opposto con sentenza 1-4 luglio 2003.

Con sentenza del 10 gennaio 2009, la Corte di appello di Ancona, in accoglimento dell’appello proposto da Impresa edile Minnucci e Tidei snc, ha rigettato l’opposizione.

CIEFFEDUE sas ha proposto ricorso per cassazione, per violazione “dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5”.

La società intimata non ha svolto attività difensiva, nonostante rituale notifica pervenuta il 4 maggio 2009.

Il giudice relatore ha avviato la causa a decisione con il rito previsto per il procedimento in camera di consiglio.

La relazione preliminare ha correttamente osservato che il ricorso, soggetto ratione temporis alla disciplina novellatrice di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006, è inammissibile.

“In caso di proposizione di motivi di ricorso per cassazione formalmente unici, ma in effetti articolati in profili autonomi e differenziati di violazioni di legge diverse, sostanziandosi tale prospettazione nella proposizione cumulativa di più motivi, affinchè non risulti elusa la “ratio” dell’art. 366-bis cod. proc. civ., deve ritenersi che tali motivi cumulativi debbano concludersi con la formulazione di tanti quesiti per quanti sono i profili fra loro autonomi e differenziati in realtà avanzati, con la conseguenza che, ove il quesito o i quesiti formulati rispecchino solo parzialmente le censure proposte, devono qualificarsi come ammissibili solo quelle che abbiano trovato idoneo riscontro nel quesito o nei quesiti prospettati, dovendo la decisione della Corte di cassazione essere limitata all’oggetto dei quesito o dei quesiti idoneamente formulati, rispetto ai quali il motivo costituisce l’illustrazione (SU 5624/09).

Nei caso di specie, la parte del motivo che concerne violazione di legge non contiene il quesito di diritto, che è indispensabilmente previsto, a norma dell’art. 366 bis c.p.c., a pena di inammissibilità, per l’illustrazione di ciascun motivo nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1), 2), 3), e 4). Quanto al profilo che espone omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, sussiste la rilevata omessa indicazione del fatto controverso su cui cadrebbe il vizio di motivazione in proposito la giurisprudenza (SU n. 20603/09;

Cass. 4309/08; 16528/08) ha chiarito che la censura ex art. 360, n. 5 deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, per consentire? una pronta identificazione delle questioni da risolvere. Anche questa omissione è sanzionata con l’inammissibilità dall’art. 366 bis c.p.c..

Nel caso di specie il ricorso, oltre ad essere del tutto privo di questi requisiti, è redatto alla stregua di interpello alla Corte per un nuovo esame nel merito della vicenda, senza rispetto del principio di autosufficienza e accomunando i vari profili ci censura, che dovevano esser distinti e formulati nel rispetto dei canoni fissati dagli artt. 366 e 366 bis c.p.c., secondo l’interpretazione di essi data dalla Suprema Corte.

Discende da quanto esposto la declaratoria di inammissibilità del ricorso, alla quale non segue la pronuncia sulla refusione delle spese di lite in mancanza di attività difensiva dell’intimata.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della seconda sezione civile, il 15 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 13 ottobre 2011

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