Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21136 del 07/08/2019

Cassazione civile sez. I, 07/08/2019, (ud. 21/06/2019, dep. 07/08/2019), n.21136

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26661/2018 proposto da:

D.A., domiciliato in Roma, presso la cancelleria della

Corte di cassazione, rappresentato e difeso dall’avvocato Paolo

Vecchioli giusta procura in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

Avverso sentenza della CORTE D’APPELLO DELL’AQUILA, depositata il

05/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/06/2019 dal cons. Dott. MAURO DI MARZIO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – D.A., cittadino gambiano, ricorre per due mezzi, nei confronti del Ministero dell’interno, contro la sentenza del 5 febbraio 2018 con cui la Corte d’appello dell’Aquila ha respinto il suo appello avverso la decisione del locale Tribunale che aveva disatteso l’opposizione al diniego, da parte della competente Commissione territoriale, della sua domanda di protezione internazionale o umanitaria.

2. – L’amministrazione non spiega difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 5, per non avere la Corte d’appello applicato nella specie il principio dell’onere probatorio attenuato così come affermato dalle Sezioni Unite con la sentenza numero 27310 del 2008 e per non aver valutato la credibilità del richiedente alla luce dei parametri stabiliti nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5. Violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c).

Il secondo motivo denuncia omessa motivazione sulla domanda di asilo costituzionale formulata dal ricorrente sin dal primo grado, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 34.

2. – Il ricorso è inammissibile

3.1. – E’ inammissibile il primo motivo.

Si tratta di un motivo che, per una parte, non ha nulla a che vedere con la sentenza impugnata.

In particolare il ricorrente lamenta che la Corte territoriale avrebbe espresso un giudizio negativo sulla sua credibilità, mentre “le contraddizioni riferite sono state frutto invece di meri errori materiali di non perfetta aderenza di quanto dichiarato con quanto tradotto verbalizzato”.

Ma non è così. La Corte d’appello non ha formulato un giudizio di non credibilità del ricorrente, ma ha al contrario osservato che “le circostanze dedotte, quanto alla sussistenza dei requisiti per la concessione della protezione sussidiaria, risultano sostanzialmente verosimili, in quanto dotate di intrinseca coerenza e parzialmente riscontrabili” (pagina 5 della sentenza).

Viceversa, la sentenza impugnata ha respinto la domanda di protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) per una ragione affatto diversa, e cioè perchè “in Gambia non vi è una situazione di “violenza indiscriminata”” (stessa pagina).

Detta affermazione è stata ampiamente motivata alle pagine 641 della sentenza in considerazione di recenti mutamenti politici avvenuti nel paese di provenienza del richiedente. Dopo aver descritto i caratteri della dittatura protrattasi in Gambia per oltre vent’anni, il giudice di merito ha osservato che “dopo le elezioni democratiche svoltesi il 6 aprile 2017 con la vittoria del partito legato al nuovo presidente B., la situazione politica del Paese si è stabilizzata in modo permanente, con il venir meno del pericolo di violenza indiscriminata”. Tale affermazione, in adempimento del dovere di cooperazione istruttoria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, è sostenuta sulla base di recenti reportage giornalistici, debitamente citati in sentenza, il che è pienamente conforme all’insegnamento di questa corte secondo cui il Giudice è tenuto a verificare se nel paese di provenienza sia oggettivamente sussistente una situazione di violenza indiscriminata, elettivamente, ma non esclusivamente, attraverso lo scrutinio dei c.d. c.o.i., country of origin informations (da ultimo Cass. 24 maggio 2019, n. 14299, non massimata).

Per un verso, dunque, non sussiste la denunciata violazione di legge, avendo il giudice di merito adempiuto il proprio dovere di cooperazione istruttoria. Per altro verso la valutazione compiuta in ordine alla sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria, in conformità alla previsione legale, si sottrae al sindacato di questa Corte.

3.2. – E’ inammissibile il secondo motivo.

Al di là della formulazione della rubrica, il motivo è volto a denunciare il mancato riconoscimento della protezione umanitaria: ma in esso non neppure approssimativamente accennato quali sarebbero gli specifici elementi sintomatici della individuale vulnerabilità del ricorrente, tali da comportare il riconoscimento della protezione contemplata dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6.

Sicchè il motivo difetta totalmente del necessario requisito di specificità.

4. – Nulla per le spese. Non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dichiara che non sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima civile, il 21 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 7 agosto 2019

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA