Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2111 del 29/01/2018


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 2111 Anno 2018
Presidente: MAZZACANE VINCENZO
Relatore: CORRENTI VINCENZO

SENTENZA

sul ricorso 26359-2013 proposto da:
CERATO ADRIANA, elettivamente domiciliata in SAN
BONIFACIO C.SO VENEZIE 112-D rappresentata e difesa
dall’avvocato GIUSEPPE FRIGOTTO;
– ricorrente contro
2017
3150

BANCO BRESCIA SAN PAOLO CAB SPA, in persona del legale
rappresentante pro tempore elettivamente domiciliato
in ROMA, VIA AQUILEIA 12, presso lo studio
dell’avvocato ANDREA MORSILLO, che lo rappresenta e
difende unitamente agli avvocati MARCO MOLINARI
TOSATTI, POMPEO ANELLI;

Data pubblicazione: 29/01/2018

- controricorrenti nonchè contro

PREALTA FIORENZO;
– intimato –

avverso la sentenza n. 659/2013 della CORTE D’APPELLO

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 05/12/2017 dal Consigliere Dott. VINCENZO
CORRENTI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. ALBERTO CELESTE che ha concluso per
l’inammissibilità in sub rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato GIORDANO Luca con delega depositata
in udienza dell’Avvocato MORSILLO Andrea, difensore
del resistente che si riporta agli atti depositati e
chiede il rigetto del ricorso.

di VENEZIA, depositata il 25/03/2013;

RITENUTO IN FATTO

I. Con citazione notificata il 16.6.2003, Adriana Cerato e Domenica Zordan
convennero innanzi al Tribunale di Verona- sezione distaccata di Soave- Fiorenzo

amministrata dalla Cerato. esposero che il predetto- in un momento di grave crisi
finanziaria dell’impresa, cui il ceto bancario rifiutava il credito- si era proposto come
acquirente fittizio di un immobile del quale esse erano rispettivamente proprietaria ed
usufruttuaria; e ciò allo scopo di sottrarlo ad eventuali azioni esecutive dei creditori
ed al contempo di soddisfare questi ultimi con il denaro che egli avrebbe ottenuto in
mutuo per l’apparente acquisto.
Le parti avevano dunque concordato che l’immobile sarebbe stato ritrasferito alle
venditrici dopo l’estinzione dei debiti societari e dato così corso alla vendita con atto
pubblico mediante indicazione fittizia del corrispettivo; contestualmente. il Prealta
aveva ottenuto dal Banco di Brescia s.p.a. una somma in mutuo, garantito da ipoteca
sull’immobile.
Successivamente. tuttavia, dopo aver estinto alcuni debiti sociali il Prealta aveva
trattenuto il residuo importo preso a mutuo e manifestato alle venditrici il proprio
intento di alienare l’immobile a terzi.
Le attrici chiesero pertanto al tribunale di accertare la simulazione del contratto,
dichiarandone la conseguente inefficacia, ovvero in subordine la nullità per frode alla
legge od illiceità della causa: in via di ulteriore subordine domandarono la risoluzione
del contratto per inadempimento del Prealta, in ogni caso con ordine di rilascio
immediato dell’immobile.
Fiorenzo Prealta si costituì contestando la natura simulata del contratto ed affermando
di aver realmente pagato il prezzo, che sarebbe servito alle alienanti per estinguere i
debiti d’impresa; chiese dunque il rigetto della domanda.

Prealta, e premesso che questi era il contabile dell’impresa di autotrasporti

Intervenne volontariamente anche il Banco di Brescia s.p.a. che nelle more aveva
intrapreso un’esecuzione immobiliare nei confronti del Prealta, inadempiente al
contratto di mutuo, e dedusse l’inopponibilità della simulazione — in forza della
trascrizione anteriore del proprio titolo – concludendo per il rigetto della domanda.

Il. Propose appello la sola Cerato- essendo nelle more intervenuto il decesso della
Zordan- chiedendo la riforma della sentenza unicamente in relazione al rigetto della
domanda di nullità del contratto.
Rimasto contumace il Prealta, si costituì il Banco di Brescia domandando la conferma
della sentenza.
La Corte d’Appello di Venezia respinse il gravame.
A sostegno della decisione osservò che la domanda di nullità, per come proposta, si
fondava sulla stessa circostanza della simulazione della vendita; l’appellante, infatti,
non aveva individuato la norma imperativa violata. né la ragione della dedotta illiceità
della causa, in quanto- per sua stessa affermazione- le parti avevano in realtà voluto il
trasferimento dei beni, onde consentire al Prealta l’ottenimento del mutuo ed il
pagamento dei debiti d’impresa.
In tal senso, rilevò la Corte, il motivo di appello attinente al mancato accoglimento
della domanda di nullità costituiva in realtà una mera riformulazione della domanda
di simulazione.
Tale domanda, però, era già stata respinta dal tribunale, che nella specie aveva
ritenuto in realtà ricorrere un’ipotesi di simulazione relativa- poiché la vendita
dissimulava una cessione dell’immobile a titolo gratuito con il collegato pactum

fiduciae attinente all’estinzione dei debiti societari ed al successivo ritrasferimento
del bene — e rilevato la mancanza della necessaria controdichiarazione.
Tale statuizione, ad avviso della Corte, era corretta e non era stata fatta oggetto di
alcuna critica da parte dell’appellante, che anzi la aveva espressamente condivisa
concentrando le proprie doglianze sulla questione di nullità.

2

Con sentenza del 16.9.2008 il Tribunale respinse la domanda.

III. Contro la sentenza d’appello ha proposto ricorso per cassazione Adriana Cerato
sulla base di un unico motivo, illustrato da memoria. L’intimato Banco di Brescia ha
depositato controricorso e memoria conclusiva mentre il Prealta non ha svolto attività
difensive.

attesa della decisione delle SS.UU. sulla produzione della copia notificata della
sentenza, posto che, nella specie, la ricorrente afferma che le è stata notificata il
7.8.2013 ma deposita copia rilasciata 1’8.4.2013 per uso ricorso per cassazione,
notificato il 4.11.2013, mentre la Banca resistente produce la sentenza notificata il
7.8.2013.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Va preliminarmente rilevato che S.U. n. 10648/2017 ha definitivamente sancito,
rispetto a S.U. n. 9005/2009, che aveva statuito la necessità della produzione della
copia notificata della sentenza per provare la tempestività del ricorso ed a Cass. ord.
n. 1081/2016, che aveva fatta salva la possibilità che la produzione della copia
notificata fosse avvenuta ad opera della controparte, che la prova della tempestività
del ricorso può essere data alternativamente dalla produzione della relata ad opera del
ricorrente, del controricorrente o dalle risultanze del fascicolo di ufficio, nei casi in
cui tale ipotesi sia configurabile.
Poiché, nella specie, la produzione è avvenuta ad opera del controricorrente, resta
confermata la tempestività del ricorso.
IV. Con l’unico motivo la ricorrente denunzia violazione dell’art. 1414, comma 2,
c.c.. nonché falsa applicazione degli artt. 1414, comma 1, 2722, 2724 e 2729 c.c..
Sostiene in tal senso che con il proprio motivo di appello, pur concordando con il
tribunale circa l’insussistenza dei presupposti per la dichiarazione di simulazione
relativa del contratto, essa aveva invocato l’esistenza di una simulazione assoluta
(dalla quale discendeva la nullità); contesta pertanto la decisione del tribunale- poi
recepita dalla sentenza d’appello- secondo cui nella specie si verterebbe in un’ipotesi

3

Con ordinanza interlocutoria del 4.10.2016 la causa è stata rinviata a nuovo ruolo in

di simulazione relativa, ed evidenzia gli elementi sostanziali e probatori di supporto
alla propria tesi.
Il motivo è privo di pregio.
Ciò di cui la ricorrente sostanzialmente si duole è in realtà l’opzione ermeneutica del

di un contratto simulato e di uno dissimulato.
Ora, questa Corte ha più volte e da tempo sottolineato che l’accertamento della
simulazione relativa, come ogni giudizio positivo o negativo sulla sussistenza della
simulazione, traducendosi nell’indagine su una mera quaestio voluntatis non è
soggetto a sindacato in sede di legittimità quando sia sorretto da motivazione
adeguata ed immune da vizi (cfr. Cass. n. 12980/2002; Cass. n. 4865/2001; Cass. n.
10089/1993).
Ciò in quanto tale accertamento costituisce indagine di fatto riservata al giudice di
merito, il quale deve stabilire, attraverso una corretta interpretazione del contratto
condotta alla stregua dei criteri ermeneutici dettati dal codice civile e con motivazione
immune dal vizi logici e giuridici, se, in contrasto con la volontà di costituire un
determinato rapporto espresso nell’atto negoziale, esista una concorde volontà delle
parti tendente a porre in essere un diverso negozio, vero e reale, destinato a rimanere
occulto.
Il motivo non incide né sulla scelta dei criteri ermeneutici, né sull’esposizione delle
ragioni che l’hanno sostenuta: esso, conseguentemente, è inammissibile.
VI. Il ricorso va dunque respinto con condanna della parte ricorrente al pagamento
delle spese del giudizio di cassazione nella misura liquidata in dispositivo.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese liquidate in euro 3200,di
cui 200 per spese vive oltre accessori e spese forfettarie nel 15%, dando atto
dell’esistenza dei presupposti ex dpr 115/2002 per il versamento dell’ulteriore
contributo unificato.

4

giudice di merito che ha ricostruito la volontà dei contraenti ravvisando la sussistenza

Roma, 5 dicembre 2017.

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