Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21085 del 19/10/2016


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Cassazione civile sez. III, 19/10/2016, (ud. 24/06/2016, dep. 19/10/2016), n.21085

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI AMATO Sergio – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10915-2012 proposto da:

L.R.C., (OMISSIS), considerata domiciliata ex lege in ROMA,

presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato ETTORE FLERES giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

UNIPOL ASSICURAZIONI SPA, già UGF ASSICURAZIONI SPA, in persona del

suo legale rappresentante Dott. GIANNI RAGAZZINI, considerata

domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCO DI PIETRO

giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

COMUNE ROCCALUMERA, 00145100830, FALLIMENTO SAPIENZA

COSTRUZIONI SPA DE LUCA FRANCESCA MARIA, MASTROENI SANTI, BARBERA

SANTA, IACOPINO CONCETTINA, PARISI CARMELINA ANNA, TRICOMI ANNA

GIULIA, TRICOMI MARIA LUISA, PARISI CONCETTINA;

– intimati –

Nonchè da:

COMUNE ROCCALUMERA (OMISSIS), in persona del Sindaco pro tempore Avv.

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA R. SCOTT 62,

presso lo studio dell’avvocato ELISABETTA PACE, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANDREA CAMINITI giusta procura a margine del

controricorso e ricorso incidentale;

– ricorrente incidentale –

contro

UNIPOL ASSICURAZIONI SPA già UGF ASSICURAZIONI SPA, in persona del

suo legale rappresentante Dott. GIANNI RAGAZZINI, considerata

domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCO DI PIETRO

giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente all’incidentale –

e contro

L.R.C. (OMISSIS), FALLIMENTO (OMISSIS) SPA,

D.L.F.M., MA.SA., B.S., I.C.,

P.C.A., T.A.G., T.M.L.,

PA.CO.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 530/2011 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 15/11/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

24/06/2016 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA CIRILLO;

udito l’Avvocato WALTER CASSOLA per delega;

udito l’Avvocato ANDREA CAMINITI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PATRONE Ignazio che ha concluso per l’accoglimento del ricorso

principale e per l’inammissibilità del ricorso del Comune.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il Comune di Roccalumera stipulò una convenzione con la s.p.a. (OMISSIS) relativa alla lottizzazione di un’area edificabile, con la quale si impegnò a rilasciare concessioni edilizie per la costruzione di una serie di corpi di fabbrica e detta società si impegnò a realizzare le opere di urbanizzazione primaria, nonchè a costruire un auditorium. La società Sapienza stipulò poi una polizza fideiussoria con la s.p.a. Unipol Assicurazioni in favore del Comune di Roccalumera, a garanzia di tutti gli obblighi di lottizzazione assunti.

Realizzata solo una parte dei lavori, i quali vennero poi abbandonati, il Comune convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Messina, la s.p.a. Unipol Assicurazioni chiedendo che fosse condannata al pagamento di quanto stabilito nella polizza fideiussoria suindicata.

Si costituì in giudizio la società assicuratrice, chiedendo il rigetto della domanda ed ottenendo di essere autorizzata a chiamare in causa i singoli lottizzanti, i quali solo in parte si costituirono (fra questi, L.R.C.).

Espletata una c.t.u., il Tribunale accolse in parte la domanda del Comune e condannò la società di assicurazione al pagamento della somma di Euro 148.257,91, risultante dalla differenza tra la somma assicurata e quella corrispondente alle opere effettivamente realizzate. Il Tribunale dichiarò poi anche che tutti i chiamati in causa erano tenuti solidalmente a garantire e rivalere la società Unipol dopo l’avvenuto pagamento in favore del Comune di Roccalumera.

2. La pronuncia è stata appellata in via principale da alcuni dei lottizzanti fra i quali L.R.C., ed in via incidentale dal Comune e dalla società Unipol, frattanto divenuta la s.p.a. UGF.

La Corte d’appello di Messina, con sentenza del 15 novembre 2011, in riforma di quella di primo grado, ha accolto in parte l’appello incidentale della s.p.a. UGF, dichiarando che tutti i lottizzanti erano tenuti direttamente al rimborso delle somme pagate dalla detta società al Comune, ivi compreso il Fallimento della società (OMISSIS); ha confermato nel resto la sentenza di primo grado ed ha condannato il Comune al pagamento delle spese del grado in favore della società UGF.

2.1. Per quanto interessa in questa sede, la Corte territoriale ha rilevato che l’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata da alcuni dei lottizzanti, fra i quali L.R.C., era infondata, perchè l’assunzione, da parte del proprietario di un terreno, degli oneri relativi alle opere di urbanizzazione costituisce un’obbligazione propter rem, la quale deve essere adempiuta non solo da chi ha stipulato la convenzione con il Comune, ma anche dagli eventuali soggetti diversi che hanno richiesto la concessione edilizia. Tutti i lottizzanti, pertanto, erano da ritenere solidalmente obbligati al pagamento degli oneri di urbanizzazione, per cui la società di assicurazione avrebbe potuto, dopo aver compiuto il pagamento, agire in surrogazione nei confronti degli stessi.

2.2. In ordine all’appello incidentale della s.p.a. UGF, accolto nei termini suindicati, la Corte d’appello ha ritenuto infondato il motivo di gravame col quale si chiedeva che fosse riconosciuta l’estinzione della polizza fideiussoria ai sensi degli artt. 1955 e 1957 c.c., rilevando, tra l’altro, che nella specie si trattava di contratto autonomo di garanzia e non di vera e propria fideiussione.

2.3. Quanto, invece, all’appello incidentale del Comune di Roccalumera, la Corte l’ha respinto, rilevando che dal complesso delle espressioni usate dalle parti non vi erano dubbi sul fatto che la garanzia prestata comprendeva solo l’importo necessario per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria (e non anche quelle di urbanizzazione secondaria), nè si poteva ipotizzare che quella limitazione fosse dovuta ad una svista del compilatore del modulo.

3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Messina propone ricorso principale L.R.C. con atto affidato a due motivi.

Resiste il Comune di Roccalumera con controricorso contenente ricorso incidentale affidato a tre motivi e supportato da memoria.

La società Unipol resiste con separati controricorsi ad entrambi i ricorsi.

Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Ricorso principale.

1. Con il primo motivo del ricorso principale si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4) e 5), nullità della sentenza per erronea e carente motivazione in relazione al mancato accoglimento dell’eccezione di difetto di legittimazione passiva.

Osserva la ricorrente di aver eccepito in primo e in secondo grado il proprio difetto di legittimazione passiva, sul rilievo che, con atto pubblico di permuta del 4 novembre 1986 (prodotto in atti), ella aveva trasferito la proprietà ed il possesso del terreno alla (OMISSIS) s.p.a.; da tanto dovrebbe derivare il riconoscimento della sua estraneità rispetto al pagamento degli oneri di urbanizzazione, posto che la natura di obbligazione propter rem non esclude la completa estraneità di chi sia ormai fuori dal piano di lottizzazione.

2. Con il secondo motivo del ricorso principale si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4) e 5), violazione dell’art. 100 c.p.c. sempre in ordine al mancato accoglimento dell’eccezione di difetto di legittimazione passiva.

Il motivo, connesso al precedente, ne ribadisce in parte le considerazioni ed aggiunge che la cessione del bene implica l’estraneità rispetto agli obblighi assunti con la convenzione di lottizzazione.

3. I due motivi di ricorso, da trattare congiuntamente in considerazione dell’evidente connessione tra loro esistente, sono entrambi inammissibili.

Come hanno affermato le Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza 3 novembre 2011, n. 22726, nel giudizio di cassazione l’onere del ricorrente, di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4), così come modificato del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 7 di produrre, a pena di improcedibilità del ricorso, “gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda” è soddisfatto, sulla base del principio di strumentalità delle forme processuali, quanto agli atti e ai documenti contenuti nel fascicolo di parte, anche mediante la produzione del fascicolo nel quale essi siano contenuti e, quanto agli atti e ai documenti contenuti nel fascicolo d’ufficio, mediante il deposito della richiesta di trasmissione di detto fascicolo presentata alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata e restituita al richiedente munita di visto ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 3, ferma, in ogni caso, l’esigenza di specifica indicazione, a pena di inammissibilità ex art. 366 c.p.c., n. 6), degli atti, dei documenti e dei dati necessari al reperimento degli stessi.

Tale orientamento, al quale la presente decisione intende dare continuità, è stato già più volte confermato dalle sentenze successive (v., da ultimo, la sentenza 11 gennaio 2016, n. 195, della Sezione Lavoro).

Facendo applicazione di questo principio, l’odierno ricorso principale è inammissibile perchè la ricorrente – nel censurare la sentenza della Corte d’appello in quanto non avrebbe considerato l’atto pubblico di permuta del 4 novembre 1986 col quale ella aveva trasferito la proprietà ed il possesso del terreno alla (OMISSIS) s.p.a. – si è limitata genericamente a richiamare tale atto, senza specificare se e dove esso sia concretamente esaminabile da questa Corte al fine di vagliare la fondatezza della censura. L’atto di cessione suindicato viene riportato solo in minima parte, limitandosi per il resto il ricorso a far presente che il documento è “prodotto in atti”, secondo una tecnica di formulazione non rispettosa dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6).

Il ricorso principale, pertanto, è inammissibile. Ricorso incidentale.

4. Occorre innanzitutto rilevare che la società Unipol, nel proprio controricorso relativo al ricorso del Comune di Roccalumera, ha eccepito l’inammissibilità di quest’ultimo per tardività; a tale conclusione la società assicuratrice è pervenuta sul rilievo che, trattandosi di ricorso incidentale tardivo non in senso stretto, non potrebbe trovare applicazione, nella specie, l’art. 334 c.p.c., comma 1.

4.1. Rileva la Corte che tale eccezione è fondata.

Vanno compiute, al riguardo, le seguenti osservazioni.

La giurisprudenza di questa Corte ha più volte affermato che le regole dell’art. 334 c.p.c. – norma che consente l’impugnazione incidentale tardiva nei confronti di qualsiasi capo della sentenza impugnata ex adverso (per svolgere, cioè, ragioni di impugnazione ulteriori, anche se, eventualmente, comuni alla posizione della parte impugnante in via principale) – è applicabile solo all’impugnazione incidentale in senso stretto, che si identifica con quella proveniente dalla parte contro la quale è stata proposta l’impugnazione principale o che sia stata chiamata ad integrare il contraddittorio, ai sensi dell’art. 331 c.p.c., e non è, pertanto, estensibile all’impugnazione incidentale di tipo adesivo (ossia a quella diretta a chiedere la riforma della sentenza per gli stessi motivi già fatti valere con l’impugnazione principale), che resta soggetta ai termini ordinari (v., tra le altre, le sentenze 10 marzo 2008, n. 6284, e 7 ottobre 2015, n. 20040). E’ stato altresì affermato da questa Corte che nelle cause scindibili l’appello incidentale tardivo, pur potendo investire capi diversi da quelli impugnati in via principale, non può determinare un’estensione soggettiva del giudizio e non può, pertanto, essere proposto contro parti diverse da quelle che hanno proposto l’impugnazione in via principale, nei confronti delle quali deve ritenersi formato il giudicato interno (v. la sentenza 21 luglio 2015, n. 15292, nonchè, in relazione a fattispecie diverse, la sentenza 21 gennaio 2014, n. 1120, e l’ordinanza 28 aprile 2014, n. 9369).

4.2. Il Comune di Roccalumera, nel proprio controricorso contenente il ricorso incidentale, ha specificato (p. 9) in modo esplicito di non essere interessato alle sorti del ricorso principale proposto da L.R.C. e si è costituito nei confronti di questo, solo per proporre ricorso incidentale nei confronti di un’altra parte (cioè la società Unipol) e per questioni del tutto diverse ed indipendenti da quelle discusse nel ricorso principale. Ne consegue che, non sussistendo alcuna connessione tra il ricorso principale e quello incidentale – nel senso che quest’ultimo non può dirsi in alcun modo proposto in conseguenza delle censure poste col ricorso principale – il ricorso incidentale doveva essere proposto tempestivamente, nel rispetto dei termini di cui all’art. 325 codice di rito.

Si tratta quindi di stabilire se il ricorso incidentale del Comune di Roccalumera, notificato in data 1 giugno 2012, sia o meno tempestivo, tenendo presente che la sentenza impugnata è stata depositata il 15 novembre 2011 ma che la stessa risulta notificata a cura della società Unipol, in data 29 febbraio 2012, all’avv. Ettore Fleres nella qualità di difensore di L.R.C.. La società Unipol, nell’eccepire la tardività del ricorso incidentale, ha richiamato infatti (p. 13) la data del 29 febbraio 2012 di notifica della sentenza di appello, rilevando che il ricorso incidentale avrebbe dovuto essere proposto entro il 30 aprile 2012.

Osserva la Corte che nel fascicolo non è stata reperita la prova che la sentenza sia stata notificata anche al Comune di Roccalumera nella stessa data in cui fu notificata a L.R.C.. Tuttavia, fermo il principio per cui è la parte a dover dare conto della tempestività dell’impugnazione da lei proposta (v. le sentenze 23 febbraio 1993, n. 2211, e 21 aprile 2004, n. 7660), nel caso di specie il difensore del Comune – che nulla ha detto sul punto nella memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c. – all’udienza di discussione davanti a questa Corte ha rilevato che il termine per il ricorso non potrebbe decorrere dalla data di notifica suindicata, con ciò implicitamente confermando che tale notifica vi fu, nella data del 29 febbraio 2012. Da tanto consegue che la notifica del ricorso incidentale in data 1 giugno 2012 era irrimediabilmente tardiva, con conseguente inammissibilità di tale impugnazione.

5. In conclusione, sono dichiarati inammissibili tanto il ricorso principale che quello incidentale.

A tale esito segue la condanna di entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di cassazione nei confronti della parte controricorrente Unipol s.p.a., liquidate ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55, sopravvenuto a regolare i compensi professionali.

Sono compensate le spese del giudizio di cassazione tra ricorrente principale e ricorrente incidentale.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso principale e quello incidentale e condanna entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di cassazione nei confronti della parte controricorrente Unipol s.p.a., liquidate per ciascuno in complessivi Euro 4.200, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge; compensa integralmente le spese del giudizio di cassazione tra L.R.C. ed il Comune di Roccalumera.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Terza Sezione Civile, il 24 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 19 ottobre 2016

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