Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21082 del 13/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 13/10/2011, (ud. 19/04/2011, dep. 13/10/2011), n.21082

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – est. Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. FERRARA Ettore – Consigliere –

Dott. POLICHETTI Renato – rel. Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 31582/2006 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

R.A.L., elettivamente domiciliata in ROMA VIA LUDOVISI

35, presso lo studio dell’avvocato COZZI ARIELLA, rappresentata e

difesa dall’avvocato BALDASSINI Rocco, giusta delega a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 809/2005 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

LATINA, depositata il 02/11/2005;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

19/04/2011 dal Consigliere Dott. RENATO POLICHETTI;

udito per il ricorrente l’Avvocato GIACOBBE, che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CENICCOLA Raffaele, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

A seguito di p.v.c. elevato dalla G.d.F. di Anagni l’Ufficio IVA di Frosinone notificava alla sig.ra R.A.L. tre avvisi di accertamento afferenti gli anni 1991, 1992, 1993 per il recupero delle maggiori somme dovute oltre che per la comminatoria delle previste penalità.

La contribuente impugnava i tre avvisi di accertamento.

Successivamente l’Ufficio IVA notificava alla contribuente tre avvisi di irrogazione sanzioni che si rendevano definitivi per mancata impugnazione.

L’Ufficio quindi provvedeva ad iscrivere a ruolo gli importi delle sanzioni ed all’iscrizione seguiva cartella esattoriale emessa dal competente concessionario.

Proponeva impugnazione la contribuente con esito positivo avanti ad entrambe le Commissioni di merito.

Per la cassazione della sentenza della C.T.R. propone ricorso, fondato su unico motivo l’Agenzia delle Entrate.

Resiste con controricorso R.A.L..

Diritto

Con l’unico mezzo di cassazione l’Avvocatura dello Stato deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, comma 2, lett. c, art. 19, comma 3 e art. 21, comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5. Assume l’Agenzia delle Entrate che erroneamente la C.T.R. non ha considerato che il ricorso avverso la cartella esattoriale era incentrato non già su vizi propri della cartella ma mirava a rimettere in discussione l’avviso di irrogazione delle sanzioni ormai intangibile perchè non opposto nei termini.

Il motivo è fondato.

Invero non può condividersi il ragionamento esplicitato dalla C.T.R. secondo la quale essendo gli atti di irrogazione sanzioni accessori rispetto agli, avvisi di accertamento, non potevano mantenere autonoma valenza una volta che fossero stati annullati gli accertamenti.

Invero il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19, al comma 3 stabilisce che ognuno degli atti impugnabili può essere impugnato solo per vizi propri, potendosi impugnare attraverso l’impugnazione dell’atto successivo solo gli atti presupposti che non siano stati notificati.

Nella specie non risulta che gli avvisi di irrogazione sanzioni non fossero stati notificati sicchè l’impugnazione della cartella per vizi non suoi propri avrebbe dovuto essere dichiarata inammissibile essendosi resi definitivi gli avvisi di irrogazione sanzioni. (Cass. civ. 23.12.2005 n 28680; Cass. civ. 24.04.2002 n. 6029).

Il ricorso va pertanto accolto l’impugnata sentenza va cassata e non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto va respinto il ricorso introduttivo del giudizio.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e decidendo ex art. 384 c.p.c., respinge il ricorso introduttivo; condanna la controricorrente al pagamento delle spese di giudizio che liquida per il 1^ grado in complessive Euro 600,00 di cui Euro 400,00 per onorari e per il secondo grado in complessive Euro 600,00 di cui Euro 400,00 per onorari e per il giudizio di legittimità in Euro 1.400,00 per onorario oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta Civile, il 19 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 13 ottobre 2011

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