Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21060 del 07/08/2019

Cassazione civile sez. trib., 07/08/2019, (ud. 20/09/2018, dep. 07/08/2019), n.21060

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina Anna Piera – Consigliere –

Dott. BERNAZZANI Paolo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12250-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

L.V., elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA DI

SPAGNA N. 15, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO MARIA

SALERNO, rappresentato e difeso dall’avvocato GIOVANNI FERRAU’,

giusta delega a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 149/2011 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

CATANIA, depositata il 28/03/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/09/2018 dal Consigliere Dott. PAOLO BERNAZZANI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERGIO DEL CORE che ha concluso per l’accoglimento per quanto di

ragione del ricorso;

udito per il ricorrente l’Avvocato BRUNO DETTORI, che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito per il controricorrente l’Avvocato GIOVANNI FERRAU’, che ha

chiesto il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza n. 149/34/2011, pronunciata il 20.9.2011 e depositata il 28.3.2011, non notificata, la CTR della Sicilia rigettò l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di L.V. avverso la sentenza di primo grado della CTP di Catania, che aveva accolto il ricorso del contribuente avverso avviso di accertamento per l’anno 1997 ai fini Irpef per redditi di partecipazione, conseguenti all’accertamento di maggiori redditi non dichiarati dalla società di persone “S.L.S. Agriserre Società Semplice di L.V. & C.”, della quale il L. risultava socio.

Tale avviso di accertamento era fondato sul ritenuto esercizio, da parte della società, di attività produttiva di reddito di impresa ex art. 51 t.u.i.r. e non soltanto di reddito fondiario e agrario, avendo la stessa optato, sia ai fini Iva sia ai fini delle imposte sui redditi, per il regime di contabilità ordinaria e rinunciato al regime di esonero dagli adempimenti contabili previsto per i produttori agricoli; inoltre, la medesima compagine, in risposta ad un questionario inviatole, aveva fornito documentazione dalla quale emergeva l’esercizio di attività eccedente i limiti di quella propriamente agricola ed avente natura commerciale.

Avverso la sentenza della CTR l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi.

Il contribuente si è costituito mediante controricorso, depositando, altresì, memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente, in conformità all’indirizzo consolidato di questa Corte, secondo cui l’accertamento del vizio di difetto dell’integrità del litisconsorzio necessario sul piano sostanziale riveste carattere di pregiudizialità assoluta (cfr. Cass. sez. 1, 15 maggio 2001, n. 6666; Cass. sez. lav. 14 gennaio 2003, n. 432), deve essere rilevata d’ufficio la nullità della sentenza impugnata e dell’intero procedimento per violazione del litisconsorzio necessario originario.

Deve, infatti, rilevarsi che, nella specie, si controverte in materia di avviso di accertamento ai fini Irpef ed Ilor in relazione al reddito di partecipazione conseguito dal contribuente nella sua qualità di socio della predetta compagine sociale e che, come risulta dagli atti, il giudizio si è svolto sin dal primo grado senza che sia stata effettuata la necessaria integrazione del contraddittorio con riferimento alla società “S.L.S. Agriserre Società Semplice di L.V. & C.” ed a tutti gli altri soci della stessa (identificati, sulla base degli atti, in L.N., S.L. e Sa.Lu.).

In tale prospettiva, secondo l’orientamento espresso dalle Sezioni unite di questa Corte, l’unitarietà dell’accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società di persone e delle associazioni di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 5 e dei soci delle stesse e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili ed indipendentemente dalla percezione degli stessi, comporta che il ricorso tributario proposto, anche avverso un solo avviso di rettifica, da uno dei soci o dalla società riguarda inscindibilmente sia la società che tutti i soci – salvo il caso in cui questi prospettino questioni personali -, sicchè tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso procedimento e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi; siffatta controversia, infatti, non ha ad oggetto una singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì gli elementi comuni della fattispecie costitutiva dell’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, con conseguente configurabilità di un caso di litisconsorzio necessario originario. Conseguentemente, il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati impone l’integrazione del contraddittorio ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 14, (salva la possibilità di riunione ai sensi del successivo art. 29) ed il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari è affetto da nullità assoluta, rilevabile in ogni stato e grado del procedimento, anche di ufficio. (cfr. Cass. Sez. U, 04/06/2008, n. 14815); Cass. sez. 6, 14/12/2012, n. 23096; Cass. sez. 6 – 5, 28/11/2014, n. 25300).

2. In tale prospettiva, va aggiunto che, nella specie, neppure risultano integrati i presupposti individuati dalla giurisprudenza di questa Corte affinchè, pur in presenza di cause decise separatamente nel merito e relative, rispettivamente, alla rettifica del reddito di una società di persone ed alla conseguente automatica imputazione dei redditi stessi a ciascun socio, non debba essere dichiarata alcuna nullità per violazione del litisconsorzio necessario e del principio del contraddittorio, ma vada unicamente disposta la riunione dei procedimenti; presupposti che ricorrono quando la complessiva fattispecie, oltre che dalla piena consapevolezza di ciascuna parte processuale dell’esistenza e del contenuto dell’atto impositivo notificato alle altre parti e delle difese processuali svolte dalle stesse, sia caratterizzata dall’identità oggettiva, quanto a “causa petendi”, dei ricorsi; dalla simultanea proposizione degli stessi avverso il sostanzialmente unitario avviso di accertamento costituente il fondamento della rettifica delle dichiarazioni sia della società che di tutti i suoi soci, con identità di difese; dalla simultanea trattazione degli afferenti processi innanzi ad entrambi i giudici del merito; infine, dall’identità sostanziale delle decisioni adottate da tali giudici. In tal caso, invero, secondo la giurisprudenza in esame, la ricomposizione dell’unicità della causa attua il diritto fondamentale ad una ragionevole durata del processo (ex artt. 111 Cost., comma 2, Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, artt. 6 e 13), evitando che con la (altrimenti necessaria) declaratoria di nullità ed il conseguente rinvio al giudice di merito, si determini un inutile dispendio di energie processuali per conseguire l’osservanza di formalità superflue, perchè non giustificate dalla necessità di salvaguardare il rispetto effettivo del principio del contraddittorio (v. ex plurimis, Cass. sez. 5, 18/02/2010, n. 3830).

Nella specie, come evidenziato, non ricorrono le condizioni sopra enucleate, in quanto dagli atti risulta carente il requisito del simultaneus processus nei gradi di merito, posto che l’autonomo procedimento originato dal ricorso della società contro l’avviso di accertamento nei suoi confronti, nel quale si sono costituiti anche i soci ed il presente procedimento, originato dal ricorso del L., hanno avuto un diverso e separato iter processuale, essendo stati trattati e decisi in primo grado ed in appello con sentenze di diverse sezioni della C.T.R. ed in epoche differenti (quanto alla società, deve farsi riferimento alla sentenza della CTP n. 619/12/06 del 14.12.2006 ed alla sentenza della CTR n. 53/18/10 del 18/22.2.2010; quanto al L., alla sentenza della CTP n. 605/02/2007 del 25.9/16.10.2007 ed alla sentenza della CTR n. 149/34/11 del 20.9.2010/28.3.2011).

3. Da quanto osservato consegue la nullità della decisione impugnata e dell’intero processo; la sentenza impugnata, pertanto, deve essere cassata con rinvio alla C.T.P. di Roma.

Considerato lo sviluppo processuale della vicenda nonchè la circostanza che il consolidamento dell’orientamento giurisprudenziale richiamato è successivo alla proposizione del ricorso introduttivo, si dispone la compensazione delle spese dell’intero processo fin qui svolto.

P.Q.M.

La Corte, pronunciando sul ricorso, dichiara la nullità del giudizio di primo e di secondo grado. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.T.P. di Catania, in diversa composizione. Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 20 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 7 agosto 2019

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