Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21055 del 11/09/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 11/09/2017, (ud. 03/05/2017, dep.11/09/2017),  n. 21055

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAMMONE Giovanni – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26805/2011 proposto da:

A.F., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA DI VEROLI MANLIO 2/4, presso lo studio dell’avvocato RUGGERO

MARIA GENTILE, rappresentata e difesa dall’avvocato PAOLO MACCHION,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

E.N.P.A.C.L. ENTE NAZIONALE PREVIDENZA ASSISTENZA CONSULENTI LAVORO

C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE G. MAZZINI 140, presso lo

studio dell’avvocato FORTUNATO VITALE, che la rappresenta e difende,

giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 814/2011 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 01/08/2011 R.G.N. 790/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/05/2017 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato MACCHION PAOLO;

udito l’Avvocato VITALE FORTUNATO.

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La Corte di appello di Torino, con sentenza del 1 agosto 2011, in accoglimento del gravame svolto dall’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per i Consulenti del Lavoro, respingeva l’originaria domanda svolta da A.F., quale vedova superstite di B.G., volta ad ottenere la riliquidazione della pensione indiretta tenendo conto dei contributi versati dal coniuge, in misura piena anzichè in misura ridotta, per gli anni dal 1976 al 1979, nonostante l’iscrizione ad altra forma di previdenza obbligatoria.

2. Per la Corte territoriale, la disposizione della L. n. 1100 del 1971, art. 28, comma 1 – che prevedeva il versamento dei contributi in misura ridotta per gli iscritti soggetti ad altra forma di previdenza obbligatoria aveva introdotto un obbligo, e non una mera facoltà, con disposizione insuscettibile di altre interpretazioni, anche alla luce della normativa successiva.

3. Avverso tale sentenza ricorre A.F., con ricorso affidato ad un motivo con il quale, deducendo violazione di legge (L. 23 novembre 1971, n. 1100, art. 28,L. 5 agosto 1991, n. 249, art. 12), si duole che la Corte di merito non abbia ritenuto il versamento in misura ridotta espressione di una mera facoltà in capo all’iscritto alla Cassa, contestualmente iscritto ad altra forma di previdenza obbligatoria, ancor più tenuto conto delle successive disposizioni, introdotte con la L. n. 249 del 1991, che, prevedendo per l’iscritto la possibilità di chiedere il dimezzamento, presupponeva vigente il regime della contribuzione intera con facoltà di riduzione, regola alla luce della quale andava interpretata la norma anteriore per chiarirne il contenuto; censura, inoltre, l’opzione interpretativa fatta propria dalla sentenza impugnata perchè reputata non conforme ai principi costituzionali fissati dagli artt. 3 e 38 Cost..

4. L’E.N.P.A.C.L. ha resistito con controricorso, ulteriormente illustrato con memoria.

5. Il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

6. Questa Corte, con sentenza 2 luglio 2015, n. 13610 è già intervenuta a chiarire, nel regime della L. 23 novembre 1971, n. 1100, l’obbligatorietà del dimezzamento del contributo per gli iscritti all’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per i Consulenti del Lavoro soggetti ad altra forma di previdenza obbligatoria, con orientamento al quale il Collegio intende dare continuità, riaffermando la regola della facoltatività del dimezzamento del contributo solo nel vigore della sopravvenuta L. 5 agosto 1991, n. 249.

7. La citata L. n. 1100 del 1071, art. 28, istitutiva dell’Ente di previdenza ed assistenza a favore dei consulenti del lavoro, ha previsto, che: “Per l’iscritto soggetto ad altra forma di previdenza obbligatoria nel periodo di iscrizione all’ente, il contributo personale stabilito per la gestione invalidità, vecchiaia e superstiti è ridotto alla metà…Il titolare di pensione diretta a carico della gestione invalidità, vecchiaia e superstiti dell’ente, iscritto all’albo, è tenuto a versare la metà del contributo personale stabilito per la gestione medesima”.

8. E’ poi intervenuto la L. 5 agosto 1991, n. 249, art. 12, comma 4, con disposizione del seguente tenore: “L’iscritto ad altra forma di previdenza obbligatoria può chiedere la riduzione alla metà del contributo soggettivo di cui al comma 1, in relazione ai periodi di iscrizione ad altro ente di previdenza. Tale facoltà deve essere esercitata entro trenta giorni dalla suddetta iscrizione e, entro uguale termine, deve essere data comunicazione all’Ente della cessata iscrizione ad altro ente. L’omissione di tale comunicazione comporta, oltre al versamento del saldo contributivo, anche la corresponsione delle maggiorazioni per ritardato pagamento”.

9. Tale disposizione deve ritenersi applicabile solo alle iscrizioni future (e successive all’entrata in vigore della legge) e non anche a quelle precedenti, già rette dalla regola del dimezzamento ai sensi della L. n. 1100 del 1971, citato art. 28.

10. Come esattamente argomentato dalla sentenza impugnata, il quinto comma del citato art. 12 richiama della L. n. 1100 del 1971, art. 28, come autonoma disposizione, applicabile anche nella vigenza della normativa introdotta nel 1991.

11. Il Legislatore del 1991 ha introdotto, come ipotesi normale, il versamento integrale del contributo e disciplinato la facoltà di chiedere il versamento in misura ridotta, regolamentandone l’esercizio, e ciò esclude la possibilità di attribuire valore meramente interpretativo, in difetto, peraltro, di qualsivoglia riferimento letterale che aiuti l’interprete in tal senso e in considerazione del considerevole intervallo temporale con la disposizione della quale avrebbe dovuto chiarire la portata.

12. Non ha introdotto, la normativa del 1991, una mera procedimentalizzazione, posto che se la regola della facoltatività fosse già stata presente nell’ordinamento, sarebbe stato sufficiente introdurre solo disposizioni concernenti la regolazione del procedimento per il versamento alla Cassa dei contributi.

13. Neppure possono trarsi argomenti, a favore della diversa tesi prospettata dalla parte ricorrente, attingendo dai sistemi previdenziali di altre categorie di liberi professionisti (in particolare viene evocato il diritto degli ingegneri ed architetti, già assoggettati ad altra forma di previdenza obbligatoria, L. n. 179 del 1958, ex art. 23, alla riduzione della quota individuale), considerato che le norme che limitano il diritto alle prestazioni previdenziali trovano fondamento nel principio secondo il quale i sistemi previdenziali dei liberi professionisti sono informati ad autonomia in relazione alle peculiarità di ogni categoria ed alle esigenze di equilibrio finanziario delle relative gestioni (v., tra le altre, Cass. 24/05/2004, n. 9941 che, richiamando Corte Cost., sentt. n. 404 del 2000 e n. 88 del 1995, ord. n. 369 del 1995, ha già escluso un vulnus al canone di ragionevolezza e al principio di uguaglianza).

14. Il ricorso va rigettato.

15. Le spese del giudizio vanno compensate, in considerazione della problematicità della questione dibattuta nell’interpretazione del progressivo assetto legislativo.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso; spese compensate.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 3 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 settembre 2017

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