Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21051 del 02/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 02/10/2020, (ud. 10/09/2020, dep. 02/10/2020), n.21051

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – rel. Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16879-2019 proposto da:

R.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MERULANA 234,

presso lo studio dell’avvocato DELLA VALLE CRISTINA, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato CANOVI FRANCESCA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE SONDRIO;

– intimati –

avverso la sentenza n. 5089/6/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 22/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/09/2020 dal Consigliere Relatore Dott. ESPOSITO

ANTONIO FRANCESCO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

Con sentenza in data 22 novembre 2018 la Commissione tributaria regionale della Lombardia accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la decisione della Commissione tributaria provinciale di Sondrio nella parte in cui aveva accolto il ricorso proposto da R.M. contro intimazione di pagamento emessa a seguito del mancato pagamento della cartella di pagamento emessa ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis in esito al controllo formale della dichiarazione IVA presentata dalla contribuente per l’anno d’imposta 2003. Riteneva la CTR che il termine di prescrizione decennale nella specie applicabile, trattandosi di credito iscritto a ruolo avente efficacia di titolo esecutivo, era stato interrotto dalla notifica dell’intimazione di pagamento.

Avverso la suddetta sentenza la contribuente ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un motivo.

Resiste con controricorso l’Agenzia delle entrate.

Sulla proposta del relatore ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio camerale.

La ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

Con unico mezzo la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione dell’art. 2948 c.c. n. 4), artt. 2946 e 2953 c.c., per avere la CTR ignorato che, secondo l’insegnamento delle Sezioni Unite (sentenza n. 23397 del 2016), la prescrizione quinquennale può convertirsi in prescrizione decennale soltanto a seguito di sentenza passata in giudicato ovvero di avviso di accertamento non impugnato, e non quando la pretesa tributaria derivi da mera iscrizione a ruolo in esito a controllo formale della dichiarazione.

Il ricorso è infondato.

Le Sezioni Unite di questa Corte, con sentenza n. 23397 del 2016, hanno affermato che “Il principio, di carattere generale, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c., si applica con riguardo a tutti gli atti in ogni modo denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonchè di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonchè delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Pertanto, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo”.

Va poi rammentato che, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, “In tema di IVA, il credito erariale per la riscossione dell’imposta (a seguito di accertamento divenuto definitivo) è soggetto non già al termine di prescrizione quinquennale previsto dall’art. 2948 c.c., n. 4, “per tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi”, bensì all’ordinario termine di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c., in quanto la prestazione tributaria, attesa l’autonomia dei singoli periodi d’imposta e delle relative obbligazioni, non può considerarsi una prestazione periodica, derivando il debito, anno per anno, da una nuova ed autonoma valutazione in ordine alla sussistenza dei presupposti impositivi” (da ultimo, Cass. n. 33266 del 2019).

Nel caso in esame, la cartella di pagamento, emessa ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis in esito a controllo formale della dichiarazione IVA presentata dalla contribuente per l’anno d’imposta 2003, è stata notificata l’11 dicembre 2006, mentre l’intimazione di pagamento impugnata risulta notificata in data 16 marzo 2016, prima del decorso del termine di prescrizione decennale, nella specie applicabile.

Pertanto, essendo la CTR pervenuta ad una corretta soluzione della controversia, alla luce dei principi di diritto sopra richiamati, ritenendo che la prescrizione decennale era stata interrotta dalla notifica dell’intimazione di pagamento, la sentenza impugnata deve essere confermata.

Le questioni prospettate dalla ricorrente in memoria, involgenti i termini di decadenza per l’accertamento, si palesano inammissibili, in quanto nuove; esse sono comunque infondate alla stregua delle considerazioni svolte.

Il ricorso va dunque rigettato.

Le spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

Rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento, in favore dell’Agenzia delle entrate, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.300,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 10 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 ottobre 2020

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