Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21023 del 02/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 02/10/2020, (ud. 02/07/2020, dep. 02/10/2020), n.21023

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15800-2019 proposto da:

A.A., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO TRIESTE

10, presso lo studio dell’avvocato BOCCONGELLI EMANUELE, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTENAZIONALE DI ANCONA, in persona

del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di L’AQUILA, depositato il

12/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/07/2020 dal Consigliere Relatore Dott. UMBERTO

LUIGI CESARE GIUSEPPE SCOTTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA e RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte.

Rilevato che:

con decreto del 12 aprile 2019 il Tribunale di L’Aquila – Sezione specializzata in materia di protezione internazionale ha rigettato, a spese compensate, il ricorso presentato da A.A., cittadino nigeriano, avverso la decisione della competente Commissione Territoriale di Ancona, che aveva rigettato la sua richiesta di protezione sussidiaria o umanitaria;

il ricorrente, proveniente dal villaggio di (OMISSIS), in (OMISSIS), aveva narrato di essere stato costretto ad abbandonarlo a causa delle minacce dello zio paterno, che, dopo aver assassinato sua madre nel 2013 e cagionato la morte per infarto di suo padre a causa del dolore, aveva continuato a perseguitarlo per impadronirsi dell’eredità paterna, anche a (OMISSIS), ove si era rifugiato a casa di un amico;

avverso il predetto decreto del 12 aprile 2019, comunicato nella stessa data, ha proposto ricorso per cassazione A.A. con atto notificato il 11 maggio 2019, affidato a unico motivo, al quale ha resistito con controricorso notificato il 21 giugno 2019 l’Amministrazione dell’Interno, chiedendone l’inammissibilità o il rigetto;

dopo la proposta di trattazione in camera di consiglio non partecipata ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il ricorrente ha illustrato con memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2, le proprie difese.

Ritenuto che:

con il motivo il ricorrente lamenta violazione delle norme di diritto che regolano la protezione internazionale, poichè era stata ritenuta l’inattendibilità del richiedente asilo, senza dare piena contezza delle ragioni a sostegno di tale valutazione, e non era stato attribuito il necessario rilievo alla situazione dello Stato di provenienza, caratterizzata da atti di violenza generalizzata che esporrebbero il ricorrente a gravi rischi in caso di rimpatrio, così venendo meno al dovere di cooperazione istruttoria a carico del Tribunale;

il motivo è formulato in modo estremamente generico, tanto che neppure indica le norme di legge asseritamente violate e le ragioni della pretesa violazione;

il vizio genetico dell’atto di impugnazione non è sanabile con le integrazioni, le aggiunte o i chiarimenti contenuti nella memoria di cui all’art. 380 bis c.p.c., comma 2, la cui funzione – al pari della memoria prevista dall’art. 378 c.p.c., sussistendo identità di ratio – è di illustrare e chiarire le ragioni giustificatrici dei motivi debitamente enunciati nel ricorso e non già di integrarli (Sez. 2, n. 30760 del 28/11/2018, Rv. 651598 – 01; Sez. 2, n. 24007 del 12/10/2017, Rv. 645587 – 01; Sez. 1, n. 26332 del 20/12/2016, Rv. 642766 – 01).

Le censure poi non colgono puntualmente la ratio decidendi quanto alla richiesta dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria e non appaiono quindi pertinenti e specifiche, dal momento che il Tribunale ha negato che i fatti riferiti potessero giustificare il riconoscimento della protezione internazionale all’uno e all’altro titolo, salvo comunque dubitare anche della attendibilità e della plausibilità del racconto della vicenda personale del richiedente nella parte di motivazione dedicata alla richiesta di protezione umanitaria;

inoltre la contestazione mossa dal ricorrente circa il giudizio di inattendibilità e implausibilità del racconto della vicenda personale – peraltro basato dal Tribunale su specifiche considerazioni esposte a cavallo delle pagg. 12 e 13 – appare del tutto generica e riversata nel merito;

del pari è sfuggita a censura la specifica affermazione del Tribunale svolta a pag. 12 del decreto, secondo la quale il ricorrente non avrebbe neppure dedotto una situazione di violenza indiscriminata nel Paese di origine, a tacer del fatto che i rischi paventati nulla avevano a che vedere con la fattispecie di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c);

giova ricordare che secondo la giurisprudenza di questa Corte, in tema di protezione internazionale sussidiaria, di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), ove il richiedente invochi l’esistenza di uno stato di diffusa e indiscriminata violenza nel Paese d’origine tale da attingerlo qualora debba farvi rientro, e quindi senza deduzione di un rischio individualizzato, l’attenuazione del principio dispositivo, cui si correla l’attivazione dei poteri officiosi integrativi del giudice del merito, opera esclusivamente sul versante della prova e non su quello dell’allegazione (Sez. 1, n. 13403 del 17/05/2019, Rv. 654166 – 01; Sez. 1, n. 15794 del 12/06/2019, Rv. 654624-01; Sez. 1, n. 21123 del 07/08/2019, Rv. 655294 – 01; Sez. 6 – 1, n. 11312 del 26/04/2019, Rv. 653608 – 01; Sez. 1, n. 11096 del 19/04/2019, Rv. 656870 – 01);

quanto alla richiesta di protezione umanitaria, come si è detto basata su di una storia personale giudicata motivatamente implausibile, il ricorrente non affronta e non confuta, tantomeno in modo puntuale e specifico, neppure l’ulteriore affermazione del Tribunale circa l’insussistenza dei presupposti per la concessione della tutela nella situazione rappresentata;

il ricorrente propone una critica di puro merito relativamente all’accertamento del fatto, inammissibile in sede di legittimità;

ritenuto quindi che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile e che le spese debbano seguire la soccombenza, liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte:

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese in favore del controricorrente, liquidate nella somma di 2.000,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Depositato in Cancelleria il 2 ottobre 2020

 

 

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