Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21019 del 18/10/2016


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Cassazione civile sez. II, 18/10/2016, (ud. 09/06/2016, dep. 18/10/2016), n.21019

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. ORILIA Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4321/2015 proposto da:

Z.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CELIMONTANA 38,

presso lo studio dell’avvocato BENITO PANARITI, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARCO SALBUCCI;

– ricorrente –

contro

ZA.MA., PUBLIGAS VERONA SPA in persona del legale

rappresentante pro tempore;

– intimati –

avverso l’ordinanza n. 1649/2015 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di

ROMA, depositata il 28/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

09/06/2016 dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CAPASSO Lucio, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che il consigliere designato ha depositato, in data 23.3.2016, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.:

“1 Con sentenza n. 14425/2012 depositata il 10.8.2012 questa Corte rigettò i ricorsi proposti contro la sentenza n. 639/2007 della Corte d’Appello di Venezia e, tra essi, anche quello proposto da Z.M..

La sentenza fu impugnata per revocazione dal Z. e questa Corte con ordinanza 1649/2015 del 28.1.2015 ha dichiarato il ricorso inammissibile.

Il Z. ha impugnato anche questa ordinanza mediante ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost..

2. Ad avviso del relatore, il ricorso straordinario avverso l’ordinanza 28.1.2015 di questa Corte deve dichiararsi inammissibile.

L’art. 403 c.p.c., dispone che non può essere impugnata per revocazione la sentenza pronunciata nel giudizio di revocazione aggiungendo, al comma 2, che contro di essa sono ammessi i mezzi di impugnazione ai quali era originariamente soggetta la sentenza impugnata per revocazione.

Nel caso di specie viene proposto un ricorso straordinario ai sensi dell’art. 111 Cost..

Ebbene, il tema dell’impugnabilità delle sentenze che pronunciano sulla revocazione delle decisioni di questa Corte Suprema è stato già affrontato dalla giurisprudenza di legittimità e le sezioni unite hanno affermato il principio di diritto – oggi ribadito – secondo cui, quando è impugnata per revocazione una sentenza o ordinanza della Corte di Cassazione, l’impugnazione non è ammissibile, poichè sulla revocazione pronunciata dalla Cassazione non è ammissibile una nuova impugnazione (Sez. U, Sentenza n. 5055 del 09/03/2006 Rv. 587173).

Stesso principio è applicabile anche con riferimento all’ordinanza emessa con il procedimento in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. e contenente pronunzia di inammissibilità di altro ricorso per revocazione di sentenza della Corte di Cassazione, stante l’identica natura decisoria (Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 27865 del 20/12/2011 Rv. 620970).

Se ne ricava – sulla scorta di tali principi – che la ordinanza della Cassazione 1649/2015 non è suscettibile di nuova revocazione, essendo esauriti i mezzi di impugnazione ordinari.

Non è proponibile neppure il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., giacchè – come pure affermato dalle sezioni unite – questo è un mezzo di impugnazione consentito solo quando l’ordinamento non appresti altri mezzi di impugnazione avverso un provvedimento di merito avente carattere decisorio (Sez. U, Sentenza n. 5055/2006 cit.).

Alla stregua di quanto esposto, il ricorso ad avviso del relatore, si rivela manifestamente infondato”.

Presa visione della documentazione e della memoria depositata ex art. 380 bis, dal ricorrente;

considerato che il Collegio condivide la proposta di definizione contenuta nella relazione ex art. 380-bis c.p.c.;

che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, come già ritenuto in ipotesi analoghe dalle sezioni unite con la citata sentenza 5055/2006 e da altre pronunce delle sezioni semplici (Sez. Lavoro n. 5294/2014, RV 629665);

considerato in aggiunta che, secondo l’interpretazione dell’art. 111 Cost., comma 7, data dalla Corte Costituzionale, da tale previsione discende la necessità di assicurare quella che viene definita l'”effettività del giudizio di Cassazione”, ritenendo che le parti abbiano un vero e proprio “diritto al processo in Cassazione” e che il controllo di legittimità va considerato un “rimedio costituzionalmente imposto”. In altre parole, “il presidio costituzionale – il quale è testualmente rivolto ad assicurare il controllo sulla legalità del giudizio (a ciò riferendosi, infatti, l’espresso richiamo al paradigmatico vizio di violazione di legge) – contrassegna il diritto a fruire del controllo di legittimità riservato alla Corte Suprema, cioè il diritto al processo in cassazione”, (v. Corte Costituzionale, sentenze. n. 207 del 2009, n. 395 del 2000). Da quanto detto consegue che tale rimedio non è esperibile quando il controllo di legittimità sull’oggetto del giudizio sia già stato svolto dalla Corte di Cassazione, come è avvenuto nel caso in esame nel quale questa Corte si è pronunciata sul diritto oggetto di causa ed in tale sede ha esercitato il controllo di legittimità sulla pronuncia della Corte d’Appello. In tal caso, deve infatti prevalere l’esigenza espressa dall’art. 111 Cost., comma 2, di assicurare che in tempi ragionevoli il processo giunga a conclusione (cfr. Sez. L, Sentenza n. 5294 del 2014 cit.);

ritenuto che il mancato svolgimento di attività difensiva della controparte in questa sede esonera il Collegio dal provvedere sulle spese;

considerato che il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sicchè sussistono le condizioni per dare atto ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto del T.U. di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione;

ritenuto, infine, che per i contenuti del ricorso e della memoria difensiva si rende opportuna la trasmissione, con separata ordinanza, degli atti del presente procedimento al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Venezia per le opportune valutazioni circa l’osservanza del dovere di probità e la conformità alla dignità ed al decoro della professione prescritto dall’art. 88 c.p.c. (cfr. Sez. 1, Sentenza n. 11978 del 08/08/2003 Rv. 565802 sul dovere di segnalazione con separata ordinanza).

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 9 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 ottobre 2016

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