Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21001 del 12/10/2011

Cassazione civile sez. VI, 12/10/2011, (ud. 22/09/2011, dep. 12/10/2011), n.21001

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 479-2011 proposto da:

RESIDENCE PARADISE SRL (OMISSIS), in persona dell’amministratore

unico, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA BAINSIZZA 1, presso

lo studio dell’avvocato VITTOZZI FRANCESCO (studio legale Mellini),

rappresentata e difesa dagli avvocati NOBILE BIAGIO, GAETANO SANSONE

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

S.V.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, LARGO MESSICO 6, presso lo studio dell’avvocato MELUCCO ANDREA,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato STEFANELLI

GIANFRANCO giusta mandato a margine della memoria difensiva;

– resistente –

avverso l’ordinanza n. 1532/2010 R.G. del TRIBUNALE di BRINDISI,

depositata il 26/11/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/09/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTA VIVALDI;

è presente il P.G. in persona del Dott. ROSARIO GIOVANNI RUSSO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto quanto segue:

La Residence Paradise srl ha proposto istanza di regolamento di competenza avverso l’ordinanza del 26 novembre 2010, con la quale il Tribunale di Brindisi ha dichiarato la continenza fra il giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo emesso dallo stesso tribunale in favore di S.V.A. ed a carico della Residence Paradise srl e quello di accertamento del credito relativo allo stesso rapporto, promosso davanti al tribunale di Brindisi – sezione distaccata di Ostuni “rimesso agli atti del Presidente del tribunale rientrando la causa negli affari alla cui trattazione è deputata la sede centrale del Tribunale di Brindisi”; fissando il termine per la riassunzione.

La ricorrente contesta il provvedimento e chiede che la Corte dichiari: 1) la competenza funzionale ed inderogabile del giudice dell’opposizione, b) il vizio di omessa pronuncia, c) la nullità del decreto ingiuntivo opposto perchè emesso da giudice incompetente.

Al ricorso per regolamento ha resistito con memoria lo S. che chiede anche accertarsi l’erroneità dell’ordinanza in esame, con conseguente nullità del provvedimento, versandosi in ipotesi di procedimenti pendenti davanti allo stesso ufficio.

Essendo stata disposta la trattazione con il procedimento ai sensi dell’art. 380-ter c.p.c., il Pubblico Ministero ha depositato le sue conclusioni scritte, che sono state notificate agli avvocati delle parti costituite, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

Considerato quanto segue:

Va, in primo luogo, rilevato che le sezioni distaccate di tribunale costituiscono articolazioni interne del medesimo ufficio giudiziario di tribunale ed, in quanto tali, prive di rilevanza esterna; con la conseguenza che i rapporti tra sede principale e sezione distaccata non possono mai dare luogo a questioni di competenza (v. anche Cass. ord. 11.9.2010 n. 19411; cass. ord. 21.12.2007 n. 27100; cass. ord. 31.5.2005 n. 11572).

Alla luce di questo principio va esaminato il provvedimento impugnato.

il Tribunale di Brindisi, con l’ordinanza in questa sede impugnata, ha dichiarato la continenza fra il giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo emesso dallo stesso tribunale in favore di S.V. A. ed a carico della Residence Paradise srl e quello di accertamento del credito relativo allo stesso rapporto, promosso davanti al tribunale di Brindisi – sezione distaccata di Ostuni, pendente fra le stesse parti.

Ma il provvedimento di continenza così emesso non è corretto.

Infatti, – come già detto – costituendo le sezioni distaccate di tribunale articolazioni interne del medesimo ufficio giudiziario di tribunale ed, in quanto tali, prive di rilevanza esterna, le cause in esame non possono dirsi pendenti davanti a giudici diversi, ma debbono intendersi come proposte e pendenti davanti allo stesso ufficio. In questo caso, pertanto, non ricorre un’ipotesi di continenza, ma di contemporanea pendenza, davanti al medesimo giudice, da intendersi come ufficio giudiziario, di cause connesse per le quali il procedimento da attivare è quello dell’art. 274 c.p.c. (Cass. ord. 25.11.2010 n. 23978).

In questo caso – così come nell’ipotesi di contemporanea pendenza davanti allo stesso ufficio di più procedimenti relativi alla stessa causa; per la quale si è al difuori dell’ambito di disciplina dell’art. 39 c.p.c., comma 1, che postula la pendenza della stessa causa davanti a giudici diversi, e si applicano soltanto le disposizioni di cui all’art. 273 cod. proc. civ. (Cass. ord. 21.4.2010, n. 9510) – non può trovare applicazione l’art. 40 c.p.c., ma è necessario dare attuazione al procedimento previsto dall’art. 274 c.p.c., comma 2.

Il giudice quindi, non avrebbe dovuto dichiarare la continenza, ma rimettere la causa al presidente il quale avrebbe dovuto provvedere alla riunione.

In questo senso, pertanto, va inteso il provvedimento emesso, quale provvedimento di rimessione al presidente per i provvedimenti in ordine alla riunione.

Di conseguenza, il giudizio sarà riassumibile nei termini di cui all’art. 50 c.p.c..

Peraltro, per le ragioni dette, il ricorso per regolamento di competenza proposto è inammissibile, ed in questo senso va adottata la presente decisione; con la sua declaratoria di inammissibilità.

Le spese seguono la soccombenza e, liquidate come in dispositivo, sono poste a carico della ricorrente.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso per regolamento di competenza. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese che liquida in complessivi Euro 1.500,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sesta sezione civile – 3 della Corte suprema di cassazione, il 22 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 12 ottobre 2011

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