Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20997 del 12/10/2011

Cassazione civile sez. VI, 12/10/2011, (ud. 22/09/2011, dep. 12/10/2011), n.20997

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

C.V. (OMISSIS), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA PIERO FOSCARI 40, presso il suo studio, rappresentato e

difeso da se stesso;

– ricorrente –

contro

D.G.C. (OMISSIS), D.G.I.

(OMISSIS), quali eredi di D.G.E., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA DELLA CONCILIAZIONE 44 presso lo studio

dell’avvocato PARIS MANUELA, che li rappresenta e difende unitamente

all’avvocato PARIS GIANCARLO giusta delega a margine del

controricorso;

– controrlcorrenti –

avverso la sentenza n. 15/2010 del TRIBUNALE di SULMONA

dell’11/01/10, depositata il 13/01/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/09/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTA VIVALDI;

udito l’Avvocato C.V., difensore di se stesso

(ricorrente) che si riporta agli scritti;

udito l’Avvocato Balata Alessandra, (delega avvocato Giancarlo

Paris), difensore dei controricorrenti che si riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. ROSARIO GIOVANNI RUSSO che

nulla osserva.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1. – E’ chiesta la cassazione della sentenza emessa dal Tribunale di Sulmona in data 11.1.2010 e depositata il 13.1.2010 in materia di prestazioni professionali.

Al ricorso si applicano le norme di cui alla L. 18 giugno 2009, n. 69, per essere il provvedimento impugnato depositato successivamente all’entrata in vigore della indicata normativa (4 luglio 2009).

La sentenza di merito ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte di Legittimità e l’esame dei motivi non offre elementi per confermare o mutare l’orientamento della stessa (art. 360 bis c.p.c., n. 1).

Con unico motivo il ricorrente denuncia la insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (ovvero la ricognizione stragiudiziale fatta ad un terzo dal debitore e la ammissibilità della prova testimoniale sul punto).

Il ricorrente contesta che il giudice del merito sia incorso in contraddittorietà nella motivazione adottata in ordine alla mancata ammissione della prova per testi richiesta.

E ciò, perchè afferma che ” non v’è possibilità alcuna di chiedere la prova testimoniale”, pur riconoscendo, poi, che l’ammissione fatta al terzo al di fuori del giudizio – ed oggetto della prova richiesta – ha valore di confessione stragiudiziale ed è liberamente valutabile dal giudice ai fini dell’interruzione della prescrizione. Il motivo è manifestamente infondato.

Il giudice del merito – al di là della correttezza (peraltro sussistente) delle affermazioni in diritto contenute in sentenza – non ha ammesso la prova per testi per la genericità del fatto oggetto di prova; in particolare in ordine alla mancanza di un preciso termine temporale di riferimento della circostanza da provare, tale che, se anche fosse risultata positiva non avrebbe portato alcun ausilio alla tesi del mancato decorso del termine di prescrizione del diritto al compenso professionale vantato dall’attuale ricorrente.

Si legge nella sentenza impugnata “nel capo di prova non si indica il giorno in cui sarebbe stata resa la dichiarazione ammissiva, sicchè si tratterebbe comunque di interruzione del termine di prescrizione senza alcun termine di riferimento”. 2009/9547).

Ora, la richiesta di provare per testimoni un fatto esige non solo che questo sia dedotto in un capitolo specifico e determinato, ma anche che sia collocato univocamente nel tempo e nello spazio, al duplice scopo di consentire al giudice la valutazione della concludenza della prova ed alla controparte la preparazione di un’adeguata difesa. Con la conseguente inammissibilità del capitolo di prova per testimoni, in caso di mancata indicazione del luogo in cui l’atto venne compiuto, della data e delle relative modalità (v.

anche Cass. 22 aprile 2009 n. 9547).

Ne deriva la correttezza della sentenza resa con motivazione oltretutto puntuale, precisa e pertinente”.

La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti.

Non sono state presentate conclusioni scritte, ma i resistenti sono stati ascoltati in camera di consiglio.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il Collegio ha condiviso i motivi in fatto ed in diritto esposti nella relazione. Conclusivamente, il ricorso deve essere rigettato. Le spese seguono la soccombenza e, liquidate come in dispositivo, vanno poste a carico del ricorrente.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese che liquida in complessivi Euro 900,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile – 3 della Corte suprema di cassazione, il 22 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 12 ottobre 2011

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA