Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20996 del 12/10/2011

Cassazione civile sez. VI, 12/10/2011, (ud. 22/09/2011, dep. 12/10/2011), n.20996

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

POLIVALENTE LA CITTADELLA SRL (OMISSIS), in persona del

liquidatore elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. CALDERINI 60,

presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO LA PERA, rappresentata e

difesa dall’avvocato AMATO FRANCESCO giusta procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

D.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, PIAZZA SALLUSTIO 9, presso lo studio dell’avvocato SPALLINA

LORENZO, rappresentata e difesa dall’avvocato DE GERONIMO FEDERICO

giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso il provvedimento n. R.G. 1488/09 della CORTE D’APPELLO di

CATANIA del 3/02/10, depositato il 05/02/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/09/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTA VIVALDI;

udito l’Avvocato De Geronimo Federico, difensore della

controricorrente che si riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. ROSARIO GIOVANNI RUSSO che

nulla osserva.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1. – E’ chiesta la cassazione della decisione emessa dalla Corte d’Appello di Catania in data 3.2.2010 e depositata il 5.2.2010, a scioglimento della riserva adottata all’udienza in data 1.2.2010 in materia di risarcimento danni relativi ad un contratto di locazione.

Al ricorso si applicano le norme di cui alla L. 18 giugno 2009, n. 69, per essere il provvedimento impugnato depositato successivamente all’entrata in vigore della indicata normativa (4 luglio 2009).

La sentenza di merito ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte di Legittimità e l’esame dei motivi non offre elementi per confermare o mutare l’orientamento della stessa (art. 360 bis c.p.c., n. 1).

Con unico motivo la ricorrente denuncia la violazione art. 360 c.p.c., comma 1, punto 3), per violazione di legge e violazione art. 360 c.p.c., comma 1, punti 4) e 5), per difetto di procedimento e violazione di legge, in riferimento agli artt. 435, 162, 291 c.p.c..

Contesta che la Corte di merito abbia dichiarato improcedibile l’impugnazione proposta per la mancata notificazione, alla controparte, del ricorso e del decreto, nonostante essa appellante avesse, all’udienza di discussione, chiesto di essere rimessa in termini per effettuare tale notificazione; e ciò per non averle la cancelleria comunicato il decreto presidenziale di fissazione dell’udienza.

Il motivo è manifestamente infondato.

La Corte di merito, nel motivare la declaratoria di improcedibilità, secondo la giurisprudenza di questa Corte richiamata (Sez. Un. 30 luglio 2008 n. 20604 (e successive conformi; da ultimo Cass. 13.5.2010 n. 11600) per la quale nel rito del lavoro – applicabile nella specie trattandosi di materia locativa – l’appello, pur tempestivamente proposto nel termine previsto dalla legge, è improcedibile ove la notificazione del ricorso depositato e del decreto di fissazione dell’udienza non sia avvenuta, non essendo consentito – alla stregua di un’interpretazione costituzionalmente orientata imposta dal principio della cosiddetta ragionevole durata del processo “ex” art. 111 Cost., comma 2, – al giudice di assegnare, “ex” art. 421 cod. proc. civ., all’appellante un termine perentorio per provvedere ad una nuova notifica a norma dell’art. 291 cod. proc. civ.), ha affermato: constato che l’appellante non ha neppure allegato, e tanto meno provato, la non imputabilità della causa di decadenza in cui è incorsa.

L’improcedibilità è stata, quindi, pronunciata per la mancata dimostrazione della causa – incolpevole – per la quale aveva richiesto la rimessione in termini.

L’odierna ricorrente, in sede di appello, era comparsa all’udienza di discussione, con ciò dimostrando che, nonostante la sostenuta mancata comunicazione dell’udienza di discussione da parte della cancelleria, il decreto aveva raggiunto lo scopo; con esclusione, pertanto, del rilievo d’ufficio da parte della Corte di merito sulla supposta mancata comunicazione.

Ma, quel che maggiormente rileva è che l’appellante non aveva in quella sede nè allegato, nè provato la ragione della richiesta riammissione, con ciò impedendo addirittura alla Corte di esaminare l’eventuale fondatezza della richiesta.

In questa ottica – anche in adesione ad una interpretazione costituzionalmente orientata del principio della ragionevole durata del processo – la comparizione dell’appellante all’udienza di discussione e la mancata giustificazione della richiesta riammissione in termini, comportano la legittimità della pronuncia di improcedibilità adottata.

Nè appaiano rilevanti le ragioni evidenziate nel ricorso per cassazione, essendo le stesse tardivamente proposte in questa sede.

Da ultimo,il ricorrente, in sede di ricorso per cassazione, non censura la decisione sotto il profilo della sua erroneità in ordine alla mancata prova della richiesta rimessione in termini, vizio peraltro che – se sussistente – avrebbe dovuto costituire motivo di revocazione”.

La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti.

Non sono state presentate conclusioni scritte, ma la resistente è stata ascoltata in camera di consiglio.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il Collegio ha condiviso i motivi in fatto ed in diritto esposti nella relazione.

Conclusivamente, il ricorso deve essere rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e, liquidate come in dispositivo, vanno poste a carico della ricorrente.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese che liquida in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile – 3 della Corte suprema di cassazione, il 22 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 12 ottobre 2011

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA