Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20991 del 02/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 02/10/2020, (ud. 02/07/2020, dep. 02/10/2020), n.20991

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34729-2018 proposto da:

S.G., S.S., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA GIUSEPPE TUCCIMEI, 1, presso lo studio dell’avvocato TRIMARCHI

CARMEN, rappresentati e difesi il primo dall’avvocato TRIMARCHI

GIUSEPPE, il secondo dall’avvocato TRIMARCHI CARMEN;

– ricorrenti –

contro

SOCIETA’ CATTOLICA DI ASS.NE COOP ARL, in persona del Procuratore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA A. BERTOLONI, 55,

presso lo studio dell’avvocato CORBO’ FEDERICO MARIA, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 582/2018 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 15/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

depositata del 02/07/2020 dal Consigliere Relatore Dott. CHIARA

GRAZIOSI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con atto di citazione dell’11 giugno 2004 S.G. conveniva dinanzi al Tribunale di Messina, S.S. – in proprio e quale unico erede di C.G. – Cattolica Assicurazione Società Cooperativa e il Comune di Messina, adducendo che il 29 aprile 2002, essendo egli trasportato in un autocarro di proprietà della C. e guidato da S.S., in Messina, aveva subito un sinistro stradale per non essersi accorto il conducente dell’autocarro di una grata di tombino sollevata; chiedeva pertanto la condanna dei convenuti a risarcirgli danni patrimoniali e non patrimoniali, per Euro 37.000 oltre accessori, o nella diversa somma di giustizia.

Si costituiva solo la compagnia assicuratrice, resistendo. Il Tribunale, con sentenza del 17 maggio 2012, rigettava ogni domanda.

S.G. proponeva appello, cui resistevano Cattolica Assicurazione e il Comune di Messina. La Corte d’appello di Messina, con sentenza del 15 giugno 2018, in riforma della sentenza impugnata, dichiarava responsabile del sinistro S.S., che condannava a risarcire all’appellante i danni nella misura di Euro 19.239,89 oltre interessi, e a rifondergli le spese dei due gradi; compensava le spese tra l’appellante e gli appellati Cattolica e Comune di Messina.

S.G. e S.S. hanno proposto ricorso, che si articola in tre motivi.

Il primo motivo denuncia violazione della L. n. 990 del 1969, art. 23 e dell’art. 144 cod. ass., come prevedenti litisconsorzio necessario tra il proprietario del veicolo e l’assicuratore per la responsabilità civile da circolazione di veicolo. Il giudice d’appello avrebbe escluso il litisconsorzio necessario tra Cattolica Assicurazione e S.S.; invece sarebbe stato citato quest’ultimo non solo quale conducente, ma pure quale erede della proprietaria dell’autocarro.

Il secondo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 2733 c.c., comma 3 e delle norme “messe in luce” da questa Suprema Corte per cui nei giudizi, L. n. 990 del 1969, ex art. 18, gli stessi fatti che determinano responsabilità del danneggiante costituiscono pure fonte di obbligazione risarcitoria dell’assicuratore, per cui le dichiarazioni confessorie del responsabile del danno non potrebbero essere diversamente apprezzate.

Il terzo motivo, in subordine, denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 2733 c.c., comma 3 e dell’art. 112 c.p.c., per non aver effettuato il giudice d’appello un libero apprezzamento nei confronti di Cattolica Assicurazione, anche riguardo ad altre risultanze, della confessione di S.S.; inoltre denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, error in procedendo per violazione delle norme indicate e quindi per omesso libero apprezzamento nei confronti di Cattolica Assicurazione della confessione di S.S., “anche con riguardo alle risultanze documentali”.

Cattolica Assicurazione si è difesa con controricorso.

I ricorrenti hanno pure depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Va anzitutto rilevato che nella memoria i ricorrenti affrontano la questione dell’ammissibilità o meno del ricorso in quanto da loro proposto unitariamente.

In particolare, nel controricorso Cattolica Assicurazione ha eccepito che il ricorso è inammissibile “poichè è stato proposto cumulativamente sia per l’originario attore S.G. che per l’originario convenuto S.S., avendo i medesimi posizioni processuali differenti ed assolutamente divergenti essendo il primo creditore del secondo in virtù della sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello… Pertanto, risulta evidente che tra i due ricorrenti sussiste un conflitto di interessi (artt. 1394 e 1395 c.c.) attuale nei primi due gradi di giudizi e ora, nel presente giudizio, quanto meno virtuale. Infatti, … S.S., anche in ipotesi di riforma della sentenza, rimarrebbe obbligato in via solidale con la Compagnia” (controricorso, pag. 4).

La proposta di trattazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata formulata nel senso di inammissibilità del ricorso “per conformazione confliggente degli interessi dei due ricorrenti”.

Evidentemente in considerazione sia dell’eccezione di inammissibilità sollevata nel controricorso, sia dell’indicazione presente nella proposta ex art. 380 bis c.p.c. – alla quale soltanto, peraltro, hanno fatto espresso riferimento – i ricorrenti hanno dedicato la depositata memoria a sostenere l’ammissibilità del ricorso sotto tale profilo.

In particolare, viene citata Cass. 4313/2016 ove afferma che la giurisprudenza di legittimità “ha costantemente affermato (cfr. Cass. 4 novembre 2005 n. 21350) che nel caso in cui tra due o più parti sussista conflitto di interessi – attuale, ovvero anche virtuale, nel senso che appaia potenzialmente insito nel rapporto tra le medesime, i cui interessi risultino, in astratto, suscettibili di contrapposizione – è inammissibile la loro costituzione in giudizio a mezzo di uno stesso procuratore, al quale sia stato conferito mandato con un unico atto, … dato che il difensore non può svolgere contemporaneamente attività difensiva in favore di soggetti portatori di istanze confliggenti essendo siffatta violazione rilevabile d’ufficio… in quanto investe il diritto di difesa ed il principio del contraddittorio, valori costituzionalmente garantiti; peraltro, il carattere dell’attualità del conflitto… può anche venire meno, ma a detto fine è necessario che dalle risultanze processuali emerga che la contrapposizione di interessi è stata effettivamente superata, come accade nel caso in cui una delle parti abbia rinunciato alle proprie pretese, in conflitto con quelle vantate dalla parte rappresentata dallo stesso difensore”(vengono richiamate come conformi Cass. 15884/2013, Cass. 13218/2015 e Cass. 14634/2015).

Ciò posto, in memoria si osserva che “la contrapposizione di interessi (in senso tecnico) tra i due S. era, nei gradi di merito, ovviamente attuale e macroscopica, trattandosi di una causa instaurata dall’uno contro l’altro”. Tale conflitto però sarebbe venuto meno “nel momento stesso in cui il convenuto S.S., avendo deciso di acquietarsi alla condanna pronunciata dalla Corte d’Appello, conferì all’Avv. Trimarchi Carmen l’incarico di proporre ricorso per motivi identici a quelli sulla base dei quali suo figlio G. intendeva anch’egli impugnare la sentenza”. Si sarebbe allora verificata una “perfetta convergenza” di interessi: verso la compagnia assicuratrice i ricorrenti sarebbero stati entrambi soccombenti, alla condanna della compagnia S.G. avrebbe interesse perchè “un debitore solvibile è sempre da preferire ad uno insolvibile”, e S.S., se la condanna non fosse stata “estesa” alla compagnia, “rimarrebbe esposto ad un’azione esecutiva”.

Inoltre, il venir meno del conflitto risulterebbe proprio dal ricorso per cassazione “posto che la mancata impugnazione della condanna ha prodotto il passaggio in giudicato della condanna stessa”; per il principio di consumazione dell’impugnazione, un conflitto potenziale sarebbe stato da escludere “addirittura prima della scadenza del termine per l’impugnazione”, e da ciò seguirebbe “l’assoluta irreversibilità” della cessazione del conflitto attuale e della impossibilità di un conflitto futuro.

Rilevano ancora i ricorrenti che non sono stati mai difesi dallo stesso avvocato, poichè nei gradi di merito S.G. era difeso dall’avv. Trimarchi Giuseppe e il convenuto era contumace, in questo giudizio S.G.,sarebbe difeso solo dallo stesso avvocato dei gradi precedenti mentre S.S. solo dall’avv. Trimarchi Carmen, per cui non si è verificata la costituzione in giudizio mediante un unico procuratore, evento processuale dal quale la giurisprudenza sopra invocata avrebbe dedotto l’inammissibilità del ricorso.

Proporre d’altronde due atti distinti sarebbe stato “vacuo formalismo” perchè il “rapporto” tra due ricorrenti “sarebbe stato sostanzialmente identico”, onde si sarebbe soltanto raggiunto il raddoppio del costo dell’iscrizione a ruolo, “tutt’altro che irrilevante, per le persone di esigua capacità economica”.

2. In primis, è il caso di rilevare che sia il ricorso, sia la memoria sono stati presentati da entrambi gli avvocati Trimarchi Giuseppe – formalmente per S.G. – e Trimarchi Carmen – formalmente per S.S. -, entrambi i ricorrenti avendo peraltro eletto, di fatto, domicilio presso lo studio dell’avv. Trimarchi Carmen, qualificato direttamente domicilio per S.S. e, invece, per S.G. definito “recapito professionale” dell’avv. Trimarchi Giuseppe, presso il quale S.G. dichiara di eleggere domicilio.

La presenza, per quanto formale possa essere, di due distinti difensori rende allora del tutto inconferente, comunque, la giurisprudenza invocata nella memoria.

3. Tanto premesso, deve rilevarsi che quel che incide, qualora i difensori siano distinti, è l’unitarietà del ricorso, che, nonostante sia stato presentato appunto da distinti difensori, deve essere valutato nel suo contenuto ai fini della individuazione della sussistenza o meno di un conflitto d’interessi tra i ricorrenti. E che il conflitto sussista, a ben guardare, non può non valutarsi tenendo conto non solo di quella attuale, ma anche della posizione processuale che i ricorrenti hanno rivestito nei gradi precedenti.

E’ indiscusso, e come si è visto ammesso anche nella memoria, che nei gradi precedenti la posizione dei due ricorrenti era esemplarmente contrapposta. S.G. ha agito per ottenere la condanna di S.S., e ciò non viene meno per il fatto che, solidalmente, aveva chiesto anche la condanna di altri soggetti da lui convenuti in giudizio. E’ dunque insita nella conformazione della regiudicanda la contrapposizione, id est il conflitto di interessi, tra S.G. e S.S.. Quest’ultimo, poi, non ha mai esercitato il suo diritto di difesa nei due gradi di merito, nei quali, come ancora ammette la stessa memoria, era sempre rimasto contumace.

E’ del tutto evidente, quindi, che presentando ricorso S.S. si trova in due posizioni potenzialmente configurabili dal punto di vista dell’interesse: o ricorrere per l’interesse di S.G. – che, come si è appena rilevato, in radice si è a lui contrapposto – o ricorrere per interesse proprio – il quale, peraltro, a sua volta è radicalmente contrapposto a quello di S.G. -. Identico discorso vale quanto alla proposizione di ricorso da parte di S.G..

Avendo entrambi presentato un ricorso unitario, non è possibile identificare quale delle due vie ciascuno dei due ricorrenti abbia inteso con esso percorrere, vale a dire se si è agito in base ad un interesse proprio – il che renderebbe ammissibile il ricorso – oppure per un interesse altrui, che significa non per interesse proprio, id est proponendo un ricorso inammissibile.

L’impossibilità, che discende da tale inidentificabilità, di escludere che ciascuno dei ricorrenti abbia agito non nell’interesse proprio significa, in ultima analisi, impossibilità di individuare quale interesse sostenga il ricorso per ciascuno dei due ricorrenti: e se non emerge l’interesse processuale, il ricorso è inammissibile.

4. Ad abundantiam, si rileva poi che la stessa memoria depositata dai ricorrenti conferma l’inammissibilità del ricorso laddove identifica l’interesse di entrambi, a ben guardare, in un interesse unico, il che patisce un ulteriore difetto di ammissibilità.

La memoria, infatti, in quella che definisce “perfetta convergenza” degli interessi inserisce l’interesse di S.G. alla condanna della compagnia assicuratrice per non avere soltanto un debitore insolvibile e l’interesse di S.S. ad evitare un’azione esecutiva. Se l’interesse di S.G. coincide, allora, con l’interesse di S.S. ciò comporta un novum nel processo, ovvero l’interesse di S.G. a che non sia condannato S.S. perchè debitore insolvibile, coincidente con l’interesse di S.S. a che sia condannata la compagnia assicuratrice, quest’ultimo per di più rappresentante anche una sorta di quanto mai tardiva domanda di manleva nei confronti dell’assicuratrice stessa. Proprio perchè, allora, la “perfetta convergenza” degli interessi si pone alla base del ricorso per cassazione, il ricorso per cassazione sorge, in ultima analisi, abnormemente come una nuova autonoma controversia, in cui S.G., alleandosi con il suo a questo punto ex avversario al punto di ricorrere insieme a lui, “ritira” di fatto la domanda verso S.S. perchè la valuta in sostanza inutile, e S.S. propone per la prima volta una domanda nei confronti della compagnia. Un thema decidendum, per così dire, “rifatto” ben troppo tardi.

5. In conclusione il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna dei ricorrenti – in solido, avendo proposto in comune il ricorso – alla rifusione alla controricorrente delle spese del grado, liquidate come da dispositivo.

Seguendo l’insegnamento di S.U. 20 febbraio 2020 n. 4315, si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2012, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso, condannando solidalmente i ricorrenti a rifondere alla controricorrente le spese processuali, liquidate in complessivi Euro 2300, oltre a Euro 200 per gli esborsi e al 15% per spese generali, nonchè agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 2 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 ottobre 2020

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