Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20968 del 08/09/2017


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Cassazione civile, sez. II, 08/09/2017, (ud. 07/07/2017, dep.08/09/2017),  n. 20968

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso iscritto al N.R.G. 15478 del 2016 proposto da:

F.P., rappresentata e difesa dall’Avvocato Lionello

Colucci, con domicilio eletto nello studio dell’Avvocato Claudia

Giuliani in Roma, via Faleria, n. 17;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, e

presso gli Uffici di questa domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi,

n. 12;

– controricorrente –

avverso il decreto della Corte d’appello di Campobasso depositato in

data 3 dicembre 2015.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 7

luglio 2017 dal Consigliere Dott. Alberto Giusti;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. CELENTANO Carmelo, che ha

chiesto il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che con decreto in data 12 gennaio 2015, il Giudice designato presso la Corte d’appello di Campobasso ha dichiarato inammissibile la domanda di equa riparazione proposta, ai sensi della L. n. 89 del 2001, da F.P., e ha condannato la ricorrente al pagamento della sanzione di cui all’art. 5-quater della predetta legge, nella misura di Euro 1.000;

che il Giudice ha rilevato che la domanda di indennizzo era stata introdotta, in violazione della L. n. 89 del 2001, art. 4, senza che fosse stato pronunciato un provvedimento che, in maniera irrevocabile, avesse definito il procedimento presupposto, essendosi di fronte ad una sentenza della Corte di Cassazione che aveva cassato la pronuncia emessa nel medesimo processo presupposto con rinvio, per la prosecuzione, alla Corte d’appello;

che con decreto in data 3 dicembre 2015, la Corte d’appello di Campobasso ha rigettato l’opposizione dell’interessata, confermando il provvedimento di inammissibilità;

che la Corte territoriale ha rilevato che, per effetto delle innovazioni apportate dalla L. n. 134 del 2012, non è più data la possibilità di esperire la procedura di equo indennizzo allorchè il procedimento presupposto è ancora in corso;

che la Corte di Campobasso ha sottolineato inoltre che nella specie il processo presupposto non si era definitivamente concluso, atteso che il rinvio della Corte di cassazione al giudice di merito determinava la prosecuzione del processo originario;

che per la cassazione del decreto della Corte d’appello la F. ha proposto ricorso, con atto notificato 1’8 giugno 2016, sulla base di un motivo;

che l’intimato Ministero ha resistito con controricorso;

che il pubblico ministero ha depositato conclusioni scritte, chiedendo il rigetto del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che con l’unico mezzo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4, sostenendo che, ai fini della proponibilità della domanda di equa riparazione, la sentenza della Corte di Cassazione, ancorchè di cassazione con rinvio, debba essere considerata come il provvedimento definitivo che conclude il processo presupposto: la sentenza della Corte di cassazione che ha cassato con rinvio la sentenza della Corte d’appello di L’Aquila, avendo statuito nel merito della controversia ed essendo per sua natura non impugnabile e comunque non modificabile dal giudice del rinvio, avrebbe tutti i requisiti richiesti affinchè dalla sua emissione decorra il termine semestrale per la proposizione del ricorso ai sensi della L. n. 89 del 2001;

che il motivo di ricorso riguarda la sorte della domanda di equa riparazione proposta nella pendenza della lite, prima che il giudizio presupposto sia stato definito con decisione divenuta irrevocabile;

che questa Corte, con ordinanza interlocutoria n. 26402 del 20 dicembre 2016 della 6-2 Sezione civile e con altre ordinanze di identico tenore, ha già sollevato, in riferimento agli artt. 3,24,111 e 117 Cost., quest’ultimo in relazione agli artt. 6 e 13 della CEDU, la questione di legittimità costituzionale della L. n. 89 del 2001, art. 4, come sostituito dal D.L. n. 83 del 2012, art. 55, comma 1, lett. d), conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, nella parte in cui, subordinando la proponibilità della domanda di equa riparazione, secondo l’interpretazione costituente diritto vivente, al passaggio in giudicato del provvedimento che ha definito il processo presupposto, implica la definitiva inammissibilità della stessa ove erroneamente proposta durante la pendenza di quest’ultimo;

che in attesa della decisione della Corte costituzionale sulla questione di costituzionalità, occorre rinviare la causa a nuovo ruolo.

PQM

 

La Corte rinvia la causa a nuovo ruolo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 7 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 8 settembre 2017

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