Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2096 del 29/01/2018


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 2096 Anno 2018
Presidente: MANNA FELICE
Relatore: COSENTINO ANTONELLO

SENTENZA
ui rirso 23121-2012 pred:n:)stc) da:

PARRINI

GABRIELLA

POLI

PRRLRL37R63A632H,

MAURO

PLOMRA61M29A623V, POLI GIANNA PLOGNN64L58A632E, POLI
ALESSANDRO

PLOLSN68H17A632M, elettivamente domiciliati

in ROMA,

VIA CAIO MARIO 27,

presso lo studio

dell’avvocato VINCENZO CUFFARO, che li rappresenta e
difende unitamente agli avvocati GINEVRA GIOVANNONI,
GIANLUCA POLI;
– ricorrenti contro

CORZANI PAOLO, FABBRI MARISA, CORZANI ALESSANDRO,
BASELICE ALESSANDRA,

CORZANI

STEFANO,

FIORAVANTI

Data pubblicazione: 29/01/2018

SILVIA, CORZANI MARCO;
– intimati –

avverso la sentenza n. 561/2012 della CORTE D’APPELLO
di FIRENZE, depositata il 23/04/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 12/10/2017 dal Consigliere Dott. ANTONELLO

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. GIANFRANCO SERVELLO che ha concluso per
il rigetto del ricorso.

COSENTINO;

FATTI DI CAUSA
I sigg. Mauro, Alessandro e Gianna Poli e Gabriella Parrini, proprietari di un
appezzamento di terreno con sovrastante fabbricato, ricorrono contro i proprietari del
fondo confinante – sigg.ri Paolo Corzani, Marisa Fabbri, Alessandro Corzani Alessandra
Baselice, Stefano Corzani, Silvia Fioravanti e Marco Corzani – per la cassazione della
sentenza con cui la corte di appello di Firenze, in parziale riforma della sentenza del
tribunale di Firenze, ha dichiarato che la servitù di passo costituita con atto notarile

particelle 292 e 52 del foglio 97 N.C.T. di Barberino di Mugello, altresì condannando
essi ricorrenti a rimuovere ogni ostacolo all’esercizio di detta servitù.
La corte distrettuale ha ritenuto che il tracciato della servitù attraversasse il terreno
degli odierni ricorrenti davanti, invece che dietro, il loro fabbricato, sul rilievo che
l’incertezza sulla collocazione di tale tracciato insita nel relativo titolo costitutivo del
24.11.71 (incertezza in ragione della quale il primo giudice aveva ritenuto di dover
collocare detto tracciato sul retro del fabbricato, in base al principio del minor
aggravio per il fondo servente) sarebbe stata superata – nel senso della collocazione
del tracciato davanti al fabbricato – da due documenti prodotti in grado di appello,
ossia il frazionamento catastale 76-71 e l’ estratto di mappa catastale del maggio
2002.
Il ricorso per cassazione si fonda su tre motivi.
Gli intimati non hanno depositato controricorso.
La causa – discussa una prima volta nella pubblica udienza del 22.2.17 – è stata
rinviata a nuovo ruolo in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite sulla portata della
nozione di prova indispensabile ex art. 345 c.p.c. e quindi, dopo il deposito della
sentenza SSUU n. 10790/17, nuovamente chiamata, per la discussione, all’udienza
del 12.10.17, per la quale i ricorrenti hanno depositato una memoria illustrativa e
nella quale il Procuratore Generale ha concluso come in epigrafe.

RAGIONI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo si denuncia la violazione dell’articolo 345 c.p.c. in cui la corte
distrettuale sarebbe incorsa ammettendo la produzione di nuovi documenti prodotti in
appello.
Secondo il ricorrente la produzione di tali documenti sarebbe stata inammissibile, in
quanto essa era possibile già nel corso del giudizio di primo grado.

del 24.11.71 sul loro fondo, a favore del fondo degli intimati, insiste sulle attuali

Il motivo va disatteso, in quanto le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n.
10790/17, hanno chiarito che nel giudizio di indispensabilità della prova, ai fini della
sua ammissibilità nel giudizio di appello ai sensi dell’art. 345, comma 3, c.p.c. (nel
testo, applicabile ratione temporis, previgente rispetto alla novella di cui al d.l. n. 83
del 2012, conv., con modif., dalla I. n. 134 del 2012) si deve prescindere dal rilievo
che la parte interessata sia incorsa, per propria negligenza o per altra causa, nelle
preclusioni istruttorie del primo grado.

oggetto di un giudizio di fatto che compete alla corte di appello e non è censurabile
in questa sede se non sotto il profilo del vizio motivazionale.
Con il secondo ed il terzo motivo di ricorso si censurano sotto il profilo del vizio di
motivazione – oltreché sotto il profilo della violazione di legge, con riguardo
dell’articolo 1065 c.c. e, nel terzo motivo, anche con riguardo all’articolo 115 c.p.c. le statuizioni relative, rispettivamente, alla collocazione della servitù ed
all’abbattimento di un muretto che, secondo la corte distrettuale, avrebbe impedito
l’esercizio della servitù.
Per quanto concerne la deduzione del vizio di violazione di legge, il Collegio rileva che
esso risulta evocato nella rubrica dei motivi in esame, ma non viene specificamente
argomentato nel corpo dei motivi stessi. La relativa doglianza va pertanto giudicata
inammissibile, alla stregua del costante orientamento di questa Corte che il vizio della
sentenza previsto dall’art. 360, n. 3, c.p.c. deve essere dedotto, a pena di
inammissibilità del motivo ex art. 366, n. 4, c.p.c., non solo con la indicazione delle
norme assuntivamente violate, ma anche, e soprattutto, mediante specifiche
argomentazioni intelligibili ed esaurienti intese a motivatamente dimostrare in qual
modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata debbano
ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con
l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente
impedendo alla Corte regolatrice di adempiere il suo istituzionale compito di verificare
il fondamento della lamentata violazione.
Per quanto poi concerne la deduzione del vizio motivazionale, il Collegio osserva che
entrambi i motivi in esame non individuano specifiche lacune argomentative o vizi
logici del ragionamento in fatto della corte territoriale, ma si risolvono in deduzioni di
merito che contrappongono all’apprezzamento delle risultanze istruttorie (e,
segnatamente, del contenuto dei documenti contrattuali e catastali) operato dalla
corte territoriale il diverso apprezzamento ritenuto preferibile dai ricorrenti. Va

L’apprezzamento sulla indispensabilità di un documento, d’altra parte, costituisce

peraltro evidenziato come la censura sviluppata nel secondo mezzo di gravame secondo la quale l’estratto di mappa del 2002 non sarebbe stato utilizzabile a fini
probatori, in quanto posteriore di circa trent’anni alla data dell’atto costitutivo della
servitù – non attinge efficacemente il percorso argomentativo della sentenza gravata,
in quanto non si misura con l’argomento, ivi sviluppato, che fonda l’accertamento di
fatto sulla collocazione contrattuale della servitù non soltanto sull’estratto di mappa
del 2002 ma anche su un frazionamento catastale (il frazionamento n. 76-71)

cpv, della sentenza).
Le doglianze proposte con il secondo e terzo mezzo, in sostanza, si appuntano contro
le conclusioni a cui è approdato il libero convincimento del giudice di merito e non
contro eventuali vizi del percorso formativo di tale convincimento; essa cioè si
risolvono in una istanza di revisione, da parte della Corte di cassazione, delle
valutazioni e dei convincimenti della corte territoriale e, pertanto, vanno giudicate
inammissibili, perché, come questa Corte ha più volte affermato (cfr. sent. n.
7972/07), nel giudizio di cassazione la deduzione del vizio di cui all’art. 360 n. 5
c.p.c. non consente alla parte di censurare la complessiva valutazione delle risultanze
processuali contenuta nella sentenza impugnata,contrapponendo alla stessa una sua
diversa interpretazione, al fine di ottenere la revisione da parte del giudice di
legittimità degli accertamenti di fatto compiuti dal giudice di merito: le censure poste
a fondamento del ricorso non possono pertanto risolversi nella sollecitazione di una
lettura delle risultanze processuali diversa da quella operata dal giudice di merito, o
investire la ricostruzione della fattispecie concreta, o riflettere un apprezzamento dei
fatti e delle prove difforme da quello dato dal giudice di merito. D’altra parte, come
pure questa Corte ha già chiarito, il motivo di ricorso con cui – ai sensi dell’art. 360, n.
5 c.p.c., nel testo anteriore alla riforma del 2012 (applicabile nel presente giudizio) –

“esplicitamente richiamato a pag. 44 dello stesso rogito 24.11.71” (pag. 6, secondo

si denuncia la omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione della sentenza
impugnata, deve specificamente indicare il “fatto” controverso o decisivo in relazione
al quale la motivazione si assume carente, dovendosi intendere per “fatto” non una
“questione” o un “punto” della sentenza, ma un fatto vero e proprio e, quindi, un fatto
principale, ex art. 2697 c.c., (cioè un fatto costitutivo, modificativo, impeditivo o
estintivo) od anche un fatto secondario (cioè un fatto dedotto in funzione di prova di
un fatto principale), purché controverso e decisivo (sent. n. 2805/11); e, ancora, in

(27

tema di prova spetta in via esclusiva al giudice di merito il compito di individuare le
fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne

l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo,
quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse
sottesi, assegnando prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, nonché
la facoltà di escludere anche attraverso un giudizio implicito la rilevanza di una prova,
dovendosi ritenere, a tal proposito, che egli non sia tenuto ad esplicitare, per ogni
mezzo istruttorio, le ragioni per cui lo ritenga irrilevante ovvero ad enunciare
specificamente che la controversia può essere decisa senza necessità di ulteriori

Il ricorso va quindi in definitiva rigettato in relazione a tutti i motivi nei quali esso si
articola.
Non vi è luogo a regolazione delle spese del giudizio di cassazione, non avendo gli
intimati spiegato difese in questa sede.

PQM
La Corte rigetta il ricorso.

acquisizioni (sent. n. 16499/09).

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