Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20959 del 17/10/2016


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Cassazione civile sez. II, 17/10/2016, (ud. 23/06/2016, dep. 17/10/2016), n.20959

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 5355-2012 proposto da:

L.P., (OMISSIS), L.S., (OMISSIS), elettivamente

domiciliati in ROMA, VIALE GIULIO CESARE 151, presso lo studio

dell’avvocato SILVIO ALIFFI, rappresentati e difesi dall’avvocato

MAURIZIO LUSTRO;

– ricorrenti –

contro

R.I., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

VAL CRISTALLINA 3, presso lo studio dell’avvocato AMILCARE SESTI,

rappresentata e 0difesa dall’avvocato SALVATORE LOMBARDO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1577/2011 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 03/12/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/06/2016 dal Consigliere Dott. SCALISI ANTONINO;

udito l’Avvocato MAURIZIO LISTRO, difensore della ricorrente, che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE ALBERTO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

P. e L.S. convenivano in giudizio davanti al Tribunale di Siracusa, R.I. deducevano di essere comproprietarie (giusto decreto di trasferimento del giudice delegato al fallimento della società IMA srl) di una villetta sita in (OMISSIS), confinante con la proprietà della convenuta, che la R., approfittando del fallimento della società INA originariamente proprietaria di entrambi i lotti, aveva modificato il confine preesistente, spostando verso est il muro posto a confine ed incorporando circa 90 mq di terreno di proprietà delle attrici. Chiedevano la condanna della R. a ripristinare il confine, la dove si trovava il muro prima dello spostamento, ripristinando l’originario stato dei luoghi e restituendo ad esse attrici la parte di terreno illegittimamente incorporata.

Si costituiva R.I. contestando la domanda attrice e dichiarando di non aver mai modificato lo stato dei luoghi, chiedeva, pertanto, il rigetto della domanda attrice.

Il Tribunale di Siracusa istruita la causa anche con CTU, con sentenza n. 923 del 2008 qualificava l’azione proposta quale regolamento di confini accoglieva la domanda attrice e condannava la convenuta ad arretrare il muro edificato lungo il lato est del proprio fondo fino al confine indicato nell’estratto di mappa catastale in atti, condannava la R. al pagamento della metà delle spese del giudizio e compensava la restante metà.

La Corte di Appello di Catania, pronunciandosi su appello proposto dalla R., con contraddittorio integro, con sentenza n. 1577 del 2011, accoglieva l’appello, riformava la sentenza impugnata e rigettava la domanda formulata da L.S. e L.P., condannava le stesse a rimborsare alla R. le spese di entrambi i gradi del giudizio. Secondo la Corte di Catania, l’azione proposta da L.S. e P. andava qualificata quale azione di rivendica e, pertanto, incombeva sulle sorelle L. la dimostrazione di essere proprietarie del tratto di terreno da loro ritenuto usurpato. Chiariva la Corte di Catania che dal titolo di acquisto (decreto di trasferimento) emergeva che oggetto del trasferimento era unicamente la villetta in costruzione nello stato di fatto descritto dal perito ing. L.P. e, non comprendeva il tratto di terreno ritenuto illegittimamente sottratto.

La Cassazione di questa sentenza è stata chiesta dalle sorelle L. ( S. e P.) con ricorso affidato a tre motivi, illustrati con memoria. R.I. ha resistito con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.= Con il primo motivo, le sorelle L. lamentano, la violazione di norme di diritto e/o erronea applicazione degli artt. 948 e/o 950 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Secondo le ricorrenti, la Corte distrettuale avrebbe errato nel qualificare l’azione proposta dalle odierne ricorrenti quale rei vendicatio, disciplinata dall’art. 948 c.c. e non come regolamento di confini (actio finium regundorum), prevista dall’art. 950 c.c. perchè nel caso di specie non vi sarebbe un contrasto tra titoli, bensì un’incertezza sull’esatto posizionamento dei termini di confine delle rispettive proprietà. L’incertezza in questa caso sarebbe dovuta al fatto che il muro di cinta esistente non delimitasse esattamente le rispettive proprietà confinanti (incertezza soggettiva), risultando del tutto ininfluente ai fini di un’eventuale diversa qualificazione dell’azione la circostanza che non vi fosse in atto un possesso promiscuo della zona intermedia.

1.1= Il motivo è infondato.

Va, innanzitutto, precisato che la censura svolta dalle sorelle L., nonostante indicata come violazione di legge, in particolare, quale violazione e/o falsa applicazione della normativa di cui agli artt. 948 e 950 c.c., si risolve, tuttavia, nella deduzione di un vizio di motivazione della sentenza impugnata. Sostanzialmente, il motivo in esame denuncia una errata interpretazione da parte della Corte distrettuale della domanda giudiziale proposta dalle sorelle L.. Epperò, è costante e consolidato l’insegnamento di questa Corte secondo cui l’interpretazione della domanda giudiziale è operazione riservata al giudice del merito, il cui giudizio, risolvendosi in un accertamento di fatto, è censurabile in sede di legittimità solo quando ne risulti alterato il senso letterale o il contenuto sostanziale dell’atto, in relazione alle finalità che la parte intende perseguire (cfr. ex multis Cass. 16 febbraio 2004 n. 2916; e n. 5491 del 14/03/2006).

Ora, nel caso in esame, la Corte distrettuale, con ragionamento privo di vizi logici e/o giuridici, muovendo dalla prospettazione che le sorelle L. avevano dedotto nell’atto di citazione e tenuto conto che le L. avevano chiesto che la convenuta fosse condannata “(…) a ripristinare lo stato dei luoghi, riportando il confine laddove si trovava il muro prima dello spostamento e restituendo così quella parte di terreno illegittimamente incorporata (…)” ha chiarito che le attrici, lungi dall’allegare un’incertezza (oggettiva o soggettiva) nel confine tra i due fondi avevano dedotto la modifica del confine preesistente e l’accorpamento di una parte del proprio fondo ad opera della controparte allegando di essere proprietarie in virtù del titolo di acquisto. A ben vedere, secondo la Corte distrettuale, la questione strettamente relativa al confine era stata subordinata alla circostanza che le sorelle L. fossero proprietarie della fascia di terreno, ritenuto illegittimamente sottratto, e non anche che determinando il confine sarebbe risultato che il vicino occupasse una striscia di terreno non propria.

E’ di tutta evidenza, perciò, che la Corte distrettuale ha adeguatamente chiarito le ragioni per le quali ha ritenuto che l’azione proposta della sorelle L. fosse un’azione di rei vendicatio e non di finium regundorum, senza, per altro, disattendere quanto prescritto dalla normativa di cui agli artt. 948 e 950 c.c.. Va tenuto presente che il giudice del merito, nell’indagine diretta all’individuazione del contenuto e della portata delle domande sottoposte alla sua cognizione, è tenuto a valutare il contenuto sostanziale della pretesa, alla luce dei fatti dedotti in giudizio e a prescindere dalle formule adottate. Ne consegue che è necessario, a questo fine, tener conto anche delle domande che risultino implicitamente proposte o necessariamente presupposte, in modo da ricostruire il contenuto e l’ampiezza della pretesa secondo criteri logici che permettano di rilevare l’effettiva volontà della parte in relazione alle finalità concretamente perseguite dalla stessa (Cass. n. 19630 del 26/09/2011; n. 3012 del 10/02/2010).

2.= Le sorelle L. lamentano ancora:

a) Con il secondo motivo, la violazione di norme di diritto e/o erronea applicazione degli artt. 817 e/o 818 c.c., in materia di cosa pertinenziale, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Identificazione del bene trasferito, accessori, pertinenze. Inclusione implicita. Terreno latitante e circostante ad edificio oggetto di aggiudicazione. Secondo le ricorrenti, la Corte distrettuale avrebbe errato nel ritenere che oggetto dell’acquisto da parte delle sorelle L. fosse unicamente la villetta e, non anche il terreno circostante, perchè non avrebbe tenuto conto che il terreno circostante fosse un bene pertinenziale ai sensi dell’art. 817 c.c., essendo in evidente connessione funzionale e fisica con l’edificio stesso e, pertanto, d considerarsi ricompreso nel trasferimento della villetta di cui si dice, ancorchè non esplicitamente indicato, ma, neppure, esplicitamente escluso.

b).= Con il terzo motivo, l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Contrasto tra la motivazione e le risultanze sulla proprietà dell’immobile delle odierne ricorrenti. Secondo le ricorrenti, la Corte distrettuale, nell’escludere che il terreno circostante rientrasse nell’oggetto del trasferimento di cui si dice, non avrebbe dato risalto ad una circostanza obiettiva cioè, l’inclusione dell’area di terreno nell’oggetto delle vendita a favore delle sorelle L. come descritto dall’ing. L.P. a cui ha fatto riferimento il Giudice Delegato al fallimento della società Ima costruzioni nel decreto di aggiudicazione, ovvero non avrebbe tenuto conto che l’ing. L.P., nel descrivere gli immobili oggetto della vendita fallimentare, ne suddivide le superfici, indicando tra queste un’area di terreno di mq 644,50. 2.1.= Entrambi i motivi, che per l’innegabile connessione che esiste tra gli stessi vanno esaminati congiuntamente, sono fondati.

La Corte distrettuale nell’escludere il terreno di cui si dice dall’oggetto del trasferimento a favore delle sorelle L., ha tralasciato di accertare se quel terreno integrasse gli estremi di un bene pertinenziale. La Corte distrettuale si è limitata ad evidenziare che oggetto del trasferimento in favore delle sorelle L. fosse una “(…) villetta in costruzione sita in (OMISSIS) riportata in catasto (…) nello stato di fatto descritto nella relazione dell’ing. L.P. Ci, non comprendendo il decreto di trasferimento l’area circostante e men che meno, il tratto di terreno dalle sorelle L., ritenuto illegittimamente sottratto”, ma non ha escluso che quel terreno presentasse i caratteri della pertinenzialità.

Si tratta di un profilo decisivo proprio perchè, come è noto, il bene pertinenziale si trasferisce unitamente al bene principale, anche se il titolo nulla dice e salvo che non lo escluda esplicitamente. In particolare, la Corte distrettuale avrebbe dovuto, e non sembra lo abbia fatto, accertare se il terreno e la villetta di cui si dice appartenendo ad uno stesso soggetto, l’uno fosse stato posto a servizio o ad ornamento dell’altro, ovvero se il terreno di cui si dice fosse al servizio o ad ornamento della villetta. Come ha avuto modo di chiarire questa Corte in altra occasione, il vincolo pertinenziale tra bene principale e bene accessorio è espresso dal requisito soggettivo dell’appartenenza di entrambi i beni (principale ed accessorio) al medesimo soggetto, nonchè dal requisito oggettivo della contiguità, anche solo di servizio, tra i due beni, ai fini del quale il bene accessorio deve arrecare una “utilità” al bene principale. (Cass n 4599 del 02/03/2006).

In definitiva, va accolto il secondo ed il terzo motivo del ricorso, va rigettato il primo motivo. La sentenza impugnata va cassata e rinviata ad altra sezione della Corte di appello di Catania anche per il regolamento delle spese del presente giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il secondo e il terzo motivo del ricorso e rigetta il primo, cassa la sentenza impugnata e rinvia al causa ad altra sezione della Corte di Appello di Catania, anche per il regolamento delle spese del presente giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione, il 23 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 17 ottobre 2016

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