Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20959 del 08/09/2017


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Cassazione civile, sez. II, 08/09/2017, (ud. 24/05/2017, dep.08/09/2017),  n. 20959

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. GRASSO Gianluca – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 14687-2013 proposto da:

G.M.G., (OMISSIS), G.S. (OMISSIS),

G.G. (OMISSIS), G.M. (OMISSIS), G.V. (OMISSIS),

S.R.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

CESARE FRACASSINI 4, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCA

D’ORSI, rappresentati e difesi dall’avvocato LUCA GARBUGLI;

– ricorrenti –

contro

B.M., (OMISSIS), + ALTRI OMESSI

R.C. RBRCLN62T42I472B, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA POMPEO MAGNO 3, presso lo studio dell’avvocato SAVERIO GIANNI,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato FABRIZIO RAGNI;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 660/2012 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 09/05/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

24/05/2017 dal Consigliere Dott. GUIDO FEDERICO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per l’improcedibilità, in

subordine per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato ALESSANDRA NERI, con delega orale dell’Avvocato LUCA

GARBUGLI difensore dei ricorrenti, che ha chiesto l’accoglimento del

ricorso;

udito l’Avvocato PATRIZIA NARDELLA, con delega dell’Avvocato DOMENICO

NARDELLA difensore dei controricorrenti B., che ha chiesto

l’inammissibilità o, nel merito, il rigetto del ricorso ed ha

depositato nota spese.

Fatto

Con atto di citazione notificato il 5 e il 18 giugno 1998 M., P. e B.F., nonchè Be.Gi. convenivano innanzi al Tribunale di Forlì F., M.G., G.G., S.R.M., S., M. e G.V., per sentir accertare che questi ultimi occupavano senza titolo la corte edilizia posta a piano terra del fabbricato sito in (OMISSIS), fabbricato che gli attori avevano acquistato da R.C. con contratto del 24.02.1997, e per sentir conseguentemente condannare i convenuti al rilascio dell’area in questione, oltre al risarcimento dei danni cagionati dall’abusiva occupazione.

I convenuti contestavano la domanda attorea eccependo l’intervenuta usucapione dell’area ed, a loro volta, chiedevano, in via riconvenzionale, dichiararsi che gli attori occupavano abusivamente un vano di loro proprietà esclusiva, distinto al catasto del Comune di (OMISSIS), che non era ricompreso nell’appartamento, posto al primo piano del fabbricato, che era stato acquistato dagli attori con il contratto del 24.02.1997.

Gli attori resistevano alla domanda riconvenzionale proposta dai convenuti, deducendo, a loro volta, l’intervenuto acquisto per usucapione del vano rivendicato da questi ultimi, e chiedevano, in ogni caso, di essere autorizzati alla chiamata in causa di R.C., loro dante causa, per essere dalla stessa garantiti in caso di evizione.

La R. si costituiva, deducendo che il contratto di compravendita stipulato con gli attori non comprendeva l’area cortilizia rivendicata dagli stessi ed, in relazione al vano rivendicato dai convenuti, riferiva che lo stesso era parte integrante del fabbricato alienato con atto del 24.02.1997 e che la proprietà di esso era stata acquistata dai propri danti causa per usucapione.

In relazione alla garanzia per evizione, opponeva che nel contratto 24.02.1997 la parte acquirente aveva preso atto che, su una parte dell’arca cortilizia era stato costruito dal confinante un fabbricato e, pertanto, non era stata prestata garanzia per evizione in relazione a detta porzione.

Concludeva, dunque, per il rigetto della domanda degli attori, nonchè di quella spiegata dai convenuti, e chiedeva accertarsi in via riconvenzionale, l’intervenuto acquisto per usucapione del vano da questi ultimi rivendicato.

Il Tribunale di Forlì dichiarava che gli attori avevano acquistato per usucapione la proprietà del vano posto al primo piano del fabbricato sito in (OMISSIS), distinto al catasto al foglio (OMISSIS), atteso che tale vano, intestato ai convenuti a causa di un errore nella redazione della planimetria catastale risalente al 1940 e 1953, era stato da sempre posseduto dalla R. e dai suoi danti causa, ed era parte integrante del fabbricato trasferito ai B.- Be..

Dichiarava, inoltre, che i convenuti erano divenuti proprietari, per usucapione ventennale, della corte di 20 mq posta al piano terra dal fabbricato sito in (OMISSIS) distinta al catasto al foglio (OMISSIS), in quanto risultava provato che tale corte, pur se ricompresa nel fabbricato acquistato dagli attori, era posseduta dai convenuti e dai loro danti causa, almeno dal 1950. Il giudice di primo grado condannava infine R.C. al pagamento, in favore degli attori, di 10.000,00 Euro a titolo di risarcimento del danno, per l’evizione parziale da questi subita in relazione alla corte su menzionata.

La Corte d’Appello di Bologna, per quanto qui ancora rileva, riformava parzialmente la sentenza di primo grado, dichiarando la nullità del capo della stessa che riconosceva agli attori la proprietà del vano posto al primo piano dell’immobile, per vizio di ultra-petizione, confermando, nel resto, l’impugnata sentenza.

Il Giudice di appello, in particolare, rilevava che gli attori, con la memoria ex art. 180 c.p.c., avevano proposto domanda di usucapione del vano posto al primo piano, ma non avevano reiterato tale domanda, nè con la memoria ex art. 183 c.p.c., nè con la comparsa conclusionale, formulando mera eccezione di usucapione, diretta a contrastare la domanda riconvenzionale dei convenuti.

Quanto alle altre contrapposte domande, la Corte territoriale confermava la sentenza di primo grado, ritenendo, anzitutto, avuto riguardo al vano rivendicato dai signori G.- S. che questi ultimi non avevano adempiuto all’onere probatorio richiesto dall’art. 948 c.c., non avendo fornito la prova di un idoneo acquisto del bene a titolo originario, da parte loro o dei loro danti causa.

Il vano in oggetto doveva inoltre ritenersi compreso nel rogito di vendita, come risultava dalla descrizione dell’appartamento contenuta nell’atto pubblico, e di tale bene la venditrice aveva già acquistato la proprietà per usucapione, come desumibile dalle dichiarazioni testimoniali assunte, con la conseguente validità ed efficacia del relativo trasferimento in favore dei signori B. – Be..

Il giudice di appello attribuiva al riguardo efficacia decisiva alla denuncia di variazione, depositata presso l’Ufficio Tecnico Erariale in data 17 gennaio 1997, e perciò in data anteriore alla compravendita, che conteneva la rappresentazione grafica del bene compravenduto di cui al mapp. (OMISSIS), rappresentazione che comprendeva anche il vano rivendicato.

La Corte territoriale riteneva invece irrilevante la consistenza del bene indicata nel rogito, in quanto la stessa costituiva un dato meramente formale, essendo stata desunta dalle indicazioni catastali e non già da un rilevamento dello stato di fatto, ed evidenziava inoltre la particolare ubicazione del vano, destinato per diversi anni a camera da letto della famiglia.

Per la cassazione di detta sentenza propongono ricorso, con sette motivi, M.G., G., S., M. e G.V. e S.R.M..

R.C. nonchè M., P., B.F. e Be.Gi. resistono con controricorso.

In prossimità dell’udienza sia i ricorrenti che i controricorrenti M., P., B.F. e Be.Gi. hanno depositato memorie ex art. 378 codice di rito.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Deve senz’altro dichiararsi 1′ improcedibilità del ricorso per cassazione, per tardivo deposito del ricorso medesimo, che è stato effettuato oltre il termine perentorio di cui all’art. 369 c.p.c., comma 1.

Conviene premettere che il termine di venti giorni per il deposito del ricorso per cassazione, previsto a pena di improcedibilità dall’art. 369 c.p.c., decorre, nell’ipotesi di notifica effettuata sia al procuratore domiciliatario della controparte che alla parte personalmente, dalla prima notifica, atteso che, per il caso in cui la parte abbia eletto domicilio, la legge prevede solo la notifica nel luogo indicato ai fini della valida instaurazione del rapporto processuale, restando la notifica personale un atto ultroneo, cui non può riconoscersi alcun effetto, e rilevando l’ultima notificazione solo in caso di pluralità di parti(Cass. 4536/2009).

Orbene, nel caso di specie il ricorso è stato notificato al procuratore domiciliatario dei controricorrenti B. e Be., nonchè al procuratore domiciliatario della R. in data 29 maggio 2013, mentre il deposito nella cancelleria della Corte è stato pacificamente effettuato il 20 giugno, con conseguente improcedibilità del ricorso per inosservanza del su menzionato termine perentorio(Cass. 24.5.2013 n.12894).

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

 

La Corte dichiara l’improcedibilità del ricorso.

Condanna i ricorrenti, in solido, alla refusione delle spese del presente giudizio in favore dei controricorrenti, che liquida in complessivi Euro 3.200,00 in favore di ciascuna parte, di cui Euro 200,00 per rimborso spese vive, oltre a rimborso forfettario spese generali, in misura del 15%, ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 24 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 8 settembre 2017

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