Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20924 del 17/10/2016


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Cassazione civile sez. III, 17/10/2016, (ud. 27/06/2016, dep. 17/10/2016), n.20924

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 2092/2014 proposto da:

D.S.S., (OMISSIS), M.C. (OMISSIS),

D.S.M. (OMISSIS), rispettivamente genitori e germana del defunto

D.S.A., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA FERRARI 4,

presso lo studio dell’avvocato DARIO ANDREOLI, rappresentati e

difesi dall’avvocato SALVATORE SORIANO giusta procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

UNIPOLSAI SPA, in persona del suo procuratore speciale Dott.

G.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA AURELIANA 2, presso

lo studio dell’avvocato ELETTRA BRUNO, rappresentata e difeso

dall’avvocato SANTO SPAGNOLO giusta procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrente –

e contro

L.A., (OMISSIS), T.A. (OMISSIS),

L.L. (OMISSIS), LO.AN. (OMISSIS);

– intimati –

nonchè da:

L.A. (OMISSIS) padre del defunto L.G.,

T.A. (OMISSIS) madre del defunto L.G.,

L.L. (OMISSIS) sorella del defunto L.G., LO.AN.

(OMISSIS) fratello del defunto L.G., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIALE GIUSEPPE MAZZINI 112, presso lo studio

dell’avvocato STEFANO TALARICO, rappresentati e difesi dall’avvocato

FRANCESCO CANNAVO’ giusta procura speciale in calce al controricorso

e ricorso incidentale;

– ricorrenti incidentali –

contro

D.S.S. (OMISSIS), COMPAGNIA DI ASSICURAZIONE FONDIARIA

SAI SPA, M.C. (OMISSIS), D.S.S. (OMISSIS),

D.S.M. (OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 1077/2013 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 19/06/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/06/2016 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI;

udito l’Avvocato MARCO ANNECCHINO per delega;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE

RENZIS Luisa, che ha concluso per il rigetto di entrambi i ricorsi.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

D.S.S., M.C. e D.S.M. agirono in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni conseguiti al decesso di D.S.A. (di cui erano – rispettivamente -genitori e sorella) avvenuto a causa di un incidente stradale di cui ascrivevano l’integrale responsabilità a L.G., anch’egli deceduto nello scontro fra il proprio motociclo e quello condotto dal D.S..

A tal fine, convennero avanti al Tribunale di Catania, Sezione Dist. di Mascalucia, T.A. e L.A., L. e An., quali eredi di L.G., nonchè la Fondiaria SAI s.p.a., quale assicuratrice r.c.a. del mezzo condotto da quest’ultimo.

I L. e la T. resistettero alla domanda e richiesero, in via riconvenzionale, il risarcimento dei danni patiti per la perdita del loro congiunto, chiamando in causa la Fondiaria-SAI s.p.a. che assicurava anche la r.c.a. di D.S.A..

Il primo giudice accertò l’esclusiva responsabilità di D.S.A. e pertanto rigettò la domanda degli attori e accolse quella riconvenzionale, condannando i D.S., la M. e la Fondiaria al risarcimento dei danni.

In parziale riforma della sentenza, la Corte di Appello di Catania ha accertato un concorso colposo del 25% a carico di L.G. ed ha conseguentemente riconosciuto agli attori-appellanti il risarcimento del danno rapportato alla quota del 25%, riducendo in pari misura il risarcimento riconosciuto dal primo giudice ai L. e alla T..

Ricorrono per cassazione i D.S. e la M. affidandosi a due motivi; ad essi resistono la UnipolSai s.p.a. (già Fondiaria s.p.a.) e i L. e la T.; questi ultimi propongono anche ricorso incidentale basato su due motivi.

Sono state depositate memorie sia dai D.S. che dai L..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. La Corte di Appello ha accertato un concorso colposo dei due motociclisti nella determinazione del sinistro, rilevando che (attribuendo l’esclusiva responsabilità al D.S.) il primo giudice aveva trascurato la circostanza che la Ducati condotta dal L. viaggiava in prossimità della linea di mezzeria (anzichè tenersi il più possibile vicino al margine destro della carreggiata, come prescritto dall’art. 143 C.d.S.) e che viaggiava ad una velocità superiore – seppur di poco – a quella consentita.

Tanto premesso, ha ritenuto “certamente maggiore la responsabilità imputabile al D.S…. – quantificabile percentualmente nella misura del 75% – il quale, invece, procedendo a velocità di molto superiore a quella consentita …, tentava un azzardato sorpasso in curva con visuale coperta dalla Renault che lo precedeva, senza riuscire poi a controllare il mezzo a causa del brusco rallentamento e finendo così per invadere l’altrui corsia di percorrenza”; ha evidenziato che l’ubicazione dei danni riscontrati sull’autovettura Renault confermava che l’impatto era avvenuto “mentre lo scooter Honda già scivolava al suolo poggiato sul fianco destro” e che, del resto, la dinamica era stata “pienamente confermata dal guidatore della Renault, sentito in qualità di teste, il quale aveva riferito che in corrispondenza della curva lo scooter lo ha superato, andando ad invadere l’altra corsia e, quindi, a collidere con la moto che proveniva in senso inverso e poi con lo sportello della sua auto”.

2. Il ricorso principale dei D.S. e della M. censura la sentenza per “omesso esame circa un fatto decisivo” (primo motivo) e per “violazione o falsa applicazione dell’art. 2054 c.c., comma 2” (secondo motivo).

I ricorrenti si dolgono della ricostruzione della dinamica del sinistro, rilevando che la Corte aveva recepito le conclusioni della c.t.u. senza considerare che esse risultavano smentite dai rilievi tecnici e dal grafico del luogo del sinistro redatto dai VV.UU. di Mascalucia; si dolgono, in particolare, che non si sia tenuto conto del fatto che non erano state rinvenute tracce di frenata dello scooter Honda e che della frenata non aveva parlato neppure il conducente della vettura Renault: concludono che la ricostruzione più plausibile era quella di un impatto frontale fra le due moto nella corsia di pertinenza dello scooter condotto dal D.S., avvenuto senza che questi avesse posto in essere alcuna brusca decelerazione e fosse scivolato sul selciato, con consequenziale responsabilità prevalente – o, al più, paritaria – del L..

Col secondo motivo, i ricorrenti si dolgono che la Corte non abbia applicato il “criterio di imputazione di cui all’art. 2054 c.c., comma 2, che opera nel caso non sia possibile accertare in concreto in quale misura la condotta dei due conducenti abbia cagionato l’evento dannoso”.

2.1. Il ricorso è inammissibile in relazione al primo motivo, dato che esso si risolve nella sollecitazione ad un diverso apprezzamento dei fatti (dinamica e misura del concorso) che, non consentito sotto il vigore del vecchio testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5, è – a maggior ragione – escluso alla luce del testo novellato (applicabile nel caso).

Infondato è – poi – il secondo motivo, in quanto l’accertamento di condotte colpose a carico di entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro non osta alla quantificazione del rispettivo concorso, dovendosi limitare l’applicazione del criterio presuntivo ai casi in cui non vi sia possibilità di ricostruire la dinamica o difettino elementi per quantificare il concorso, ipotesi non ricorrente nel caso in questione.

3. il ricorso incidentale dei L. e della T. investe anch’esso la ricostruzione della dinamica ed è volto all’affermazione dell’esclusiva responsabilità del D.S..

Il primo motivo (che deduce genericamente la “violazione o falsa applicazione di norme di diritto”) contesta l’applicazione dell’art. 143 C.d.S., compiuta dalla Corte, in quanto non adattata alla situazione specifica, evidenziando che la circostanza che il L. viaggiasse in prossimità della linea di mezzeria era del tutto normale, “atteso che si trattava di un motociclo, che nell’approcciare una curva sinistrorsa, necessariamente, per contrastare la forza centrifuga generata dalla conformazione stessa della strada, doveva portarsi verso il centro della carreggiata”.

Col secondo motivo (“omesso esame circa un fatto decisivo”), i ricorrenti assumono che la Corte ha erroneamente ritenuto accertato il superamento del limite di velocità da parte del L., “male interpretando le risultanze della CTU” secondo cui, al momento dell’impatto, la Ducati viaggiava ad una velocità stimata di 50,4 Km/h, che il consulente aveva dichiarato essere consentita, in quanto il mezzo circolava in strada secondaria extraurbana.

3.1. Anche il ricorso incidentale va disatteso, in quanto:

-il primo motivo è infondato, giacchè la previsione dell’art. 143 C.d.S. (secondo cui “i veicoli devono circolare sulla parte destra della carreggiata e in prossimità del margine destro della medesima, anche quando la strada è libera”) non ammette deroghe (cfr. Cass. n. 7099/2005) in funzione della circostanza che il veicolo si trovi ad affrontare un tratto curvilineo;

-la censura svolta col secondo motivo è inammissibile sia perchè, concernendo l’erronea percezione delle esatte risultanze della c.t.u., avrebbe dovuto essere dedotta in sede revocatoria, sia perchè – comunque – attiene ad un fatto privo di decisività, dal momento che, per quanto emerge dalla motivazione, la Corte ha riconosciuto una valenza del tutto marginale alla velocità tenuta dal L. (sì che non v’è certezza che una diversa lettura della c.t.u. avrebbe comportato l’attribuzione di una misura del concorso inferiore al 25%).

4. Le spese di lite, che vanno compensate fra ricorrenti principali ed incidentali (tutti soccombenti), seguono la soccombenza nei rapporti fra i ricorrenti principali e la controricorrente UnipolSai s.p.a..

5. Trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30.1.2013, ricorrono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

la Corte rigetta entrambi i ricorsi, compensando le spese di lite fra i ricorrenti principali e quelli incidentali; condanna i ricorrenti principali a rifondere le spese processuali alla UnipolSai s.p.a., liquidandole in Euro 6.200,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi), oltre rimborso delle spese forfettarie e degli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti principali e dei ricorrenti incidentali, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 27 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 17 ottobre 2016

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