Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20920 del 17/10/2016


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Cassazione civile sez. III, 17/10/2016, (ud. 21/06/2016, dep. 17/10/2016), n.20920

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Presidente –

Dott. AMBROSIO Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 4949/2015 proposto da:

RIMORCHIATORI RIUNITI SPEZZINI SRL, in persona del suo legale

rappresentante Dott. V.F., elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA APPENNINI 60, presso lo studio dell’avvocato CARMINE DI

ZENZO, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLO

BARABINO giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA D.V.P.P. SNC, non in proprio ma in qualità di

Agente Raccomandatario nella persona del suo Amministratore e Legale

Rappresentante pro tempore D.V.P., elettivamente domiciliata

in ROMA, VIALE LIEGI 7, presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO

LUIGI CONTI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

LUCIO RAVERA giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 99/2015 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 26/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/06/2016 dal Consigliere Dott. ANNAMARIA AMBROSIO;

udito l’Avvocato PAOLO BARABINO;

udito l’Avvocato ADRIANO AURELI per delega;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SOLDI Anna Maria, che ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza n. 99 del 26.01.2015 la Corte di appello di Genova ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dalla Rimorchiatori Spezzini Riuniti s.r.l. (di seguito, brevemente, Rimorchiatori Spezzini) nei confronti della Agenzia D.V.P.P. s.n.c. (di seguito, brevemente, Agenzia D.V.) avverso la sentenza in data 25.11.2009 con la quale il Tribunale di La Spezia aveva rigettato sia la querela di falso proposta in via incidentale dalla Rimorchiatori Spezzini avverso la relata di notifica del titolo esecutivo e del precetto intimatole in data (OMISSIS) dalla Agenzia D.V.P., sia l’opposizione agli atti esecutivi proposta dalla medesima società appellante, sul presupposto dell’omessa contestuale notifica del titolo esecutivo e del precetto.

Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Rimorchiatori Spezzini, svolgendo unico motivo, illustrato anche da memoria.

Ha resistito l’Agenzia D.V., depositando controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. La Corte territoriale – premesso che era stata eccepita l’inammissibilità del gravame, per avere la sentenza impugnata deciso una causa di opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. – ha considerato irrilevante la circostanza che, con la medesima sentenza, il Tribunale avesse deciso anche sulla querela di falso, rigettandola per mancanza di prova. In particolare ha osservato che la querela era strettamente finalizzata alla domanda di illegittimità dell’esecuzione forzata intrapresa dalla Agenzia D.V. ed era, dunque, esclusivamente, funzionale all’accoglimento dell’opposizione al precetto, soggiacendo di conseguenza alla regola della non impugnabilità di cui all’art. 618 c.p.c..

2. Con l’unico motivo di ricorso si denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 225, 226, 339 e 618 c.p.c. (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3). Al riguardo parte ricorrente deduce che la Corte di appello avrebbe dovuto pronunciare sul merito della querela di falso, attesa l’autonomia di tale giudizio e la soggezione della relativa statuizione alla regola generale dell’appellabilità.

2.1. In sostanza non è in discussione – e sul punto vi è ormai giudicato – la qualificazione dell’azione proposta come opposizione ex art. 617 c.p.c., nonchè l’applicabilità alla stessa della regola di non appellabilità di cui all’art. 618 c.p.c.. Ciò di cui la ricorrente si duole è che la statuizione di inammissibilità abbia “colpito” anche la parte della sentenza di primo grado che aveva statuito sulla querela di falso proposta in via incidentale (rigettandola per difetto di prova); e ciò sebbene si trattasse di una statuizione “autonoma”, che andava impugnata con l’appello, ancorchè l’opposizione agli atti esecutivi dovesse essere impugnata per cassazione.

3. Il ricorso va rigettato.

In via di principio è sicuramente corretta e conforme alla giurisprudenza di questa Corte l’affermazione, su cui si basa il ricorso, secondo cui quella sulla querela di falso non è una sentenza parziale (cioè non definitiva), ma rappresenta l’epilogo di un procedimento che pur se attivato in via incidentale, è comunque autonomo e ha per oggetto l’accertamento della falsità o meno di un atto avente fede privilegiata, con la conseguenza che detta sentenza è soggetta agli ordinari mezzi di impugnazione; e ciò anche nell’ipotesi in cui il procedimento di merito nel cui ambito l’atto sia stato prodotto si configuri come un procedimento speciale, ovvero abbia come epilogo una sentenza non soggetta ad appello (Cass. 28 maggio 2007, n. 12399).

Senonchè la Corte di appello, lungi dal contraddire tale principio, ha evidenziato come nel caso di specie, la querela di falso (relativa – come si è accennato nella parte espositiva – all’attestazione della contestuale notifica del precetto e del titolo esecutivo, che era contestata dall’opponente, costituendo la ragione dell’opposizione ex art. 617 c.p.c.) era strettamente finalizzata all’opposizione agli atti esecutivi “con la conseguenza che l’asserita erroneità della decisione sulla querela di falso – che è stata respinta dalla sentenza di primo grado – si risolverebbe in un vizio della sentenza avente ad oggetto pur sempre l’opposizione agli atti esecutivi, sentenza che non è appellabile, ma ricorribile per cassazione”.

3.2. Orbene in relazione a siffatto profilo motivazionale che risulta, per il vero, centrale nella decisione impugnata, nessuna pertinente censura è stata formulata dalla ricorrente, la quale ha impostato il ricorso sull’appellabilità della statuizione di falso, obliterando il dato che la querela di falso costituiva, per così dire, nel caso specifico, “la sostanza stessa” dell’opposizione e così trascurando la reale portata del decisum che – sia pure in maniera non particolarmente perspicua – esprime una valutazione di sopravvenuta irrilevanza della querela di falso proposta in via incidentale, una volta intervenuto il giudicato sull’opposizione agli atti cui la querela stessa era esclusivamente funzionale. In altri termini l’originaria valutazione di rilevanza della querela, rispetto al giudizio di opposizione nel cui ambito venne proposta, ha finito per “cedere” alla considerazione del giudicato sull’opposizione stessa; il che si traduce, inevitabilmente, come è stato rilevato dal P.G. in udienza, in una carenza di interesse all’impugnazione sulla querela di falso.

3.2. E’ il caso di precisare che, nelle note di replica alle conclusioni del P.G., la ricorrente ha opposto di avere un concreto interesse alla pronuncia sulla querela di falso, affermando addirittura che fosse “ineluttabile lasciar.. passare in giudicato” la sentenza di rigetto dell’opposizione per poter poi impugnare con il rimedio straordinario di cui all’art. 395 c.p.c., comma 2, la sentenza stessa, una volta che la querela avesse avuto esito positivo.

Senonchè – a prescindere dalla novità dell’argomentazione che, se del caso, avrebbe dovuto essere svolta in ricorso e, ancor prima, essere “spesa” innanzi alla Corte di appello – la tesi difensiva si infrange contro la considerazione che, anche a volere assumere una nozione lata di “prova falsa” (posto che nella specie, trattasi, piuttosto, di un atto esecutivo, di cui è stata contestata, con l’opposizione, la regolarità formale), per un verso, non era affatto ineluttabile impugnare, con un mezzo inammissibile, la sentenza di opposizione agli atti esecutivi e, per altro verso, il rimedio straordinario della revocazione, proprio perchè tale, postula un vizio non conosciuto (o non conoscibile dalla parte) e che la stessa non sarebbe stata, perciò, in grado di far valere nello stesso processo.

In conclusione il ricorso va rigettato.

Le spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo alla stregua dei parametri di cui al D.M. n. 55 del 2014, seguono la soccombenza.

Infine, dal momento che il ricorso risulta notificato successivamente al termine previsto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 18, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla citata L. n. 228 del 2012, art. 1, coma 17.

PQM

La Corte rigetta il ricorso il ricorso e condanna parte ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 2.700,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi) oltre accessori come per legge e contributo spese generali; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento a carico della parte ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 21 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 17 ottobre 2016

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