Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20920 del 05/08/2019

Cassazione civile sez. lav., 05/08/2019, (ud. 18/06/2019, dep. 05/08/2019), n.20920

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 7488-2016 proposto da:

P.P., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dagli avvocati PAOLA GIANNANGELI, ANGELO TENAGLIA;

– ricorrente –

contro

ARTA ABRUZZO – AGENZIA REGIONALE PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE, in

persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliata in ROMA

PIAZZA CAVOUR presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato LAURA CASTELLANO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 871/2015 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 10/09/2015 R.G.N. 343/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/06/2019 dal Consigliere Dott. CATERINA MAROTTA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO Rita, che ha concluso per l’estinzione del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ricorso del 29/2/2014 al Tribunale di Pescara P.P., assunto dall’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente dell’Abruzzo dall’1/7/2002 al 31/12/2013 con plurimi contratti di collaborazione coordinata e continuativa, con contratti di lavoro subordinato a termine e di somministrazione, risultato vincitore, con graduatoria approvata nel marzo del 2011, del concorso indetto dall’ARTA per l’assunzione a tempo indeterminato di un assistente tecnico categoria C, VI livello – perito elettrotecnico, e mai assunto per essere stata la stipula del contratto procrastinata al 2015, conveniva in giudizio l’Agenzia per sentir accertare il suo diritto all’assunzione.

2. Il Tribunale respingeva la domanda.

3. La decisione era confermata dalla Corte d’appello di L’Aquila.

Riteneva la Corte territoriale che il rinvio dell’assunzione non fosse in assoluto precluso dalla legge che lo consente a fronte di comprovate necessità organizzative e che, nella specie, la scelta di procrastinare al 2015 l’assunzione del P. fosse dipesa non solo dalle valutazioni di carattere organizzativo espresse dall’Agenzia nella Delib. n. 186 del 2013 ma anche da una sopravvenuta situazione soggettiva riguardante il P. che, in concorso con altri soggetti, si era trovato ad essere imputato in un procedimento penale I per avere falsificato la prova concorsuale in relazione alla quale aveva azionato il diritto all’assunzione.

4. Avvero tale sentenza P.P. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

5. L’ARTA ha resistito con controricorso.

6. Successivamente il ricorrente ha depositato atto di rinuncia al ricorso, accettata dal controricorrente.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. L’intervenuta rinuncia al ricorso comporta, ex art. 391 c.p.c., l’estinzione del processo, senza pronuncia sulle spese vista l’accettazione manifestata da parte controricorrente.

2. Il tenore della pronuncia, che è di estinzione e non di rigetto o di inammissibilità od improponibilità, esclude l’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, prevedente l’obbligo, per il ricorrente non vittorioso, di versare una somma pari al contributo unificato già versato all’atto della proposizione dell’impugnazione, trattandosi di norma lato sensu sanzionatoria e comunque eccezionale ed in quanto tale di stretta interpretazione (cfr. Cass. 30 settembre 2015, n. 19560).

P.Q.M.

La Corte dichiara l’estinzione del processo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 18 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2019

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