Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20899 del 17/10/2016


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Cassazione civile sez. III, 17/10/2016, (ud. 05/05/2016, dep. 17/10/2016), n.20899

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Presidente –

Dott. SPIRITO Angelo – rel. Consigliere –

Dott. AMBROSIO Annamaria – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 16761/2013 proposto da:

D.B.P., (OMISSIS), B.E., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA LUIGI CANINA 6, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO

PAVIOTTI, che li rappresenta e difende giusta procura speciale

notarile;

– ricorrenti –

contro

BANCA CREDITO COOPERATIVO MANZANO SOCIETA’ COOPERATIVA, in persona

del Presidente del Consiglio di Amministrazione e legale

rappresentante Z.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

GREGORIO VII 466, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE SALVATORE

COSSA, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIUSEPPE

CAMPEIS giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

BU.VA., FONDIARIA SAI SPA (OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 125/2013 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 26/02/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/05/2016 dal Consigliere Dott. ANGELO SPIRITO;

udito l’Avvocato FULVIO LUZZI CONTI per delega;

udito l’Avvocato GIUSEPPE CAMPEIS;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUZIO Riccardo, che ha concluso per il rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il B. e la D.B. agirono contro la Banca di Credito Coop. di Manzano per l’accertamento della nullità dei rapporti o l’inadempimento del prestatore di servizi finanziari e per la restituzione di somme affidate a quell’istituto di credito per l’investimento in valori immobiliari, oltre al ristoro per il mancato guadagno promesso dall’intermediatore. Costituitasi, la banca eccepì la propria estraneità al rapporto in questione e chiamò in causa il Bu. (il funzionario al quale gli attori avevano affidato le somme in più riprese e che aveva promesso loro un rendimento minimo annuo) al quale attribuì l’esclusiva responsabilità dei rapporti professionali tenuti con gli attori stessi al di fuori delle sue mansioni lavorative; chiamò in causa, altresì, la propria compagnia assicuratrice (Fondiaria spa).

Il tribunale di Udine accolse la domanda nei soli confronti del Bu., ma respinse quella verso la banca. La sentenza è stata confermata dalla Corte d’appello di Trieste.

Il B. e la D.B. propongono ricorso per cassazione in tre motivi. Risponde con controricorso la Banca di Credito Coop. di Manzano. Ambedue le parti hanno depositato memorie per l’udienza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il primo motivo (violazione art. 345 c.p.c.) si riferisce al punto in cui la sentenza impugnata ha dichiarato l’appello inammissibile “con riferimento alle nuove allegazioni supportate da nuova documentazione risalente al (OMISSIS), inoltre, per sua stessa natura, non decisiva ai fini del decidere, attesa la incerta fonte di provenienza delle notizie propalate dall’organo di stampa” (pag. 37).

I ricorrenti riproducono il testo di alcuni articoli pubblicati sulla stampa locale nell’anno (OMISSIS), nei quali si dava conto del procedimento penale promosso nei confronti di alcuni dirigenti della banca per “avere consentito sistematiche infrazioni agli obblighi di segnalazione di operazioni sospette e di identificazione dei soggetti per conto dei quali le svolgevano” e si spiegava che questa era una “vera e propria filosofia d’azione applicata con assoluta costanza”. Sostengono, dunque, che la fonte di provenienza delle notizie non era affatto incerta e che il quadro di fatto sul quale era originariamente fondata l’azione era sostanzialmente omogeneo rispetto a quanto sostenuto in appello (sul punto sono trascritti brani dell’atto di citazione e di quello d’appello), così intendendo dimostrare che la domanda in appello non era affatto nuova.

Il motivo è inammissibile, siccome fondato su censure del tutto estranee rispetto a quelle ammesse per il giudizio di cassazione. Il giudice, nel motivato esercizio del proprio (esclusivo) potere d’interpretazione degli atti processuali, spiega che l’azione non era stata originariamente fondata su un quadro di fatto concernente l’esistenza di una strategia bancaria avente ad oggetto l’investimento parallelo riservato a clientela selezionata, bensì sul rapporto personale instaurato con il Bu.; che, inoltre, dall’istruttoria svolta non era affatto emersa una “normalità di investimenti”. Ad ogni buon conto, pur tralasciando la questione della novità o meno della domanda (o, comunque, del quadro di fatto sulla quale era basata), i ricorrenti neppure spiegano l’inferenza che potrebbero avere sull’esito del giudizio le surriferite notizie di stampa e, più in particolare, un eventuale procedimento penale del quale neppure è detta la conclusione.

Altrettanto inammissibile è il secondo motivo (violazione di legge e vizio della motivazione), siccome confusamente reintroduce una serie di questioni di fatto concernenti il ruolo svolto dal Bu. e la riferibilità del suo operato alla banca; questioni tendenti alla rivalutazione delle prove emerse nel corso della causa ed a conseguire un diverso giudizio nel merito della controversia.

Altrettanto va detto quanto al terzo motivo, nel quale è contestata la condanna alle spese dei ricorrenti in favore della compagnia assicuratrice chiamata in giudizio dalla banca (chiamata in giudizio che il giudice ha accertato essere stata opportuna, per il caso in cui la domanda principale fosse stata accolta, non temeraria, nè manifestamente illogica).

Il conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 8.200,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 5 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 17 ottobre 2016

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