Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20885 del 07/09/2017


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Cassazione civile, sez. I, 07/09/2017, (ud. 19/04/2017, dep.07/09/2017),  n. 20885

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPPI Aniello – Presidente –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere –

Dott. GENOVESE Francesco A. – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28313/2013 proposto da:

(OMISSIS) s.p.a.,con socio unico in liquidazione (c.f. (OMISSIS)), in

persona del liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliata in

Roma, via Andrea Vesalio n. 22, presso l’avvocato Irti Natale, che

la rappresenta e difende unitamente agli avvocati Grossi Dante, Irti

Alfredo, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Fallimento della s.p.a. (OMISSIS), con socio unico in liquidazione,

in persona dei curatori Dottori B.C., Be.Pi. e

T.F., elettivamente domiciliato in Roma, via Panama n.

74, presso l’avvocato Valentino Pierluigi, rappresentato e difeso

dall’avvocato Bosticco Paolo, giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

contro

Equitalia Nord s.p.a., incorporante la Equitalia Esatri s.p.a., in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in Roma, via Federico Cesi n. 21, presso l’avvocato

Torrisi Salvatore, rappresentata e difesa dall’avvocato Fiertler

Giuseppe, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4069/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 12/11/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/04/2017 dal Cons. Dott. ALDO ANGELO DOLMETTA (est.);

lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. SALVATO Luigi, che chiede che la Corte

rigetti il ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

(OMISSIS), s.p.a. in liquidazione, impugna per cassazione la sentenza della Corte di Appello di Milano che ha rigettato il reclamo proposto avverso la sentenza dichiarativa del fallimento della società stessa, a sua volta emessa dal Tribunale di Milano con pronuncia 24 maggio 2013, n. 516/2013.

Contro il ricorso resiste il Fallimento (OMISSIS), che ha depositato apposito controricorso; e pure resiste, con proprio controricorso, Equitalia Nord s.p.a., creditore istante per la dichiarazione di fallimento.

La società ricorrente e il Fallimento hanno anche depositato memorie ex art. 380 bis c.p.c..

Il ricorso, formulato dalla s.p.a. (OMISSIS), viene ad articolare tre motivi.

Il primo motivo, intestato nella violazione delle norme della L. Fall., artt. 5,15 e 18, assume che la sentenza della Corte territoriale ha errato nel prendere in considerazione delle circostanze ed evenienze (trattasi, in particolare, di taluni debiti tributari) che non erano state rilevate dalla sentenza dichiarativa.

Il secondo motivo, che censura la violazione delle norme della L. Fall., artt. 5 e 18, rileva in sostanza che la Corte territoriale ha errato nel ritenere che tali norme consentano di accertare lo stato di insolvenza e dichiarare il fallimento dell’impresa anche sulla base di debiti tributari non accertati con sentenza definitiva del giudice tributario.

Il terzo motivo, ancora intestato nella violazione delle norme della L. Fall., artt. 5,15 e 18, afferma che la Corte ha errato nel “riconoscere come utile presupposto del fallimento il credito accertato dall’Agenzia delle Entrate, ma sub judice, senza onere di delibazione da parte del procedimento fallimentare circa la fondatezza del credito fiscale”.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso deve essere respinto.

Il primo motivo, in particolare, risulta infondato. E’ orientamento consolidato di questa Corte, invero, che – nel caso di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento – non trovino applicazione i limiti previsti per l’appello in generale dalle norme degli artt. 342 e 345 c.p.c.. Il relativo procedimento è quindi caratterizzato da un effetto devolutivo pieno, con riferimento alla situazione fattuale sussistente al momento della sentenza dichiarativa; e nel limite della stessa. Cfr. in proposito, tra le altre, le pronunce di Cass., 22 dicembre 2016, n. 26771; di Cass., 5 ottobre 2015, n. 19790; di Cass., 25 maggio 2015, n. 10952; di Cass., 19 marzo 2014, n. 6306.

Il secondo motivo e il terzo motivo si manifestano inammissibili. In disparte ogni altro rilievo, va infatti rilevato che la sentenza della Corte territoriale ha ritenuto sussistente lo stato di insolvenza della s.p.a. (OMISSIS) sulla base di una serie distinte di ragioni, tra loro distinte e autonome. Nell’ambito di tale ragioni va rimarcato, in via segnata, lo svolgimento del raffronto complessivo tra il reale attivo patrimoniale presentato dalla società e il passivo a carico della stessa, come depurato dai debiti tributari (in genere e pure, e distintamente, da quelli oggetto di contestazione).

PQM

 

La Corte respinge il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 6.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza di presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 19 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 7 settembre 2017

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