Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20883 del 30/09/2020

Cassazione civile sez. II, 30/09/2020, (ud. 26/06/2020, dep. 30/09/2020), n.20883

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – rel. –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27792/2016 proposto da:

M.V., M.R., elettivamente domiciliati presso

la cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentati e difesi

dall’avv.to SABRINA MAUTONE;

– ricorrenti –

contro

D.G., elettivamente domiciliato in Avellino, via Mancini

n. 128, presso lo studio dell’avv.to ANNIBALE SCHETTINO, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

MO.IT.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1624/2016 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 20/04/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/06/2020 dal Consigliere Dott. LUCA VARRONE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. M.C. citava in giudizio Mo.It. ed il figlio D.G. per accertare la nullità dell’atto di donazione dell’immobile sito in (OMISSIS), identificato al catasto al foglio uno, particella (OMISSIS), in quanto in tale atto era contenuta la dichiarazione della donante di avere usucapito l’immobile per averlo posseduto pacificamente ed indisturbatamente animo domini per oltre un ventennio. Il M. assumeva che tale dichiarazione era falsa perchè lo stesso donatario D., con dichiarazione dell’11 luglio 1990 resa al de cuius Ma.To., aveva espressamente riconosciuto di utilizzare il suddetto immobile a titolo di comodato precario gratuito.

2. Il Tribunale di Avellino rigettava la domanda ritenendo che l’attore non avesse provato la sua qualità di erede di Ma.To., originario proprietario dell’immobile, poichè la documentazione fornita non era utilizzabile in quanto depositata tardivamente. Nel foliario del fascicolo di parte, infatti, non risultavano elencati nè il verbale di pubblicazione del testamento olografo, nè la dichiarazione di successione e, inoltre, su tali atti, rinvenuti nella produzione di parte, non era stato apposto un timbro di deposito.

3. M.C. proponeva appello avverso la suddetta sentenza, sostenendo che, a seguito dell’eccezione di carenza di legittimazione attiva, formulata con la memoria ex art. 184 c.p.c., alla successiva udienza, del 20 febbraio 2008, aveva tempestivamente provveduto a depositare la documentazione ritenuta inutilizzabile dal giudice di primo grado. Il fatto che i documenti non fossero riportati nell’indice della produzione di parte e non recassero alcun timbro di deposito era irrilevante, in quanto gli stessi erano stati depositati in udienza come risultava da relativo verbale. In subordine, evidenziava che, trattandosi di documentazione indispensabile, poteva essere prodotta in appello, ai sensi dell’art. 345 c.p.c..

Nel merito insisteva per l’accoglimento della domanda.

4. La Corte d’Appello di Napoli rigettava il gravame.

In particolare, il giudice dell’appello evidenziava che la documentazione comprovante la qualità dell’attore M.C. di erede di Ma.To. era stata depositata solo all’udienza del 20 febbraio 2008 e, dunque, oltre il termine di decadenza di cui all’art. 184 c.p.c., allora vigente. Pertanto, era corretta la statuizione del primo giudice che aveva ritenuto intempestiva la suddetta produzione documentale ed aveva rigettato la domanda per mancanza di prova della titolarità attiva del rapporto dedotto in lite. Secondo la Corte d’Appello, la questione relativa alla prova della qualità di erede dell’appellante atteneva non ad un difetto di legittimazione processuale quanto a un problema di titolarità attiva del rapporto. Tale eccezione di merito in senso stretto era stata tempestivamente e compiutamente sollevata dai convenuti sin dalla comparsa di costituzione e risposta, mentre spettava all’attore dare la prova della titolarità attiva del rapporto dedotto in lite, depositando entro il termine di decadenza la documentazione necessaria. Il M. aveva depositato la suddetta documentazione tardivamente ed in appello la stessa non poteva essere prodotta neppure costituendo documentazione indispensabile per la decisione. La Corte d’Appello osservava, infatti, che, ai fini dell’ammissibilità in appello di documentazione, la valutazione della indispensabilità della stessa poteva essere effettuata solo qualora la parte non avesse potuto produrre la medesima documentazione per causa ad essa non imputabile, altrimenti l’ammissione di prove e documenti si sarebbe tradotta in una surrettizia remissione in termini.

5. M.R. e M.V., in qualità di eredi dell’originario attore M.C., hanno proposto ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza sulla base di un motivo di ricorso.

6. D.G. ha resistito con controricorso.

7. La ricorrente con memoria depositata in prossimità dell’udienza ha insistito nella richiesta di accoglimento del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. L’unico motivo di ricorso è così rubricato: violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, omesso esame di un fatto decisivo, violazione e falsa applicazione dell’art. 2119 c.c., violazione e falsa applicazione dell’art. 2059 c.c., artt. 2,29,30 e 32 Cost., artt. 115 e 116 c.p.c.. Vizio di ultrattività.

La censura si incentra sulla declaratoria di inammissibilità nel giudizio di appello della documentazione probatoria che comprovava effettivamente come l’originario attore M.C. fosse erede di Ma.To..

A parere dei ricorrenti la suddetta documentazione era stata ritenuta inutilizzabile perchè non correttamente affoliata e non perchè tardiva. Pertanto, la stessa non era stata giudicata presente e valutabile dal punto di vista processuale e, dunque, in sede di appello le certificazioni prodotte avrebbero dovuto essere considerate nuove e di conseguenza valide ed utilizzabili ai fini del decidere. Erano stati rispettati, peraltro, i presupposti per la produzione in appello di nuovi documenti.

1.2 Il motivo è inammissibile.

Il presupposto da cui muovono i ricorrenti secondo cui la documentazione non era stata ammessa dal Tribunale perchè non affoliata e non perchè tardiva non corrisponde a quanto risulta dalla motivazione della sentenza. La Corte d’Appello, infatti, nello svolgimento del processo riporta che il Tribunale ha ritenuto la documentazione prodotta dalla ricorrente, attestante la sua qualità di erede, inutilizzabile perchè tardiva, in quanto non affoliata e priva del timbro di deposito.

I ricorrenti non hanno allegato al ricorso la sentenza di primo grado, nè la suddetta sentenza risulta presente nel fascicolo di parte e in atti non vi è alcun elemento dal quale desumere che la documentazione attestante la qualità di erede dell’attore fosse stata prodotta tempestivamente nel giudizio di primo grado e che la sentenza del Tribunale l’aveva dichiarata inammissibile perchè non affoliata.

Risulta preclusa, pertanto, la possibilità di sindacare quanto affermato nella sentenza impugnata rispetto alla censura sollevata con il motivo in esame. D’altra parte, la tesi dei ricorrenti non si confronta neanche con la ratio della motivazione della sentenza impugnata dalla quale si comprende che, a fronte del motivo di appello con il quale i ricorrenti avevano sostenuto espressamente di aver depositato la documentazione all’udienza del 20 febbraio 2008, a seguito dell’eccezione sollevata dalla controparte, la Corte d’Appello aveva confermato la declaratoria di tardività del deposito fatta dal primo giudice.

1.3 Da quanto detto discende l’inammissibilità anche dell’ulteriore doglianza circa la possibilità di ammettere la documentazione nel giudizio di appello in quanto “nuova”, ai sensi dell’art. 345 c.p.c..

Deve, infatti, farsi applicazione del seguente principio di diritto: “In tema di produzione di nuovi documenti in appello, ai sensi dell’art. 345 c.p.c., comma 3, nella disciplina, ratione temporis applicabile, anteriore alla novella di cui al D.L. n. 83 del 2012, conv., con modif., nella L. n. 134 del 2012, l’eventuale indispensabilità dei documenti nuovi (nella specie, una scheda testamentaria) è suscettibile di valutazione solo se la loro ammissione non sia stata richiesta in precedenza – nella specie, rigettata per la tardività della produzione, con esclusione, altresì, della sussistenza dei presupposti per la rimessione in termine” (Sez. 2, Sent. n. 7410 del 2016).

2. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

3. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

4. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente principale di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 1.500, più Euro 200 per esborsi.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente principale di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 26 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 settembre 2020

 

 

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