Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20837 del 14/10/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. VI, 14/10/2016, (ud. 08/06/2016, dep. 14/10/2016), n.20837

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9736-2015 proposto da:

C.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA APRICALE 31,

presso lo studio dell’avvocato MASSIMO VITOLO, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIUSEPPE LANCIAPRIMA giusta procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI GIULIANOVA, in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato ENRICO IOANNONI

FIORE giusta procura in calce controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1767/2014 del TRIBUNALE di TERAMO, depositata

il 09/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza

dell’08/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. PICARONI ELISA.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che il sig. C.C. ricorre, con due motivi, per la cassazione della sentenza del Tribunale di Teramo, depositata il 9 dicembre 2014 e notificata Il 10 febbraio 2015, che, in riforma della sentenza del Giudice di pace di Giulianova n. 195 del 2013, ha rigettato l’opposizione al verbale di contestazione della violazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 142, comma 8, rilevata a mezzo di apparecchio elettronico su un tratto di strada in pendenza;

che, per quanto ancora di rilievo in questa sede, il Tribunale ha ritenuto fondati i motivi di appello concernenti il riparto dell’onere della prova del corretto posizionamento e funzionamento del dispositivo di rilevazione della velocità, e ha rigettato i rimanenti motivi di opposizione, dichiarati assorbiti dal Giudice di pace, riproposti in appello;

che, secondo il Tribunale, l’efficacia probatoria degli strumenti elettronici di rilevazione della velocità non veniva meno fino a quando la parte opponente non avesse offerto la prova contrarla, sub specie di difetto di costruzione, installazione o funzionalità ovvero di situazioni comunque ostative al regolare funzionamento, e tale prova non sussisteva;

che, inoltre, nel verbale di contestazione si dava atto della perfetta funzionalità dell’apparecchio di rilevazione come da verifica degli agenti accertatori a mezzo del sistema integrato di autodiagnosi, e l’Amministrazione aveva prodotto il decreto ministeriale di omologa degli apparecchi utilizzati;

che era generico e comunque infondato il motivo di opposizione riguardante la mancanza di segnalazione dell’apparecchio rilevatore di velocità, sulla base di quanto indicato nel verbale redatto in occasione di servizio di controllo in data 15 gennaio 2013, facente prova fini a querela di falso, e dei rilievo fotografici prodotti;

che resiste con controricorso il Comune di Giulianova.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione in forma semplificata;

che con il primo motivo è dedotta violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 142, comma 8, del D.P.R. n. 495 del 1992, art. 345, comma 1, del D.M. 29 ottobre 1997, art. 4, dell’art. 115 c.p.c., della L. n. 168 del 2002, art. 4, commas 1 e si contesta che l’onere della prova del corretto posizionamento dell’apparecchio di rilevazione della velocità, su tratto di strada in pendenza, incombeva sull’Amministrazione comunale, e che era del tutto Irrilevante, in questa prospettiva, l’avvenuta verifica della funzionalità dell’apparecchio, da parte degli agenti accertatori, con il sistema dell’autodiagnosi, che riguardava il funzionamento interno dell’apparecchio;

che, a fronte della specifica contestazione dell’opponente, Il Comune non aveva dimostrato la correttezza del posizionamento dell’apparecchio, nè se lo stesso fosse dotato di inclinometro;

che la doglianza è infondata;

che non sussiste a carico dell’Amministrazione l’onere di dimostrare il corretto posizionamento dell’apparecchio di rilevazione, trattandosi di elemento non essenziale ai fini della validità dell’accertamento;

che l’efficacia probatoria degli apparecchi di rilevazione elettronica della velocità viene meno soltanto se si accertino condizioni ostative al regolare funzionamento, quali il difetto di costruzione, installazione o funzionalità, nella specie inesistenti;

che, come evidenziato dal Tribunale, il verbale di contestazione contiene l’indicazione della avvenuta verifica della funzionalità dell’apparecchio, da parte degli agenti accertatori, e la produzione in giudizio, da parte dell’Amministrazione, del decreto ministeriale di omologa degli apparecchi utilizzati;

che con il secondo motivo è dedotta violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 146, comma 6-bis, della L. n. 168 del 2002, art. 4, comma 1, e si contesta che il dispositivo di rilevazione non era facilmente visibile in ragione del posizionamento subito dopo una curva a destra, e dell’assenza di segnali luminosi e cartellonistica di presegnalazione;

che la doglianza è inammissibile;

che il ricorrente contesta sotto il profilo della violazione di legge un accertamento in fatto – nella specie, la segnalazione della postazione di controllo a mezzo dispositivo di rilevazione della velocità – di spettanza del giudice di merito, sindacabile in sede di legittimità solo nei limiti della congruità della motivazione (ex plurimis, Cass., sez. 1, sentenza n. 22579 del 2014);

che al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente alle spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo;

che sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 850,00, di Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2 della Corte suprema di Cassazione, il 8 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA