Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2081 del 25/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 25/01/2022, (ud. 14/12/2021, dep. 25/01/2022), n.2081

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30785-2019 proposto da:

BRADANICA ALIMENTARI SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA

della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difeso dall’avvocato

FERNANDO RUSSO;

– ricorrente –

contro

C.S., C.G., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA LUCREZIO CARO 62, presso lo studio

dell’avvocato VALENTINO FEDELI, che li rappresenta e difende;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1324/2019 dello CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 06/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 14/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARILENA

GORGONI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Bradanica Alimentari SRL ricorre, formulando tre motivi, per la cassazione della sentenza n. 1324/2019 della Corte d’Appello di Bari, resa pubblica il 6 giugno 2019.

Resistono con controricorso C.G. e C.S..

La ricorrente espone in fatto di aver convenuto in giudizio, dinanzi al Tribunale di Trani, C.G. e C.S., per ottenerne la condanna al risarcimento per responsabilità extracontrattuale dipendente dal loro concorso nell’inadempimento del preliminare di compravendita stipulato precedentemente con C.M., zio dei convenuti.

L’immobile oggetto del preliminare era stato, infatti, alienato ai convenuti dal promittente alienante con atto trascritto il giorno precedente quello con cui l’odierna ricorrente aveva provveduto a trascrivere la domanda giudiziale nei confronti di C.M., volta ad ottenere una sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c..

Asseriva che il concorso era desumibile da un complesso di circostanze: i) il rapporto di parentela tra venditore e acquirenti, la conoscenza all’atto della stipulazione dell’atto di vendita, trascritto il 29 marzo 2011, dell’azione ex art. 2932 c.c., da essi intrapresa con atto di citazione del 18 marzo 2011; ii) la trascrizione del contratto di compravendita avvenuta in data 29 marzo 2011, cioè il giorno prima quello della trascrizione della domanda giudiziale; iii) la comunicazione da parte del proprio rappresentante legale ai fratelli C. della precedente stipulazione del contratto preliminare.

I convenuti sostenevano, invece, che l’atto di compravendita del (OMISSIS) aveva ad oggetto un unico cespite detenuto, a titolo di locazione, a far data dal (OMISSIS), da C.G., il quale vi aveva esercitato l’attività commerciale di vendita di legnami all’ingrosso, e che dal 2005 nel contratto era subentrato anche C.S., svolgendo attività di vendita di mobili e di articoli di arredamento; in seguito, esercitando il diritto di prelazione loro riconosciuto dalla disciplina in materia di locazione di immobili per uso non abitativo, avevano acquistato il bene in questione. Chiedevano, inoltre, la condanna della società attrice ex art. 96 c.p.c..

Il Tribunale di Trani rigettava la domanda principale e quella riconvenzionale e regolava le spese di lite ponendole a carico della società attrice.

La Corte d’Appello di Bari, con la sentenza oggetto del presente ricorso, rigettava l’appello proposto dalla società Bradanica Alimentari. In particolare, per quanto ancora di interesse, la Corte territoriale riteneva ricorrente la responsabilità extracontrattuale dei due fratelli C., ma considerava non dimostrata la ricorrenza di un danno conseguenza risarcibile. L’appellante – si legge in sentenza “aveva l’onere di provare la sussistenza dello stesso, che non poteva essere considerato “in re ipsa”. Il danno “in re ipsa” è quello determinato dall’inadempimento contrattuale, ad opera del promittente venditore (…) già risarcito tramite il versamento del doppio della caparra confirmatoria (…). Manca, invece, la prova rigorosa di un danno concreto subito dalla Bradanica alimentari SRL ad opera dei germani C., oggetto della pretesa risarcitoria. L’appellante, nell’atto di impugnazione, ritiene di individuare il danno nella differenza tra il prezzo pattuito nel preliminare di vendita (Euro 160.000,00) ed il prezzo contenuto nell’atto di vendita (Euro 190.000,00); con il seguente ragionamento: se la SRL avesse acquistato l’immobile e poi lo avesse rivenduto, avrebbe lucrato la somma di Euro 30.000,00. Tuttavia questa ipotesi è meramente teorica, non essendovi elementi per ritenere che rientrasse nell’attività della SRL quella di compravendita e commercializzazione di beni immobili”.

Avendo ritenuto sussistenti le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta, che è stata ritualmente notificata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza dell’a Corte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo la società ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

Secondo la ricorrente, il danno andava individuato, applicando la giurisprudenza in tema di doppia alienazione immobiliare, nella differenza tra il prezzo pattuito e il valore del bene al momento dell’inadempimento e, pertanto, diversamene da quanto ritenuto dalla Corte territoriale, esso era stato esattamente determinato e provato nel suo preciso ammontare, stante l’allegazione del preliminare, ove il prezzo era stabilito in Euro 160.000,00, e del contratto definitivo, ove il corrispettivo pattuito era stato di Euro 190.000,00. Pertanto, la Corte d’Appello sarebbe incorsa in error in procedendo, per violazione dell’art. 115 c.p.c., ritenendo che non fosse stata fornita la prova del danno sofferto ed incorrendo nell’erronea percezione del compendio probatorio.

Il motivo non può essere accolto.

Innanzitutto, va osservato che nel caso di specie non rileva affatto il denunciato errore di percezione – che quand’anche sussistente giustificherebbe la richiesta di revocazione della sentenza -: la statuizione della Corte d’Appello non ha affatto travisato il contenuto delle prove offerte, ma ha ritenuto che la prova fornita – la allegazione della differenza tra il corrispettivo pattuito per il preliminare e quello dell’atto di compravendita dello stesso immobile ai fratelli C. – non avesse il carattere della prova rigorosa del danno concretamente subito dall’appellante.

Il che significa che la censura mossa alla sentenza impugnata è eccentrica rispetto alla ratio giustificativa della decisione reiettiva.

2. Con il secondo motivo la società lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 1223 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

La tesi della ricorrenti è che ai finii risarcitori rilevasse solo l’imputabilità dell’inadempimento da parte del promittente venditore, mentre l’accertata cooperazione nello stesso da parte di successivi terzi acquirenti, a titolo di responsabilità extracontrattuale, non avrebbe dovuto determinare una differente quantificazione del danno per i medesimi responsabili; di conseguenza, il danno lamentato non avrebbe dovuto considerarsi come una mera ipotesi, bensì quello derivante causalmente dall’illecito ex art. 1223 c.c..

La statuizione di rigetto della domanda risarcitoria per difetto di prova del danno asseritamente subito quale conseguenza della responsabilità contrattuale dei fratelli C. è aggredita, con questo motivo, sotto il profilo della violazione dell’art. 1223 c.c., e l’argomentazione a supporto di quanto affermato è che la giurisprudenza di questa Corte avrebbe non solo esteso i principi regolatori della fattispecie della doppia alienazione immobiliare a quella per cui è causa, cioè alla mancata stipulazione del contratto definitivo per trasferimento della titolarità del diritto di proprietà a terzi, ma avrebbe anche individuato il danno conseguente alla responsabilità individuata, facendolo coincidere con la differenza tra il corrispettivo pattuito nel preliminare e quello oggetto del contratto definitivo di vendita a terzi.

Ulteriore errore imputato alla sentenza impugnata è quella di aver distinto il danno oggetto di richiesta risarcitoria per inadempimento contrattuale da quello domandato nei confronti dei terzi responsabili a titolo contrattuale.

Sebbene parte ricorrente non censuri formalmente la sentenza impugnata per avere ravvisato una responsabilità extracontrattuale a carico dei fratelli C., nella sostanza la censura tende ad una sottovalutazione della differenza tra il titolo di responsabilità del promissario acquirente e quello dei secondi acquirenti.

Si tratta, invero, di una tesi che si nutre di parte degli argomenti di quella corrente dottrinaria che ha sempre sostenuto che la conclusione di un contratto incompatibile con quello in precedenza concluso tra altre parti non dia luogo ad una autonoma fattispecie risarcitoria, dovendosi definire solo in concorso con il comportamento inadempiente del contraente comune, fino a concludere nel senso della ricorrenza di un medesimo titolo – per inadempimento dell’obbligazione – di responsabilità, con i corollari che se ne vorrebbero far derivare.

La giurisprudenza di questa Corte – anche quella invocata, benché con una diversa finalità da parte ricorrente – differenzia i titoli di responsabilità, aderendo ad una diversa ricostruzione della fattispecie, secondo la quale l’inadempimento è solo quello imputabile all’alienante – cioè al promissario alienante nel caso di specie – mentre la responsabilità del secondo acquirente che, trascrivendo prioritariamente, si veda riconosciuto il diritto reale sul bene si realizza con il compimento di una fattispecie complessiva che ha tra i suoi elementi costitutivi l’inadempimento dell’alienante, l’acquisto di un diritto incompatibile con quello spettante sulla scorta del contratto al primo acquirente, o al promissario acquirente, e la priorità della trascrizione dell’atto di acquisto sì da prevalere, proprio per effetto del valore costitutivo dello strumento di pubblicità, nel conflitto di diritti che lo vede opposto al primo acquirente. L’acquisto di quest’ultimo, infatti, viene meno, non già per effetto dell’inadempimento dell’alienante, il quale, in base al principio nemo pluris transferre potest quam sibi habet, non avrebbe potuto realizzare l’effetto traslativo indipendente dall’antigiuridicità del suo comportamento – ma solo se il secondo acquirente ponga in essere tutti gli elementi costitutivi della fattispecie acquisitiva. La stipulazione dell’atto di compravendita da parte del soggetto che ambisce a diventare acquirente del bene è solo uno degli elementi costitutivi della fattispecie acquisitiva, ma, come si è detto, solo se egli prevale nell’adempimento dell’onere di trascrizione realizza a suo favore la fattispecie acquisiva e se ciò avviene all’interno di una fattispecie connotata da illiceità, stante la prova della consapevolezza della possibile lesione della posizione contrattuale del primo acquirente la responsabilità a lui ascrivile non trova la sua causa nell’inadempimento di un’obbligazione, bensì in un illecito extracontrattuale.

Il primo acquirente che si assuma danneggiato, ove agisca, come in questo caso nei confronti del secondo acquirente, e’, dunque, tenuto a dimostrare la ricorrenza di tutti gli elementi costitutivi dell’art. 2043 c.c..

La ricorrente, pur non mettendo in discussione il diverso titolo di responsabilità dei secondi acquirenti rispetto a quello del promissario acquirente, insiste sull’unicità del danno derivante dalla fattispecie risarcitoria e sulla inesistenza di una differente quantificazione del danno per i responsabili, ma omette di confrontarsi con la sentenza impugnata, dalla quale si evince che la società Bradanica aveva già ottenuto a titolo di risarcimento del danno dal promissario alienante il doppio della caparra confirmatoria. La Corte territoriale ha, infatti, affermato che la società Bradanica aveva già percepito il danno determinato dall’inadempimento contrattuale ad opera del promittente venditore, riconosciuto con la sentenza del Tribunale di Trani n. 1161 del 2016, sia pure impropriamente definito dalla Corte d’Appello danno in re ipsa.

Il fatto stesso che la società Bradanica, già risarcita dal promittente alienante, abbia agito in giudizio per far valere la responsabilità aquiliana dei fratelli C. contraddice la premessa su cui la ricorrente argomenta la censura mossa alla sentenza impugnata e vale a destituire di fondamento la tesi, secondo cui il danno cagionato dal secondo acquirente sarebbe lo stesso provocato dal comportamento non iure del promissario alienante e quantificabile allo stesso modo. Che la premessa da cui muovono i ricorrenti sia evidentemente malposta e del tutto eccentrica rispetto alla sentenza impugnata si evince dalla seguente affermazione: “l’accertata cooperazione… da parte dei successivi acquirenti… non determina una differente quantificazione del danno per i medesimi responsabili, di talché il danno lamentato dall’odierna ricorrente non riveste il carattere della mera ipotesi, bensì quello della derivazione causale diretta dall’illecito in virtù della disposizione di cui all’art. 1223 c.c.”.

3. Con il terzo ed ultimo motivo la ricorrente chiede, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., che questa Corte si pronunci nel merito e le riconosca il risarcimento del danno nella misura indicata.

Il motivo è assorbito.

4. Il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile.

5. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

6. Si dà atto della ricorrenza dei presupposti processuali per porre a carico della ricorrente l’obbligo del pagamento del doppio del contributo unificato, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese in favore dei controricorrenti, liquidandole in Euro 3.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello da corrispondere per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2022

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