Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20799 del 30/09/2020

Cassazione civile sez. VI, 30/09/2020, (ud. 04/03/2020, dep. 30/09/2020), n.20799

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19449-2018 proposto da:

RONDINE SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II 18,

presso lo STUDIO LEGALE GREZ & ASSOCIATI SRL, rappresentata e

difesa dall’avvocato DA PASSANO FILIPPO;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI GENOVA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato DE PAOLI LUCA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1795/6/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LIGURIA, depositata il 18/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 04/03/2020 dal Consigliere Relatore Dott. CROLLA

COSMO.

 

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1.La soc. Rondine srl proponeva ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Genova avverso gli avvisi di accertamento, emessi dal Comune di Genova ai fini ICI, per l’anno 2010, dell’importo di Euro 12.732,88, oltre sanzioni ed interessi quale differenza fra quanto corrisposto dalla contribuente e quanto l’Ufficio riteneva dovuto.

2.La Commissione Tributaria Provinciale accoglieva parzialmente il ricorso riconoscendo lo stato di inagibilità e la conseguente riduzione dell’ICI per 16 unità immobiliari.

3. La sentenza veniva impugnata dalla contribuente e la Commissione Regionale Tributaria della Regionale della Liguria rigettava l’appello ritenendo non fondate le censure sull’inesistenza della notifica per le ragioni espresse dal giudice di primo grado e corretta la maggiorazione dell’aliquota al 9 per mille essendo le unità immobiliari non utilizzate.

5. Avverso la sentenza della CTR la soc. Rondine srl ha proposto ricorso per Cassazione affidandosi a tre motivi.

Il Comune di Genova si è costituito depositando controricorso.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo di impugnazione la ricorrente deduce nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. Si sostiene che la CTR avrebbe, con riferimento al primo motivo di appello relativo alla inesistenza della notifica una illegittima motivazione per relationem

1.2 Con il secondo motivo viene dedotta nullità della sentenza ex art. 360 c.p.c., n. 4 per omessa pronuncia circa la questione dell’applicabilità della L. 431 del 1998, art. 2, comma 4 oggetto di specifico motivo di appello

1.2 La stessa censura viene prospettata come vizio di motivazione apparente con il terzo motivo.

11.3 Con il quarto motivo viene dedotta violazione e/o falsa applicazione della L. 431 del 1998, art. 2, comma 4 e del Reg. ICI per il Comune di Genova, art. 14 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

2. Il primo motivo è fondato con assorbimento degli altri tre motivi.

2.1 In tema di motivazione questa Corte ha, a più riprese, chiarito che ” la motivazione “per relationem” è legittima in tanto e in quanto il giudice di appello, richiamando nella sua pronuncia gli elementi essenziali della motivazione della sentenza di primo grado, non si limiti solo a farli propri, ma confuti le censure contro di essi formulate con i motivi di gravame, in modo che il percorso argomentativo desumibile attraverso la parte motiva delle due sentenze risulti appagante e corretto. In buona sostanza, la sentenza va giudicata priva di motivazione qualora contenga – anche ab implicito occorre dire – un mero rimando alla sentenza di primo grado, che si risolva in una acritica approvazione della decisione soggetta a controllo (Cass. 15483/ 2008, 31688/2018).

2.2 Nella fattispecie, la Commissione regionale pur a fronte di una specifica doglianza sviluppata dal contribuente con il primo motivo di appello si è limitata ad affermare che ” le censure riguardanti l’inesistenza della notifica dell’avviso di accertamento e della sua nullità per mancata sottoscrizione non sono fondate per i motivi espressi dai Giudici di prime cure”.

2.3 Sulla base di tali premesse la sentenza gravata va giudicata nulla per difetto del requisito di forma di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, n. 4 (applicabile alla sentenza di secondo grado per il disposto del successivo art. 61) e all’art. 118 disp. att. c.p.c. (applicabile al rito tributario in forza del generale rinvio operato dall’art. 1, comma 2, del citato decreto delegato), perchè risulta completamente priva della illustrazione dei motivi della decisione e, precisamente, dell’illustrazione delle critiche mosse dall’appellante alla sentenza di primo grado (riprodotte alle pag. da 15 a 17 del ricorso per cassazione, in osservanza dell’onere di autosufficienza) e delle considerazioni che hanno indotto la Commissione regionale a disattendere tali ragioni.

3. La sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio alla medesima CTR, in diversa composizione, anche per la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte:

– accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata, in relazione al motivo accolto, e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Liguria, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 4 marzo 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 settembre 2020

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