Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20795 del 30/09/2020

Cassazione civile sez. VI, 30/09/2020, (ud. 27/02/2020, dep. 30/09/2020), n.20795

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 31810/2018 R.G. proposto da:

S.A. (C. F. (OMISSIS)), rappresentato e difeso dall’Avv.

ARIGANELLO BRUNELLA, elettivamente domiciliato in Roma, Viale

Angelico, 261;

– ricorrente –

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi,

12;

– controricorrente –

contro

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio,

n. 1903/2018 depositata in data 26 marzo 2018.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio non partecipata

del 27 febbraio 2020 dal Consigliere Relatore Filippo D’Aquino.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Il contribuente S.A. ha impugnato un avviso di accertamento relativo al periodo dell’anno di imposta 2009, con il quale venivano recuperate imposte sui redditi, addizionali e IVA in forza del disconoscimento di costi per servizi ricevuti da altra società, ritenuti antieconomici.

La CTP di Roma ha rigettato il ricorso e la CTR del Lazio, con sentenza in data 26 marzo 2018, ha rigettato l’appello del contribuente. Il giudice di appello ha osservato preliminarmente che la mancanza di sottoscrizione dell’atto impositivo non è necessaria e, nel merito, che il contribuente non ha dato prova dei costi relativi ai servizi prestati dalla società “EVA”, la quale svolge la stessa attività del contribuente, in forza del fatto che manca ogni giustificazione dei costi, ritenendo il giudice di appello insufficiente la prova di costi portata da matrici di assegni postali, nonchè insufficiente la produzione degli estratti del conto corrente, dai quali non risulta nè il destinatario nè la data degli esborsi.

Propone ricorso per cassazione parte contribuente affidato a un unico motivo, resiste con controricorso l’Ufficio.

La proposta del relatore è stata comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1 – Con l’unico motivo si deduce “violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”, invocando il contribuente omessa pronuncia su alcuni motivi di appello e omesso esame di un fatto storico oggetto di discussione tra le parti, rilevante ai fini del giudizio.

2 – Va rigettata l’eccezione di inammissibilità formulata in relazione al ricorso nel suo complesso per difetto di specificità, posto che il ricorso individua specifiche statuizioni della sentenza di appello, riguardo alle quali deduce l’inesistenza di motivazione.

2.1 – Diversamente, la deduzione di omissione di pronuncia formulata in relazione all’omessa pronuncia su “alcuni motivi di appello” è inammissibile, in quanto il ricorrente non ha analiticamente indicato quali questioni già sottoposte al giudice di primo grado – sarebbero state sottoposte anche al giudice di secondo grado e da questi non esaminate, non avendo trascritto la parte rilevante degli atti.

3 – Il motivo è, in ogni caso, infondato.

3.1 – A seguito della riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, art. 54, non sono più ammissibili nel ricorso per cassazione le censure di contraddittorietà e insufficienza della motivazione della sentenza di merito impugnata, in quanto il sindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del minimo costituzionale richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, individuabile nelle ipotesi – che possono essere esaminate e si convertono, all’evidenza, in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, con conseguente nullità della sentenza – di mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale, di motivazione apparente, di manifesta ed irriducibile contraddittorietà e di motivazione perplessa od incomprensibile (Cass., Sez. III, 12 ottobre 2017, n. 23940). Ne consegue che la fattispecie della motivazione apparente, che ricorre nel caso in cui non possa considerarsi assolto l’obbligo di motivazione imposto costituzionalmente al giudice, presuppone che la motivazione sia totalmente mancante o meramente apparente, ovvero essa risulti del tutto inidonea ad assolvere alla funzione specifica di esplicitare le ragioni della decisione (Cass., VI, 25 settembre 2018, n. 22598).

3.2 – La motivazione del giudice di appello, per quanto succinta, consente di individuare il percorso logico seguito dal giudice sia in punto questioni preliminari (“è inconferente la mancanza di sottoscrizione dell’atto perchè non necessaria”), sia per l’infondatezza nel merito, avuto riguardo sia al percorso logico, sia avuto riguardo agli elementi di prova addotti (“il contribuente non ha in alcun momento dato prova dei costi relativi ai servizi della società Ev (o) (…) essendo la prova limitata a matrici di assegni postali e che il conto corrente non indica nè il destinatario, nè la data degli esborsi”).

3.3 – Il profilo del motivo di ricorso attinente alla violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 è, in ogni caso, inammissibile, in quanto il profilo dedotto intende giungere surrettiziamente a una revisione del ragionamento probatorio, di pertinenza del giudice del merito (Cass., Sez. I, 22 dicembre 2016, n. 26774), anche tenuto conto del combinato disposto dell’ art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e dell’ art. 348-ter c.p.c., comma 5, che richiedono in caso di “doppia conforme”, l’indicazione delle ragioni di fatto poste a base, rispettivamente, della decisione di primo grado e della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse (Cass., Sez. I, 22 dicembre 2016, n. 26774).

3.4 – Quanto, infine, alla circostanza secondo cui il ricorrente avrebbe tardivamente prodotto in grado di appello documentazione rilevante ai fini del giudizio – producendo in questa sede gli assegni e le fatture, con allegato prospetto di pagamento che dimostrerebbe il pagamento dei costi contestati – va rilevato che il ricorrente deduce di avere inviato la documentazione al giudice di appello non in sede di costituzione in giudizio, bensì tardivamente con raccomandata in data 7 marzo 2018, quando la CTR aveva già deliberato la propria decisione in data 22 febbraio 2018.

3.5 – Quanto alla documentazione prodotta in sede di giudizio di legittimità (e non esaminate per quanto supra dal giudice di appello), va dichiarata inammissibile la produzione effettuata per la prima volta in questa sede, atteso che nel giudizio di legittimità è preclusa la possibilità di allegare nuovi documenti diretti a corroborare le censure prospettate nel ricorso poichè, in tal modo, si verrebbe a violare la disciplina di cui all’art. 372 c.p.c. (cfr. Cass., Sez. VI, 26 maggio 2015, n. 10819).

4 – Il ricorso va rigettato, con spese regolate dalla soccombenza e raddoppio del contributo unificato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali del giudizio di legittimità in favore del controricorrente, che liquida in complessivi Euro 5.600,00, oltre spese prenotate a debito; dà atto che sussistono i presupposti processuali, a carico del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, per il versamento degli ulteriori importi a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso proposto, se dovuti.

Così deciso in Roma, il 27 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 settembre 2020

 

 

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