Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20781 del 05/09/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 05/09/2017, (ud. 30/03/2017, dep.05/09/2017),  n. 20781

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – rel. Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi A. – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3585-2016 proposto da:

CONDOMINIO (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MERULANA 234, presso

lo studio dell’avvocato CRISTINA DELLA VALLE, che lo rappresenta e

difende unitamente agli avvocati VINCENZO LATORRACA, MARIO

LAVATELLI;

– ricorrente –

nonchè contro

MERAVIGLIA SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 4227/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 05/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 30/03/2017 dal Consigliere Dott. OLIVIERI STEFANO.

Il Collegio ha raccomandato la motivazione semplificata.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

– La Corte d’appello di Milano, con sentenza 5.11.2015 n. 4227, accogliendo l’appello proposto da Meraviglia s.p.a. nei confronti del Condominio (OMISSIS), ed in riforma della sentenza definitiva di prime cure n. 540/2014 – che aveva posto a carico della società, soccombente sulla domanda di risarcimento danni per vizi ex art. 1667 c.c., proposta dal Condominio, le spese di lite, omettendo di considerare che il Condominio era rimasto a sua volta soccombente, in primo grado, in ordine all’altra domanda di risarcimento danni proposta contro Meraviglia s.p.a. per inadempimento delle obbligazioni derivanti dalla convenzione di lottizzazione, provvedeva alla rideterminazione del regolamento delle spese di lite dichiarandole interamente compensate tra le parti.

La sentenza di appello è stata impugnata per cassazione dal Condominio (OMISSIS) con un unico motivo per violazione degli artt. 279 e 340, nonchè 333 e 324 c.p.c., illustrato da memoria ex art. 380 bis c.p.c..

Non ha resistito Meraviglia s.p.a. cui il ricorso è stato notificato presso il difensore domiciliatario in data 28.1.2016.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

Il Condominio ha impugnato la statuizione sulle spese della sentenza di appello sostenendo la erroneità della valutazione comparativa di reciproca soccombenza tra le parti, in quanto sulla pronuncia di rigetto della domanda risarcitoria che aveva visto soccombente lo stesso Condominio, il Tribunale aveva pronunciato sentenza non definitiva n. 773/2011, omettendo tuttavia di statuire sulle spese, con la conseguenza che, non avendo Meraviglia s.p.a. impugnato immediatamente la omessa statuizione sulle spese, nè formulato riserva di appello nei confronti di detta sentenza non definitiva, questa doveva ritenersi passata in giudicato anche sul capo delle spese (omesso), e quindi l’appello, successivamente proposto da Meraviglia contro la sentenza definitiva del Tribunale n. 540/2014, doveva ritenersi inammissibile.

Il motivo di ricorso è infondato.

Occorre premettere che nella giurisprudenza di legittimità, dopo un iniziale contrasto, è definitivamente prevalso il criterio cd. formale per qualificare come definitiva o non definitiva la sentenza con la quale – in caso di cumulo di domande tra gli stessi soggetti- il Giudice decide soltanto su una od alcune di esse, senza decidere l’intera causa, disponendo la prosecuzione del giudizio per la decisione sulle altre domande: è stato affermato, al riguardo, il principio per cui in tema di impugnazioni, nella ipotesi di cumulo di domande tra gli stessi soggetti, è da considerarsi non definitiva, agli effetti della riserva di impugnazione differita, la sentenza con la quale il giudice si pronunci su una (o più) di dette domande con prosecuzione del procedimento per le altre, senza disporre la separazione ex art. 279 c.p.c., comma 2, n. 5, e senza provvedere sulle spese in ordine alla domanda (o alle domande) così decise, rinviandone la relativa liquidazione all’ulteriore corso del giudizio (cfr. Corte Cass. Sez. U, Sentenza n. 711 del 08/10/1999; id. Sez. U, Sentenza n. 9441 del 28/04/2011).

Nella specie la sentenza pronunciata da Tribunale di Como n. 773/2011:

a) ha deciso nel merito, rigettandola, soltanto la domanda sub A dell’atto introduttivo del Condominio (concernente la condanna di Meraviglia s.p.a. al risarcimento danni per inadempimento delle obbligazioni derivanti dalla convenzione di lottizzazione), senza pronunciare sulle spese di lite, tra attore e convenuto;

b) ha definito con dichiarazione di cessazione della materia del contendere il rapporto processuale tra Meraviglia s.p.a. – che, in relazione all’eventuale soccombenza sulla domanda del Condominio, aveva proposto domanda condizionata di rivalsa nei confronti dei soggetti che aveva provveduto a chiamare in causa – e Comune di Villaguardia ed ANAS s.p.a., condannando la chiamante alla rifusione delle spese di lite in applicazione del criterio di soccombenza virtuale (ritenendo fondata la eccezione proposta dai terzi chiamati: come è dato evincere dalla trascrizione parziale della sentenza n. 773/2011 riportata alla pag. 11 del ricorso);

c) ha disposto la prosecuzione del giudizio tra il Condominio, la convenuta Meraviglia s.p.a. e la terza chiamata (subappaltatrice) PIERRE s.r.l., in ordine alla istruzione e decisione dell’altra domanda proposta dal Condominio, sub lett. B dell’atto introduttivo, concernente la condanna al risarcimento dei danni derivanti dai vizi dell’opera eseguita dalla appaltatrice Meraviglia s.p.a. (la quale aveva chiamato in causa la subappaltatrice PIERRE s.r.l. svolgendo domanda condizionata di rivalsa).

Tanto premesso, occorre subito considerare che con la sentenza in questione il Tribunale ha pronunciato su distinti rapporti giuridici tra parti diverse, sicchè si è in presenza di una sentenza formalmente unica ma che deve essere qualificata:

– “definitiva” ai sensi dell’art. 279 c.p.c., comma 2, n. 5), quanto al rapporto tra Meraviglia s.p.a. e terzi chiamati in rivalsa condizionata (Comune di Villaguardia ed ANAS s.p.a.), venendo a definire interamente la lite tra le dette parti e determinando implicitamente, con la statuizione sulle spese di giudizio ex art. 91 c.p.c., anche la separazione di tale causa dalle altre cause pendenti tra altre parti, in quanto il Giudice con il provvedimento sulle spese “conclude per quella fase il procedimento pendente davanti a lui” (cfr. Corte Cass. SU n. 711/1999, in motivazione, paragr. 4, lett. e) “non definitiva” ai sensi dell’art. 279 c.p.c., comma 2, n. 4), quanto al rapporto tra Condominio e Meraviglia s.p.a. (concernente il rigetto della domanda del Condominio sub lett. A), non venendo a definire interamente la lite tra le parti in questione, ma impartendo i provvedimenti per l’ulteriore istruzione della causa in difetto di entrambe le condizioni formali che la giurisprudenza richiede per individuare la sentenza definitiva (provvedimento espresso di separazione della causa; statuizione sulle spese di lite).

Orbene l’assunto del Condominio ricorrente secondo cui tale sentenza, decidendo il merito di una delle domande senza provvedere alla relativa liquidazione delle spese di lite tra attore e convenuta, avrebbe imposto – in ogni caso- alla convenuta Meraviglia s.p.a. l’onere di impugnazione immediata (con appello incidentale) ovvero l’onere di tempestiva riserva di impugnazione differita ex art. 340 c.p.c., sul capo delle spese di lite, si pone in evidente contrasto con il principio di diritto affermato dalle SS.UU. di questa Corte secondo cui la sentenza è da ritenersi non definitiva qualora (oltre ad essere assente un provvedimento di separazione delle cause ai sensi dell’art. 103 c.p.c., comma 2) non provvede a statuire sulle spese di lite relative alla domanda che è stata decisa, intendendo il Giudice demandare (non occorrendo a tal fine una statuizione esplicita) il relativo provvedimento all’esito dell’intero processo, e tanto al fine di procedere ad una complessiva disamina delle domande ed eccezioni proposte dalle parti in relazione al criterio della soccombenza.

La mancanza della pronuncia sulle spese, realizza quindi una condizione intrinseca del carattere non definitivo della sentenza parziale, ed esclude, pertanto, “a priori” che possa ravvisarsi nella sentenza non definitiva ex art. 279 c.p.c., comma 2, n. 4, un vizio di “omessa pronuncia” sul capo delle spese di lite, idoneo a passare in giudicato ove non tempestivamente impugnato (con impugnazione immediata o con riserva di impugnazione differita), con la conseguenza che un tale vizio potrà essere fatto valere eventualmente soltanto in relazione alla sentenza definitiva emessa in prosecuzione ed all’esito del giudizio di merito, atteso che solo in tale momento conclusivo del giudizio insorge l’obbligo del Giudice di statuire sulle spese (“….con la sentenza che chiude il giudizio avanti a lui…”: art. 91 c.p.c., comma 1, c.p.c.).

Non osta a tale conclusione che il Tribunale di Como aveva liquidato, con la sentenza non definitiva, le spese di lite tra Meraviglia s.p.a. ed i terzi da quella chiamati in causa con domanda condizionata di rivalsa. E’ appena il caso di osservare al riguardo che i rapporti processuali tra Condominio attore e società convenuta, e tra quest’ultima ed i terzi chiamati (Comune ed ANAS), permangono del tutto distinti, trattandosi di cause connesse: e se la pronuncia sulle spese, che segue alla definizione del secondo rapporto, determina la separazione di tale causa (secondo una implicita valutazione del Giudice di merito in ordine alla inopportunità di mantenere la connessione nel prosieguo del processo, che lo renderebbe soltanto più gravoso: art. 103 c.p.c., comma 2), al contrario l’assenza della statuizione sulle spese, per quanto concerne la pronuncia resa sul primo rapporto, consente agevolmente di escludere che il Tribunale di Como abbia voluto separare anche le cause in cumulo oggettivo per connessione soggettiva ex art. 104 c.p.c., (domanda di risarcimento per inadempimento della convenzione di lottizzazione; domanda di risarcimento per inadempimento del contratto di appalto), atteso che il giudizio è infatti proseguito tra le stesse parti nei cui confronti era stata pronunciata la sentenza non definitiva. Ed il provvedimento della sentenza del Tribunale n. 773/2011 che dispone la prosecuzione del giudizio, non può in alcun caso essere assimilato ad un provvedimento di separazione delle cause cumulate: come hanno avuto modo, infatti, di chiarire le SS.UU. di questa Corte, il provvedimento che dispone la prosecuzione del giudizio – art. 277 c.p.c., comma 2, – non è sovrapponibile a quello di separazione delle cause riunite, adottato ai sensi dell’art. 103, comma 2 (connessione oggettiva) o dell’art 104 c.p.c., comma 2 (connessione soggettiva) in quanto ” non può sostenersi che il giudice, quando decide una o più delle domande cumulate, disponendo per le altre ulteriore istruttoria, esercita implicitamente il potere di separazione di cui all’art. 103, comma 2, e art. 104, comma 2 (con conseguente definitività della sentenza ai sensi dell’art. 279, comma 2, n. 5): i presupposti per l’applicazione dell’art. 277, comma 2, e dell’art. 103, comma 2, e art. 104, comma 2, sono infatti diversi, poichè la separazione delle cause o delle domande può essere disposta solo se vi sia l’istanza di tutte le parti, ovvero (anche d’ufficio) quando la continuazione della loro riunione ritarderebbe o renderebbe più gravoso il processo, mentre per l’adozione della decisione su alcune soltanto delle domande cumulate è richiesto che la sollecita definizione della controversia sia di interesse apprezzabile per la parte che ne ha fatto istanza (la cui proposizione è quindi sempre necessaria)” (cfr. Corte Cass. Sez. U, Sentenza n. 711 del 08/10/1999 che richiama in proposito il precedente di Corte Cass. Sez. U, Sentenza n. 1577 del 01/03/1990).

In conseguenza va esente da censura la sentenza di appello che ha ritenuto ammissibile la impugnazione proposta da Meraviglia s.p.a. avverso la sentenza definitiva del Tribunale di Como n. 540/2014 per vizi concernenti il capo delle spese, avendo legittimamente la Corte territoriale considerato ai fini della valutazione della soccombenza anche la sentenza non definitiva del medesimo Tribunale n. 773/2011 che aveva rigettato la domanda di condanna proposta dal Condominio nei confronti di Meraviglia s.p.a. per inadempimento della convenzione di lottizzazione.

In conclusione il ricorso deve essere rigettato, non dovendo provvedersi sulle spese del giudizio di legittimità in difetto di difese svolte dalla società intimata.

PQM

 

rigetta il ricorso principale.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Motivazione Semplificata.

Così deciso in Roma, il 30 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 5 settembre 2017

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