Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20780 del 14/10/2016


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Cassazione civile sez. trib., 14/10/2016, (ud. 08/09/2016, dep. 14/10/2016), n.20780

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. CHINDEMI Domenico – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12098-2013 proposto da:

SANTANGELO SRL in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA SAN BERNARDO 101, presso lo

studio dell’avvocato GENNARO TERRACCIANO, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANTONIO MARIA BERARDI giusta delega in calce;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI POTENZA in persona del Sindaco pro tempore, domiciliato in

ROMA PIAZZA CAVOUR presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’Avvocato MARIA ROSA ZACCARDO con studio

in POTENZA VIA N. SAURO PALAZZO DELLA MOBILITA’ (avviso postale ex

art. 135) giusta delega a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 133/2012 della COMM.TRIB.REG. di POTENZA,

depositata il 12/11/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/09/2016 dal Consigliere Dott. AMELIA TORRICE;

udito per il ricorrente l’Avvocato TERRACCIANO che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CUOMO Luigi, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il Comune di Potenza, con avvisi di accertamento n.i 34929, 34930, 34931, 34932 notificati il 4.12.2007, aveva richiesto alla società F.lli Santangelo srl il pagamento dell’ICI, oltre interessi e sanzioni, per gli anni (OMISSIS).

2. La Commissione Tributaria Provinciale di Potenza aveva accolto il ricorso sul rilievo che gli immobili, in relazione ai quali era stato domandato il tributo, erano nel possesso della Regione Basilicata.

3. Gravata di appello da parte del Comune di Potenza, la sentenza è stata riformata dalla Commissione Tributaria Regionale di Potenza, con la sentenza n. 133/1/2012 in data 12.11.2012, che ha dichiarato la legittimità degli atti impugnati dalla società contribuente.

4. Per quanto ancora oggi rileva, la CTR ha ritenuto che, negli anni oggetto di imposizione tributaria, la Regione Basilicata, mera promissoria acquirente, non poteva essere considerata possessore degli immobili sottoposti al Tributo ICI, perchè dagli atti allegati emergeva che il possesso sarebbe stato trasferito dalla società alla Regione soltanto al momento della stipula del contratto definitivo di compravendita; che al momento dell’atto preliminare di compravendita era stata trasferita solo la detenzione degli immobili; che, in ogni caso, il presupposto dell’imposizione ICI, ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2 è costituito dal fatto di essere possessori dell’immobile in qualità di proprietari.

5. Ha, inoltre, rilevato che dalle annotazioni catastali emergeva che solo con la stipula dell’atto definitivo di compravendita erano stati “volturati” in capo alla Regione Basilicata gli immobili oggetto della imposizione; che gli immobili erano costituiti da fabbricati di nuova realizzazione e che ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. a) gli immobili erano soggetti all’Imposizione a partire dalla data di ultimazione dei lavori, ovvero, se antecedente, dalla data in cui sono comunque utilizzati; che, essendo pacifico che gli Immobili erano stati ultimati dal punto di vista funzionale nel corso degli anni oggetto di accertamento, essi erano idonei a generare il debito di imposta in capo al soggetto proprietario, rilevando l’utilizzazione come mero indice di conclusione dei lavori e non come criterio utile ad individuare nell’utilizzatore materiale il soggetto passivo.

6. Inoltre la CTR ha ritenuto che dell’esenzione prevista dal D.Lgs. n. 504 del 1992, poteva giovarsi solo l’ente pubblico acquirente e non la società contribuente.

7. Avverso detta sentenza la società F.lli Santangelo ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

8. Ha resistito con controricorso il Comune di Potenza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

I motivi del ricorso.

9. Con il primo motivo la società ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2.

10. Sostiene che l’ordinamento conosce una nozione unitaria di possesso, non distinguibile ai fini civilistici ed a quelli tributari, e che la sentenza sarebbe erronea nella parte in cui ha ritenuto che l’obbligazione tributaria sorge con la stipula dell’atto notarile di trasferimento della proprietà. Deduce, inoltre, che era risultato provato che l’atto di compravendita era stato preceduto dalla promessa di vendita, in occasione della quale essa società aveva consentito alla Regione di utilizzare gli immobili oggetto di imposizione ICI.

11. Con il secondo motivo la società denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma.

12. Deduce che le date del 29.8.2001 e del 31.1.2003, in cui erano stati stipulati gli atti preliminari di compravendita delle due diverse porzioni di fabbricato, coincidevano con il tempo di ultimazione dei lavori e con la data di consegna alla Regione Basilicata, siccome attestato dai collaudatori.

13. Assume che solo il completamento dei lavori costituisce presupposto indispensabile per l’applicazione del tributo e che l’iscrizione degli immobili non ultimati nel catasto edilizio non è idoneo a determinare l’assoggettamento al tributo.

14. Con il terzo motivo la società ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1, lett. a), in relazione al combinato disposto degli artt. 1 e 3 dello stesso D.Lgs..

15. Deduce che il possesso della porzione di immobile individuata dalla particella n. (OMISSIS) sb. (OMISSIS) del foglio (OMISSIS) era stato trasferito alla Regione Basilicata il (OMISSIS) e che il possesso della porzione di immobile individuata dalle particelle n. (OMISSIS) sub (OMISSIS), sub (OMISSIS) e sub (OMISSIS) (oggi (OMISSIS)) del foglio (OMISSIS) è era stato trasferito alla Regione Basilicata in data (OMISSIS).

16. Sostiene che dal combinato disposto del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 1, comma 2 e art. 3 sarebbe desumbile una nozione”qualificata” di possesso diversa da quella contenuta nell’art. 1140 c.c.i al solo fine dell’individuazione del soggetto passivo dell’imposta e che, per l’individuazione dei soggetti beneficiari dell’esenzione, non deve farsi riferimento alla nozione di soggetto passivo dell’imposta contenuta nell’art. 3 D.Lgs. citato, in quanto lo stesso art. 7, comma 1, lett. a) individua esplicitamente il soggetto passivo che gode dell’esenzione di imposta includendo tra questi lo Stato, le Regioni, i Comuni; che detta disposizione correla il beneficio dell’esenzione al possesso degli immobili, possesso da intendersi nella nozione data dall’art. 1140 c.c.

17. Invoca i principi affermati nella decisione di questa Corte n. 18294/2004.

18. I tre motivi di ricorso, da trattarsi congiuntamente sono infondati.

1. Va osservato che è pur vero, come sostenuto dal ricorrente, che il D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 1, comma 2, prevede quale presupposto dell’imposta in esame “il possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli”, ma all’art. 3 lo stesso decreto legislativo, nell’elencare i soggetti passivi dell’I.C.I., fa riferimento “al proprietario degli immobili indicati nell’art. 1, comma 2” e, all’art. 5, fa espresso riferimento ai fabbricati iscritti in catasto, ove rilevano i soli titolari di diritti reali.

2. La norma considera soggetti passivi dell’imposta sempre e solo il proprietario ovvero il titolare di un diritto reale di godimento sull’immobile gravato, e, pertanto, deve escludersi che il mero esercizio di un potere di fatto sull’immobile possa determinare la traslazione dell’obbligazione dal lato passivo (Cass. 25498/2015, 14420/2010, 6192/2007).

3. D’altra parte, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 113 del 12 aprile 1996, ha giudicato inammissibili le eccezioni di illegittimità costituzionale del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, artt. 1, 6 e 7, rilevando che tale imposta è conformata come imposta patrimoniale, è dovuta in misura predeterminata e non è basata su indici di produttività. La patrimonialità, invero, si desume dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3, comma 1, laddove lo stesso dispone che soggetti passivi dell’imposta sono il proprietario di immobili di cui all’art. 1, comma 2, ovvero il titolare di diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi.

4. Va, inoltre, osservato che, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, al quale il Collegio ritiene di dare continuità, l’iscrizione di un’unità immobiliare nel catasto edilizio rappresenta di per sè presupposto sufficiente per l’assoggettamento di un bene all’imposta Ici (cfr. Cass nn 8781/2015, 24924/08).

5. E’ stato, in particolare, affermato che il criterio alternativo, previsto dal D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 2, della data di ultimazione dei lavori ovvero di quella anteriore di utilizzazione, acquista rilievo solo quando il fabbricato medesimo non sia ancora iscritto al catasto, realizzando tale iscrizione, di per sè, il presupposto principale per assoggettare il bene all’imposta (Cass. n. 15177/2010); che, in tema di ICI, ai sensi del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 2, comma 1, lett. a), per fabbricato si intende, sempre e comunque, l’unità immobiliare iscritta nel catasto edilizio o che presenti le condizioni di iscrivibilità (tra le tante Cass n. 5372/2009, 24924/2008); che non è essenziale, ai fini della utilizzazione, il rilascio del certificato di abitabilità, il quale non costituisce presupposto per l’applicazione dell’imposta.

6. Per quanto affermati in relazione ai fabbricati di nuova costruzione, i suddetti principi rilevano anche laddove di discuta dell’imposta relativa fabbricati esistenti e non regolarmente accatastati, al fine di confermare che un’unità deve essere considerata “fabbricato”, e, di conseguenza, assoggettata all’imposta prevista per tale specie di immobile, in base alla mera sussistenza delle condizioni di iscrivibilità in catasto.

19. Del tutto correttamente la CTR ha ritenuto legittimi gli atti di accertamento, ove si consideri che non v’era (e non vi è oggi) contestazione in merito alla titolarità del diritto di proprietà.

20. Va rilevato che la società non ha mai negato nel corso del giudizio di essere proprietaria degli immobili oggetto di imposizione ICI, avendo riconosciuto che il diritto di proprietà sugli immobili è stato trasferito con atto del 28.2.2007 (pg. 5 del ricorso).

21. Sulla scorta delle considerazioni svolte il ricorso va rigettato.

22. Le spese seguono la soccombenza.

23. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore Importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte

Rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente alla refusione in favore del Comune di Potenza delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 2.300,00, oltre spese generali forfettarie, nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 8 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2016

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