Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2078 del 27/01/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 27/01/2017, (ud. 21/12/2016, dep.27/01/2017),  n. 2078

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 7567/2010 R.G. proposto da:

M.E., elettivamente domiciliato in Roma, Viale Parioli,

180, presso lo studio dell’Avv. Piero Biasiotti che lo rappresenta e

difende per procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, entrambi

elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio,

n. 30/07/09, depositata il 12/02/2009.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 21

dicembre 2016 dal Relatore Cons. Dott. Emilio Iannello;

udito per il ricorrente l’Avv. Piero Biasiotti;

udito l’Avvocato dello Stato Massimo Bachetti per l’Agenzia delle

Entrate, controricorrente;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE

AUGUSTINIS Umberto, il quale ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso o, in subordine, il rigetto.

In applicazione del decreto del Primo Presidente in data 14 settembre

2016, il Collegio ha disposto che sia adottata una motivazione

semplificata.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Pronunciando in controversia relativa all’impugnazione proposta da M.E.M. avverso due cartelle di pagamento emesse per Irpef in relazione agli anni 1993 e 1994 (impugnazione accolta dal giudice di primo grado per la ritenuta decadenza dall’esercizio del potere di riscossione), la C.T.R. del Lazio, con la sentenza in epigrafe, in parziale accoglimento dell’appello dell’ufficio, ha dichiarato inammissibile, per l’esistenza di precedente giudicato, il ricorso introduttivo proposto in relazione all’anno d’imposta 1994.

Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione il contribuente articolando due motivi.

Il ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. Con il primo motivo il ricorrente deduce “nullità della sentenza in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5 e art. 327 c.p.c.. in quanto resa sul ricorso in appello avverso la sentenza n. 224/02/06 della C.T.R.; ricorso in appello inammissibile perchè proposto fuori termine e relativo ad una sentenza favorevole all’appellante Agenzia delle Entrate e, dunque, con carenza di interesse”.

3. Con il secondo motivo il ricorrente deduce “nullità della sentenza in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1nn. 2, 3, 4 e 5, in quanto resa su ricorso in appello inammissibile perchè eccepisce la contraddittorietà dei giudicati delle sentenze C.T.R. n. 224/02/06 e C.T.P. sez. 36 n. 133/06/07: contraddittorietà che avrebbe dovuto essere fatta valere unicamente con lo specifico mezzo di impugnazione previsto dall’art. 395 c.p.c., n. 5 e non, quindi, con l’atto di appello”.

4. Entrambi i motivi sono da considerare inammissibili per violazione dell’art. 366-bis c.p.c., applicabile alla fattispecie ratione temporis per essere stata la sentenza impugnata depositata il 12/2/2009, e quindi prima del 4/7/2009, data dalla quale opera la successiva abrogazione della norma indicata, disposta dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, comma 1, lett. d), (cfr. Sez. U, n. 20360 del 2007; v. anche ex multis Cass. n. 24597 del 2014).

Il ricorrente ha infatti omesso la formulazione dei quesiti di diritto, richiesta a pena di inammissibilità nei casi di impugnazione per i motivi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. da 1 a 4, la cui enunciazione (e formalità espressiva) va funzionalizzata, come attestato dall’art. 384 c.p.c., all’enunciazione del principio di diritto.

Risulta altresì omesso il c.d. momento di sintesi richiesto per il motivo di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per il quale è richiesta una illustrazione che, pur libera da rigidità formali, si deve concretizzare in una esposizione chiara e sintetica del fatto controverso – in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria – ovvero delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza rende inidonea la motivazione a giustificare la decisione.

5. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente alle spese del presente giudizio, liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 2.900, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 21 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2017

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