Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20764 del 10/10/2011

Cassazione civile sez. I, 10/10/2011, (ud. 20/09/2011, dep. 10/10/2011), n.20764

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARNEVALE Corrado – Presidente –

Dott. MACIOCE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso iscritto al n. 26709 R.G. anno 2008 proposto da:

C.E. (c.f. (OMISSIS)) – S.V.

(c.f. (OMISSIS)), elett.te domiciliati in ROMA, Viale Liegi

28 presso l’avvocato Castagnino con l’avvocato DI CROCE Andrea dal

quale sono rappresentati e difesi, giusta procura speciale notarile

13.09.2011;

– ricorrenti –

contro

ITALFONDIARIO s.p.a. n.q. di procuratore di Intesa Sanpaolo s.p.a.

(c.f. (OMISSIS)), elett.te dom.ta in Roma Via Aureliana 2 presso

l’avvocato PETRAGLIA Antonio U., che la rappresenta e difende, per

procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3858 della Corte d’Appello di Roma depositata

il 27.9.2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20.09.2011 dal Consigliere Dott. Luigi MACIOCE; udito, per i

ricorrenti, l’Avvocato A. Di Croce che ha chiesto accoglimento; udito

per la controricorrente l’Avvocato G. Aiello, in sostituzione, che ha

chiesto inammissibilità o rigetto; sentito il P.G. in persona del

Sost. Proc. Gen Dr. RUSSO Rosario G., che ha chiesto, dichiararsi

infondata l’eccezione di carenza della sintesi conclusiva nei motivi,

eventualmente rimettersi la questione alle S.U., in subordine

sollevare questione di costituzionalità; nel merito accogliersi il

primo motivo e cassare la sentenza.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

E.C. e S.V. – contraenti con la Banca Popolare di Terracina il 13.3.1992 di un mutuo decennale dell’importo di L. 60.000.000 – convennero innanzi al Tribunale di Latina la Banca Intesa s.p.a., successore della Cassa mutuante, deducendo la nullità della clausola di determinazione degli interessi semestrali sulle rate di mutuo, clausola che prevedeva il ragguaglio al cambio Yen/Lira con un margine di intermediazione per l’Istituto, desunto A) da 1/2 dell’IBOR offerto sulla piazza di Londra ed arrotondato al superiore 1/16 quale quotato nel sistema Dow Jones Telerate B) in caso di indisponibilità di detto dato, l’analogo tasso praticato dall’intermediaria estera del mutuante per consimili depositi ed arrotondato analogamente.

Si costituì la Banca ed il Tribunale con sentenza 2.4.2003 dichiarò la nullità della clausola per difetto di forma scritta ex art. 1284 c.c., comma 3.

La Corte di Appello di Roma, adita dal successore Intesa Gestione Crediti s.p.a., parzialmente riformò la sentenza affermando che non sussisteva la indeterminatezza od indeterminabilità dei parametri per determinare il tasso di interesse applicato, che la clausola ben indicava la fonte di informazione nel circuito Dow Jones Telerate e le circostanze di tempo della rilevazione, che a nulla valeva indicare la complessità delle rilevazioni essa essendo circostanza ben nota ai mutuatari, persone di media esperienza, che neanche sussisteva la nullità della clausola ex artt. 1341 e 1469 bis c.c., tali disposizioni non essendo applicabili (la seconda ratione temporis), che era inconsistente la ipotesi della usurarietà della pattuzione di interessi, posto che il rischio connesso alla variazione del cambio Yen-Lira era conosciuto ed oggettivo, che andava invece confermata la dichiarazione di nullità della clausola di commutazione a discrezione del mutuante delle previste condizione ad altre (eurolire o mutuabilutà a tasso variabile) senza farne discendere conseguenze posto che la clausola non era stata mai applicata.

Per la cassazione di tale sentenza, depositata il 27.09.2007, i C. – S. hanno proposto ricorso il 10.11.2008 al quale si è opposta s.p.a. Italfondiario (incorporante Castello gestione Crediti e n.q. di procuratore di Intesa Sanpaolo s.p.a.). Nel ricorso gli impugnanti, preso atto della motivazione riservata dalla Corte di merito a sostegno della validità, per determinabilità, del parametro principale di individuazione del saggio di interessi applicabili, lamentano come grave e rilevante omissione di motivazione la disattenzione totale per la evidente nullità del parametro subordinato (che il Tribunale aveva ritenuto nullo perchè rimetteva all’insidacabile giudizio dell’intermediario estero del mutuante la scelta del saggio di interessi). Ricorrenti e Italfondiario hanno depositato memorie (i primi tardivamente).

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Ritiene il Collegio che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile.

Manca certamente del tutto, come eccepito, nell’unico motivo del ricorso la sintesi che raccordi tra esse la statuizione del Tribunale sul punto, la censura dell’appellante, la decisività del criterio suppletivo, la rilevanza del criterio potenziale in difetto di una sua applicazione nel rapporto: è dunque palese che difetta quel requisito, posto dall’art. 366 bis c.p.c. (applicabile alla specie ratione temporis L. n. 69 del 2009, ex artt. 47 e 58) nei termini e nei limiti ben indicati dalla giurisprudenza di questa Corte (ex multis S.U. 16528 del 2008 e Cass. 27680 del 2009 e 2799 del 2011) e che costituiva la ragione per la quale il legislatore del 2006 ritenne di porre un precetto specifico per la confezione del ricorso ex art. 360 c.p.c., n. 5, che superasse la consolidata osservanza dei generici canoni della autosufficienza, pertinenza e specificità. Non si trattava, quindi, di una ingiustificata, afflittiva, riproduzione nella questione di fatto del “quesito” introdotto per le censure in diritto ma, soltanto, della necessaria individuazione di un luogo del ricorso nel quale esporre in sintesi i termini per i quali si lamentava una assenza di valutazione di un fatto decisivo o la scarsa tenuta logica della valutazione su altro fatto. Nel motivo in disamina difetta totalmente tale momento di sintesi.

Va però osservato che, a ben leggere la illustrazione della censura, si evince come essa sia anche mossa dall’assunto per il quale la nullità parziale rileva nella sua dimensione invalidante anche ove la relativa sotto clausola non sia stata mai applicata (il che non è oggi contestato): ma ciò significa spostare sul piano della censura di diritto la propria impugnazione, affermando la esistenza di una obbligazione alternativa, la cui nullità avrebbe invalidato l’intera pattuizione e quindi predicare la falsa applicazione della norma sostanziale da parte del giudice del merito.

Ed in tal caso appare chiaro che la censura avrebbe dovuto essere conclusa dall’indiscutibile quesito di diritto.

Le spese di giudizio si regolano secondo il criterio della soccombenza.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido, a versare alla controricorrente per spese di giudizio la somma di Euro 2.700,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi) oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 10 ottobre 2011

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