Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2076 del 30/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 30/01/2020, (ud. 27/09/2019, dep. 30/01/2020), n.2076

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Presidente –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sulla richiesta di regolamento di competenza proposta di ufficio dal

Tribunale di Catania, prima sezione civile nella causa iscritta al

n. 2202/2016 RGVG pendente:

tra

B.R.;

e

M.M.C.;

avverso il decreto emesso dal Tribunale per i minorenni di Catania in

data 8 gennaio 2019 che, rigettata la domanda di decadenza dalla

responsabilità genitoriale dei sigg.ri B.R. e

M.M.C., ha disposto, in limitazione della stessa responsabilità

genitoriale, l’affidamento del figlio B.S. ai Servizi

Sociali del Comune di Catania;

sentita la relazione in camera di consiglio del relatore Dott.

Bisogni Giacinto.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Il Tribunale di Catania propone d’ufficio istanza per regolamento di competenza relativamente al provvedimento emesso dal Tribunale per i minorenni di Catania menzionato in epigrafe e avente ad oggetto l’affidamento del minore B.S. ai Servizi Sociali del Comune di Catania in limitazione della responsabilità genitoriale dei sigg.ri B.R. e M.M.C.. Ritiene il Tribunale istante che relativamente a tale provvedimento non sussistesse, ai sensi del novellato art. 38 disp. att. c.c., la competenza del Tribunale minorile essendo già in corso il giudizio per la modifica delle condizioni della separazione fra i coniugi B. e M., instaurato presso il Tribunale civile di Catania, in seguito al ricorso proposto dal sig. B.R. il 27 maggio 2016 e quindi anteriormente alla richiesta, da parte della Procura della Repubblica presso il T.M. di Catania, dell’apertura di un procedimento ex artt. 330 e 333 c.c. al fine di una eventuale dichiarazione di decadenza dalla responsabilità genitoriale dei sigg.ri B.R. e M.M.C. nei confronti del figlio B.S..

Diritto

RITENUTO

CHE:

2. Va in primo luogo rilevata l’ammissibilità dell’istanza proposta dal Tribunale di Catania. Infatti il ricorso per regolamento di competenza di ufficio è esperibile, in applicazione analogica dell’art. 45 c.p.c., in presenza di un conflitto di competenza reale positivo anche meramente virtuale (cfr. Cass. civ. sez. I n. 10637 del 29 ottobre 1997 secondo cui l’art. 45 c.p.c. consente l’esperibilità del regolamento d’ufficio non solo nell’ipotesi di conflitto negativo, allorchè vi sia stata una doppia declinatoria di competenza, ma altresì quando vi sia un conflitto positivo, anche virtuale, ritenendosi due giudici entrambi competenti per il medesimo provvedimento). Per altro verso va rilevato che la ammissibilità del ricorso di ufficio si giustifica quando si verte in una materia nella quale il giudice competente dispone di poteri officiosi d’iniziativa ai fini tanto dell’instaurazione e della prosecuzione del procedimento quanto della pronuncia di merito (cfr. Cass. civ. sez. VI-1 n. 7160 del 12 aprile 2016 e n. 19343 del 29 settembre 2016).

3. Nel merito il ricorso è fondato. La proposizione, in data 27 maggio 2016, del giudizio per la modifica delle condizioni della separazione è anteriore a quella del ricorso ex artt. 330 e 333 c.c. della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Catania del 29 giugno 2016. Ciò comporta ai sensi dell’art. 38 disp. att. c.c., vigente ratione temporis, che competente all’emanazione dei provvedimenti di cui agli artt. 330 c.c. e s.s. limitativi della responsabilità genitoriale è il Tribunale civile ordinario presso il quale è pendente il giudizio di separazione (o quello per la modifica delle sue condizioni che riguardino la prole). In tal senso è costante la giurisprudenza di legittimità (cfr. da ultimo Cass. civ., sez. VI-1 n. 1866 del 23 gennaio 2019 e con riguardo ai procedimenti per la modifica delle condizioni della separazione Cass. civ. sez. VI-1 n. 10365 del 19 maggio 2016). E conformemente è stata decisa la questione se l’identità delle parti, cui fa riferimento l’art. 38, non consenta comunque al Procuratore della Repubblica presso i tribunali minorili, anche nel corso dei giudizi di separazione o come nella specie di modifica delle condizioni della separazione che riguardino i provvedimenti concernenti la prole, di proporre ricorso al Tribunale per i minorenni diretto all’emanazione dei provvedimenti de potestate di cui ai citati artt. 330 c.c. e s.s. e al Tribunale minorile di provvedere su tali istanze. Si è evidenziato al riguardo (cfr. Cass. civ. sez. VI-1 n. 432 del 14 gennaio 2016; n. 7160 del 12 aprile 2016 e n. 15104 del 19 giugno 2017) che nell’interpretazione della novella dell’art. 38 è irrilevante la diversità delle parti tra le quali vertono i due procedimenti, avuto riguardo alla necessaria partecipazione del pubblico ministero al giudizio di separazione, sia pure con poteri di impulso più limitati di quelli accordatigli dalla legge nel procedimento minorile nonchè alla inevitabile incidenza delle misure richieste dagli artt. 330 e 333 c.c. sul regime dell’affidamento della prole, anche esso oggetto di discussione tra i coniugi. Proprio tale incidenza giustifica l’attribuzione della competenza al tribunale ordinario, prevista dal secondo periodo dell’art. 38 disp. att. c.c., comma 1, in deroga a quella di carattere generale contemplata dal primo periodo della medesima disposizione, quale espressione del principio di concentrazione delle tutele che consente una migliore trattazione dei procedimenti riguardanti i minori realizzando così il principio di derivazione sovranazionale ed Eurounitaria della tutela, in ogni procedimento che lo riguardi, del miglior interesse del minore. Nella logica del legislatore che ha innovato la disposizione dell’art. 38 è anche insita, secondo la giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. civ. sez. VI-1 n. 1349 del 26 gennaio 2015) la considerazione per cui, sia nell’uno che nell’altro giudizio le parti in senso formale e sostanziale (e cioè i genitori) sono le stesse, dal momento che nella loro sfera personale e giuridica ricadono gli effetti dei provvedimenti adottati mentre il pubblico ministero minorile può trovare un sistema di raccordo con l’omologo ufficio presso il tribunale ordinario per garantire comunque un pieno esercizio del potere di impulso del pubblico ministero. La concentrazione delle tutele risponde altresì all’esigenza di impedire che la duplicità dei procedimenti agevoli la proposizione di azioni di disturbo volte a paralizzare l’efficacia di statuizioni non gradite utilizzando strumentalmente l’allegazione, nelle due sedi giudiziarie, di fatti e di prospettazioni diverse rispetto al conflitto genitoriale e alla situazione del minore.

4. Va pertanto accolto il ricorso e dichiarata la competenza

del Tribunale ordinario di Catania ad emettere i provvedimenti de potestate in pendenza del giudizio di modifica delle condizioni della separazione fra i coniugi B.R. e M.M.C..

P.Q.M.

La Corte dichiara la competenza del Tribunale ordinario di Catania.

Dispone omettersi in caso di pubblicazione e diffusione della presente ordinanza l’indicazione dei nominativi e dei dati identificativi delle parti e dei minori.

Rilevato che il processo è esente dal contributo unificato, dà atto della insussistenza dei presupposti per l’applicazione dell’art. 13, comma 1 quater del D.P.R. n. 115 del 2002.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, disposto d’ufficio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 27 settembre 2019.

Depositato in cancelleria il 30 gennaio 2020

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