Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20755 del 01/08/2019

Cassazione civile sez. trib., 01/08/2019, (ud. 19/06/2019, dep. 01/08/2019), n.20755

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – rel. Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3714-2017 proposto da:

HOTEL VITTORIA DI D.D. E C. SAS, elettivamente domiciliato

in ROMA VIA GABI 8, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO ESPOSITO,

rappresentato e difeso dall’avvocato LEONARDO MENNELLA;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI ISCHIA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEGLI

SCIPIONI 267, presso lo studio dell’avvocato DANIELA CIARDO,

rappresentato e difeso dall’avvocato MARCELLA FERRANTE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5713/2016 della COMM.TRIB.REG. di NAPOLI,

depositata il 15/06/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/06/2019 dal Consigliere Dott. DE MASI ORONZO.

Fatto

RITENUTO

Che:

Con sentenza n. 5713/2016, depositata il 15/6/2016, la CTR della Campania ha rigettato l’appello proposto, nei confronti del Comune di Ischia, da Hotel Vittoria di D.D. e C. s.a.s. (di seguito per brevità la società), avverso la sentenza della CTP di Napoli, che aveva rigettato il ricorso proposto dalla contribuente avverso avviso di pagamento di Euro 12.332,00, per TARSU, annualità 2012, atteso che l’obbligo motivazionale poteva ritenersi assolto, la delibera di approvazione del Regolamento TARSU, che non riguarda le tariffe, non era stata tempestivamente impugnata innanzi al giudice amministrativo, e che, in ogni caso, le differenze tariffarie erano legittime in quanto rapportate alla maggiore o minore produttività di rifiuti solidi urbani.

Avverso la pronuncia della CTR la società ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi, mentre il Comune di Ischia resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 1, D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, comma 3, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 56, per non aver la CTR ritenuto rilevante l’omessa allegazione della documentazione richiamata nell’atto impositivo, al fine di integrarne la motivazione, nella specie, l’avviso bonario contenente la indicazione degli elementi essenziali della pretesa tributaria.

La censura è inammissibile perchè, in base al principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, sancito dall’art. 366 c.p.c., nel giudizio tributario, qualora il ricorrente censuri la sentenza di una commissione tributaria regionale sotto il profilo del vizio di motivazione nel giudizio sulla congruità della motivazione dell’avviso di accertamento, è necessario che il ricorso riporti testualmente i passi della motivazione di detto avviso, che si assumono erroneamente interpretati o pretermessi, al fine di consentire la verifica della censura esclusivamente mediante l’esame del ricorso (Cass. 14784/2015; n. 23575/2015; n. 16147/2016).

E’, altresì, infondata in forza del principio, più volte affermato da questa Corte, secondo cui, in tema di motivazione per relationem degli atti di imposizione tributaria, è legittimo il rinvio ad atti prodromici conosciuti dal contribuente, senza che sia necessario allegarli, così come è sufficiente nella motivazione il richiamo agli atti di carattere normativo o regolamentare che legittimano il potere impositivo e che sono oggetto di conoscenza “legale” da parte del contribuente medesimo (Cass. n. 28060/2017; n. 29002/2017; in tema di ICI, n. 4953/2018).

E’ appena il caso di ricordare che questa Corte, in tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), ha avuto modo di precisare che “quando dal Comune sia stato demandato alla concessionaria di cui al D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 52,comma 5, lett. b), n. 3, in combinato disposto con il D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 113, comma 5, lett. c), il potere di accertamento e di stima dei terreni edificabili di cui al D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 5, la cd. determina sui valori delle aree edificabili, richiamata nell’avviso di accertamento, è in tutto equiparabile alle delibere comunali in materia, e, pertanto, al pari di esse, quale atto amministrativo a contenuto generale, non è soggetta all’obbligo di allegazione previsto dalla L. n. 212 del 2000, art. 7, al fine di soddisfare i requisiti della sufficiente motivazione dell’atto impositivo.” (Cass. n. 22254/2016).

Con il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, comma 1, art. 19, art. 7,comma 5, per aver la CTR ritenuto inammissibile la richiesta disapplicazione – incidenter tantum – dei prodromici provvedimenti amministrativi adottati dall’ente locale, segnatamente, le delibere di approvazione del regolamento comunale e delle tariffe impositive.

La censura va disattesa perchè, come emerge dalla domanda introduttiva nei termini in cui è stata riassunta nel ricorso per cassazione, la società contribuente ha contestato la sussistenza (nell’an e nel quantum) della pretesa tributaria azionata dall’ente locale, impugnando l’atto impositivo, ponendo quindi in discussione la specifica obbligazione tributaria ad esso riferita, ed ha investito direttamente, tra i c.d. atti autoritativi di presupposto – cioè i provvedimenti di carattere generale (regolamento e tariffa), con riferimento ai quali la competenza giurisdizionale sarebbe spettata al giudice amministrativo – le delibere tariffarie approvate, di anno in anno, dal Consiglio Comunale, e non anche il Regolamento TARSU del Comune di Ischia, ed è quanto ha rilevato anche il giudice di appello, sia pure con argomentazioni non pertinenti, ma sicuramente emendabili, non venendo appunto in rilievo una questione pregiudiziale in senso tecnico.

E per quanto concerne le predette delibere, la sentenza impugnata si appalesa corretta atteso che ne afferma la piena legittimità, sul piano della contestata differenziazione tariffaria per categorie di utenti, risultante dalla moltiplicazione del costo di smaltimento per unità di superficie imponibile accertata per uno o più coefficienti di produttività quantitativa e qualitativa, in quanto corrispondente alla valutata capacità dei locali tassabili a produrre rifiuti.

Va, pertanto, ribadito quanto già affermato in ordine allo specifico aspetto della legittimità della differenziazione tariffaria tra alberghi e case di civile abitazione; secondo cui, in tema di TARSU, “è legittima la delibera comunale di approvazione del regolamento e delle relative tariffe in cui la categoria degli esercizi alberghieri venga distinta da quella delle civili abitazioni, ed assoggettata ad una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile a queste ultime. Infatti, la maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto ad una civile abitazione costituisce un dato di comune esperienza, emergente da un esame comparato dei regolamenti comunali in materia ed assunto quale criterio di classificazione e valutazione quantitativa della tariffa anche dal D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22. Senza che assuma alcun rilievo il carattere stagionale dell’attività, il quale può eventualmente dar luogo all’applicazione di speciali riduzioni d’imposta, rimesse alla discrezionalità dell’ente impositore” (Cass. n. 4797/2014; n. 8336/2015; n. 913/2016, ed altre).

Si tratta di principio in ordine al quale si è altresì aggiunto che gli “elementi di riscontro della legittimità della delibera non vanno, d’altronde, riferiti alla differenza tra le tariffe applicate a ciascuna categoria classificata, ma alla relazione tra le tariffe ed i costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica” (Cass. n. 11655/2009; n. 15861/2011), e che “in tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, non è configurabile alcun obbligo di motivazione della delibera comunale di determinazione della tariffa di cui al D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 65,poichè la stessa, al pari di qualsiasi atto amministrativo a contenuto generale o collettivo, si rivolge ad una pluralità indistinta, anche se determinabile ex post, di destinatari, occupanti o detentori, attuali o futuri, di locali ed aree tassabili” (Cass. n. 7044/2014; n. 22804/2006).

Alla reiezione del ricorso segue la condanna al pagamento delle spese processuali, liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 2.000,00 per compensi, oltre rimborso spese forfettarie ed accessori di legge.

Sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 19 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 1 agosto 2019

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