Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20718 del 31/07/2019

Cassazione civile sez. lav., 31/07/2019, (ud. 27/03/2019, dep. 31/07/2019), n.20718

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – rel. Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23605/2014 proposto da:

B.O., U.S., M.A., P.M.,

F.G., T.G., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

FLAMINIA 195, presso lo studio dell’avvocato SERGIO VACIRCA, che li

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARA PARPAGLIONI;

– ricorrenti –

contro

PRESIDENZA CONSIGLIO MINISTRI, in persona del Ministro pro tempore,

AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, in persona dell’Avvocato Generale

pro tempore, domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 310/2013 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata il 08/10/2013 R.G.N. 345/2012.

Fatto

RILEVATO

che:

la Corte d’Appello di Cagliari, accogliendo il gravame avverso la pronuncia del Tribunale della stessa città, ha rigettato, per quanto qui interessa, la domanda con la quale i ricorrenti, già dipendenti dell’Ente Poste, poi comandati presso l’Avvocatura dello Stato e quindi trasferiti presso quest’ultima, chiedevano che fosse loro riconosciuto, presso l’ente di destinazione, l’inquadramento in Area B posizione B3 ( M., T. e U.) o B2 ( B., F. e P.), non essendovi corrispondenza tra l’Area Operativa presso l’Ente Poste, ex V e IV qualifica funzionale, in cui essi erano rispettivamente collocati prima del trasferimento e le posizioni loro attribuite presso l’Avvocatura, il tutto con corresponsione delle conseguenti differenze retributive;

la Corte, procedendo al raffronto concreto tra le classificazioni, riteneva corretti gli inquadramenti attribuiti;

nei riguardi di tale pronuncia i lavoratori hanno sviluppato cinque motivi di ricorso per cassazione, poi illustrati da memoria e resistiti da controricorso dell’Avvocatura dello Stato.

Diritto

CONSIDERATO

che:

i ricorrenti, con i cinque motivi di ricorso, denunciano, sotto vari profili, l’erroneità delle valutazioni svolte dalla Corte territoriale, censurando sia il concreto raffronto svolto tra le categorie di inquadramento dei postelegrafonici e le posizioni economiche ministeriali (secondo motivo), sia il fatto (primo motivo) che, dopo tale raffronto, la sentenza impugnata avesse affermato che comunque, dato che i posti vacanti erano stati resi disponibili sulla base di quanto previsto nel D.P.C.M. 2 ottobre 2001, l’immissione in ruolo presso l’ente di destinazione non poteva che avvenire sulla base dei posti così individuati, senza potersi rivedere ex post l’inquadramento per come così attuato ed avesse altresì infondatamente ritenuto (quinto motivo) che i ricorrenti avessero sostanzialmente accettato, con la sottoscrizione del contratto di assunzione, il futuro inquadramento;

oltre a ciò i ricorrenti lamentano (terzo motivo) l’omesso esame da parte della Corte di merito delle mansioni da loro in concreto svolte presso l’Avvocatura dello Stato e, con riferimento alla posizione del lavoratore P.M. (quarto motivo), l’omesso esame della deduzione in ordine al fatto che, dato il titolo di studio e l’anzianità di servizio posseduti, egli avrebbe dovuto essere per ciò solo inquadrato nella rivendicata posizione economica B2;

il ricorso, i cui motivi possono essere esaminati congiuntamente, è fondato; presso questa Corte si è consolidato, a partire dalla sentenza n. 503 del 12 gennaio 2011 delle Sezioni Unite, l’orientamento secondo cui la L. n. 449 del 1997, art. 53, comma 10, prevedendo l’applicabilità delle disposizioni sulla mobilità volontaria o concordata tra pubbliche amministrazioni al personale dell’Ente Poste italiane (ente pubblico economico, in quanto tale equiparato ai datori di lavoro privati) in posizione di comando o fuori ruolo presso pubbliche amministrazioni, ha inteso valorizzare ai fini in esame la precedente posizione di dipendenti da una Pubblica Amministrazione dei lavoratori postali in questione, configurando una sorta di transitoria ultrattività di tale posizione (v. altresì Cass., S.U., 10 novembre 2010, n. 22800);

sempre le S.U. hanno escluso che su tali profili possa operare autoritativamente la Presidenza del Consiglio dei Ministri con D.P.C.M., atto avente natura amministrativa (in quanto proveniente da una autorità esterna al rapporto di lavoro) che non assolve la funzione di determinare la concreta disciplina del rapporto di lavoro (mancando un fondamento normativo all’esercizio di tale potere), ma ha l’unico scopo di dare attuazione alla mobilità (volontaria) tra pubbliche amministrazioni come previsto dalla L. n. 273 del 1995, art. 4 (che attribuì alla Presidenza del C.M. il solo compito di operare il trasferimento);

in senso analogo, più di recente, si sono espresse, tra le molte, Cass. 27 agosto 2014, n. 18416 e Cass. 2 gennaio 2017, n. 1;

ne discende che, nella vicenda per cui è processo, si è in presenza di un’ipotesi di mobilità esterna fra pubbliche amministrazioni e, quindi, di continuità giuridica del rapporto di lavoro (con mera novazione soggettiva nel lato datoriale), sicchè vige il principio che nel passaggio va in ogni caso garantita l’equivalenza fra l’inquadramento goduto dal lavoratore nell’ente di provenienza e quello spettantegli presso l’amministrazione di destinazione, dovendosi individuare il medesimo in quello maggiormente corrispondente, nell’ambito della disciplina legale e contrattuale applicabile nell’ente ad quem, all’inquadramento in essere presso l’ente a quo, considerandosi quest’ultimo, per quanto si è sopra detto, con riferimento a quanto applicato allorquando vigeva il sistema pubblicistico delle qualifiche funzionali;

in definitiva i termini del raffronto, nel caso di specie, devono essere individuati nelle declaratorie delle qualifiche funzionali già proprie dell’ordinamento pubblicistico dei dipendenti postali e nelle declaratorie della posizioni economiche vigenti nell’Amministrazione (o Ente pubblico) ad quem al momento del trasferimento (Cass. 1/2017, cit.);

la Corte territoriale, pur muovendo da un simile raffronto, ha in realtà errato nella concreta comparazione, finendo poi per deviare anche dai principi di cui sopra e da essa stessa affermati;

infatti, iniziando dal secondo punto, la Corte ha in sostanza ritenuto, in difformità da quanto affermato nelle proprie premesse al ragionamento, che le previsioni del D.P.C.M. 2 ottobre 2001, individuando i posti disponibili al trasferimento, condizionassero altresì il regime dei trasferimenti;

inoltre, nel procedere al raffronto, che è l’unica operazione da cui in sostanza deve dipendere l’inquadramento presso la P.A. ad quem, tra le categorie dei postelegrafonici e le posizioni di cui al c.c.n.l. dei Ministeri, ha riportato alla posizione B1 (caratterizzata da conoscenze tecniche “di base” e compiti di “inserimento dati”) la IV categoria dei postelegrafonici (che richiede invece “conoscenze specialistiche” e prestazioni con “margini valutativi di esecuzione”) ed alla posizione B2 (in cui vi è solo una “discreta” complessità dei processi) la V categoria (che richiede “qualificata preparazione tecnico professionale” oltre alla possibilità di coordinamento di operatori di livello inferiore), sviluppando quindi palesi incoerenze valutative (sul tema, v. Cass. 1/2017 cit., nonchè Cass. 2 gennaio 2017, n. 3);

non diversamente, è da accogliersi anche l’ultimo motivo di ricorso, essendo stata affermata da questa Corte, in controversia del tutto analoga alla presente, l’infondatezza della tesi “secondo cui si sarebbe formata un’accettazione tacita per non avere la lavoratrice contestato l’inquadramento provvisorio”, in quanto “a tal fine sarebbe stata piuttosto necessaria la prova, gravante sull’Amministrazione, di significative circostanze denotanti una chiara e certa volontà della parte di accettare l’inquadramento ricevuto” (Cass. 1/2017, cit.);

in definitiva il ricorso va accolto, con assorbimento del quarto motivo riguardante il solo P.;

la Corte territoriale, cui si rinvia la causa, deciderà adeguandosi ai principi espressi, procedendo a nuove valutazioni del corretto inquadramento da attribuire, emendate dagli errori sopra riscontrati e provvedendo altresì sulle spese del giudizio di legittimità;

non sussistono i presupposti per l’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Cagliari, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 27 marzo 2019.

Depositato in Cancelleria il 31 luglio 2019

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