Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20717 del 04/09/2017


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Cassazione civile, sez. I, 04/09/2017, (ud. 18/01/2017, dep.04/09/2017),  n. 20717

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – rel. Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 9168/2013 R.G. proposto da:

LAMBRETTA S.R.L., in persona dell’amministratore unico e legale

rappresentante sig. L.G.M., rappresentata e difesa,

per procura speciale a margine del ricorso, dall’Avv. Alberto

Improda, con domicilio eletto presso quest’ultimo in Roma, Via Due

Macelli n. 47;

– ricorrente –

contro

G.F., rappresentato e difeso, per procura speciale a

margine della memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c.,

dall’Avv. Federica Stoppani, con domicilio eletto presso lo studio

di quest’ultima in Roma, Via Filippo Civinini n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Torino n. 1217/13

depositata il 4 giugno 2013.

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 18 gennaio 2017

dal Consigliere Dott. Carlo De Chiara;

udito l’Avv. R. ARISTA, per delega, per la ricorrente;

udito l’Avv. F. STOPPANI per il controricorrente;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. SALVATO Luigi, che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Nel gennaio 2011 la Lambretta s.r.l., titolare in forza di atto di cessione del 12 aprile 2010 del marchio italiano n. (OMISSIS) “Lambretta i Innocenti”, registrato in data 16 settembre 2005 su domanda depositata il 4 maggio 2001 per le classi 3, 9, 12, 14, 15, 18, 25, 28 e 37, convenne davanti al Tribunale di Torino il sig. G.F. chiedendo dichiararsi la nullità, ai sensi degli art. 25, lett. A), e 12 cod. prop. ind., del marchio italiano “i Innocenti”, di proprietà del convenuto, registrato nel 2010 su domanda depositata il 18 maggio 2007 per le classi 7, 12, 25 e 28.

Il convenuto resistette e chiese in via riconvenzionale dichiararsi la decadenza per non uso del marchio della società attrice.

Il Tribunale accolse la domanda riconvenzionale e disattese quindi la domanda principale, avendo accertato il mancato uso del marchio della società attrice in base all’esame di pubblicazioni periodiche di settore a decorrere dall’anno 2005, prodotte dal convenuto, nelle quali il marchio dell’attrice non era mai menzionato o pubblicizzato e dalle quali risultava che gli operatori del settore ricollegavano esclusivamente alla società fondata negli anni ‘30 del Novecento da I.F. il marchio “Lambretta Innocenti” (a sua volta cessato a suo tempo dall’uso).

La Corte d’appello di Torino ha respinto il gravame della società soccombente, disattendendo in particolare le censure rivolte al diniego del Tribunale di ammettere la prova testimoniale articolata dalla appellante, perchè in parte generica e in parte irrilevante, nonchè di dare rilievo a due dichiarazioni sottoscritte da tali sig. T.V. e M.R..

La Lambretta s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione con due motivi. Il sig. G. si è difeso con controricorso. Entrambe le parti hanno anche presentato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Va preliminarmente dichiarata inammissibile, in quanto tardiva, la memoria del controricorrente, depositata soltanto due giorni prima dell’udienza di discussione.

2. Con il primo motivo di ricorso, denunciando vizio di motivazione e violazione degli artt. 2721-2726 c.c. e artt. 244-257 c.p.c., si censura il diniego di ammissione della prova testimoniale.

2.1. Il motivo è inammissibile perchè non ha riferimento alla ratio della decisione assunta in proposito dalla Corte d’appello, basata sulla mancata censura, con il gravame, delle ragioni per cui il Tribunale aveva disatteso la richiesta di prova testimoniale, consistenti a loro volta nel rilievo che i capitoli 1, 3, e 4 erano generici e privi di riferimenti temporali e il capitolo 2 si riferiva a un marchio (“Innocenti”) diverso da quello oggetto di causa.

La ricorrente, infatti, deduce in sostanza, con il ricorso, la infondatezza dei rilievi del Tribunale, ma non già di avere essa svolto le medesime deduzioni con l’atto di appello.

3. Con il secondo motivo, denunciando vizio di motivazione e violazione degli artt. 12 e 13 cod. prop. ind., si lamenta che la Corte d’appello abbia confermato la irrilevanza di due dichiarazioni scritte a firma del già indicato T.V. e di tale M.R., prodotte dalla attuale ricorrente, sul rilievo che esse si riferivano a marchi diversi da quello per cui è causa, e cioè ai marchi “Innocenti” e “Innocenti Lambretta”. Si osserva che deve considerarsi evidente l’intenzione dei dichiaranti di riferirsi, invece, proprio al marchio per cui è causa, perchè, ai sensi della norme sopra richiamate, un marchio deve essere dotato dei requisiti della novità e capacità distintiva, sicchè il segno “Innocenti Lambretta” non potrebbe coesistere con il segno “Lambretta Innocenti”.

3.1. Il motivo è inammissibile perchè si risolve comunque in una interpretazione del contenuto delle dichiarazioni di cui trattasi diversa da quella adottata dalla Corte d’appello, dunque in una censura di merito.

4. L’inammissibilità di tutti i motivi comporta l’inammissibilità del ricorso.

Le spese processuali, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 8.000,00 per compensi, oltre alle spese forfetarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti dell’obbligo di versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 18 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 settembre 2017

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