Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20705 del 04/09/2017


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Cassazione civile, sez. II, 04/09/2017, (ud. 11/05/2017, dep.04/09/2017),  n. 20705

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. CORTESI Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 24709/2014 R.G. proposto da:

A.O., rappresentato e difeso dall’Avv. Giacomo RUSSELLO e

dall’Avv. Bruno CASSARA’ ed elettivamente domiciliato presso

quest’ultimo in Roma, via Tuscolana n. 339;

– ricorrente –

contro

PASI s.r.l., rappresentata e difesa dagli Avv.ti Alesandro MILETO,

Paolo DE MATTEIS e Tibertio GULLUNI, ed elettivamente domiciliata

presso lo studio di questi in Roma, via Luigi Settembrini n. 30;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’Appello di Venezia n. 2642/2013,

depositata in data 30.10.2013.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 11/05/2017

dal Consigliere Francesco CORTESI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

– con citazione notificata il 12.12.2002, A.O. convenne Mobilificio Pasi s.r.l. innanzi al Tribunale di Verona sezione distaccata di Legnago – chiedendo la risoluzione ex art. 1492 cod. civ. del contratto di acquisto di mobili reso fra le parti nel marzo 2000; espose al riguardo che a distanza di pochi mesi dalla consegna i mobili avevano presentato vizi consistenti in distacchi della vernice superficiale, che la venditrice si era impegnata ad eliminare eseguendo le necessarie riparazioni, ma che erano di lì a poco ricomparsi;

– Mobilificio Pasi si costituì chiedendo il rigetto della domanda;

– il tribunale accolse la domanda, dichiarando risolto il contratto;

– la sentenza fu integralmente riformata dalla Corte d’Appello di Venezia, che accolse l’eccezione di prescrizione sollevata da Mobilificio Pasi, ritenuta rinunziata dal tribunale in quanto non riproposta in sede di precisazione delle conclusioni; in particolare, la corte d’appello ritenne che in base alla complessiva valutazione della condotta processuale di Mobilificio Pasi l’eccezione non potesse ritenersi abbandonata e, procedendo al relativo scrutinio, osservò che dopo la consegna dei mobili, avvenuta nel marzo 2000, nell’ottica della domanda di risoluzione non era intervenuto alcun valido atto interruttivo fino alla notifica della citazione, tuttavia tardiva;

– avverso tale decisione A.O. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi; resiste l’intimata con controricorso e deposito di successiva memoria in prossimità dell’udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

– in via preliminare, va ritenuta legittima la proposizione del presente ricorso nel termine di cui all’art. 327 cod. proc. civ., in quanto la notifica della sentenza d’appello alla parte personalmente anzichè al difensore domiciliatario è inidonea a far decorrere il cd. termine breve di cui all’art. 325 (in tal senso si vedano per tutte Cass. 29.3.2010, n. 7527; Cass. 10.7.2007, n. 15389);

– con il primo motivo il ricorrente deduce violazione degli artt. 99,112,183,189 e 345 cod. proc. civ. e nullità della sentenza, lamentando che la corte d’appello avrebbe erroneamente ritenuto non rinunziata l’eccezione di prescrizione sollevata dalla venditrice in primo grado; al riguardo invoca due precedenti di questa corte (Cass. 29.1.2013, n. 2093 e Cass. 5.7.2013, n. 16840) secondo cui la mancata riproposizione di domande od eccezioni in sede di conclusioni comporta l’abbandono delle stesse, assumendo rilievo a tal fine solo la volontà espressa della parte, in ossequio al principio dispositivo;

– il motivo è infondato;

– la sentenza impugnata, infatti, ha fatto buon governo del principio costantemente affermato da questa corte (con le sole eccezioni dei due isolati precedenti richiamati in ricorso), secondo cui affinchè una domanda od eccezione possa ritenersi abbandonata dalla parte non è sufficiente che essa non venga riproposta nella precisazione delle conclusioni, dovendosi invece necessariamente accertare se, dalla valutazione complessiva della condotta processuale della parte, emerga una volontà inequivoca di insistere sulla questione pretermessa (cfr. Cass. 10.9.2015, n. 17875; Cass. 10.7.2014, n. 15860; Cass. 3.2.2012, n. 1603; Cass. 28.6.2006, n. 14964);

– con il secondo motivo il ricorrente denunzia violazione degli artt. 1495,2943,2944 e 2945 cod. civ. e nullità della sentenza dolendosi del mancato riconoscimento, da parte dei giudici d’appello, di un valido atto interruttivo della prescrizione, consistito nell’aver la venditrice provveduto (seppur invano) alla riparazione dei vizi nel luglio del 2001;

– il motivo è infondato;

– premesso, infatti, che nell’ipotesi in cui il venditore si impegni ad eliminare i vizi e l’impegno sia accettato dal compratore, pur sorgendo a carico di quest’ultimo un’autonoma obbligazione di facere, l’originario diritto del compratore alla riduzione del prezzo e alla risoluzione del contratto resta soggetto alla prescrizione annuale di cui all’art. 1495 cod. civ. (cfr. Cass. SS.UU. 13.11.2012, n. 19702), il riconoscimento da parte del venditore è comunque anteriore di oltre un anno all’introduzione del giudizio di primo grado; quest’ultima, poi, costituisce l’unico valido atto interruttivo della prescrizione, vertendosi in fattispecie relativa all’esercizio di un diritto potestativo (l’esperimento dell’azione di risoluzione del contratto), ed essendo perciò inidoneo un atto stragiudiziale di costituzione in mora (cfr. fra le altre Cass. 27.4.2016, n. 8417);

– il terzo motivo, con il quale il ricorrente invoca la disciplina a protezione dei consumatori frutto del recepimento nell’ordinamento della Dir. 25 maggio 1999, n. 1999/44/CE, è inammissibile in quanto fondato su questioni non comprese nell’oggetto del giudizio d’appello e prospettate per la prima volta in questa sede come temi di contestazione non trattati nella fase di merito;

ritenuto pertanto il ricorso meritevole di rigetto, con conseguente statuizione sulle spese che si liquidano in dispositivo;

ritenuta la sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

 

rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 2.700,00 di cui Euro 2.500,00 per compensi, oltre IVA, CPA e spese generali in misura del 15% sui compensi; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 2 Sezione Civile della Corte di Cassazione, il 11 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 settembre 2017

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