Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20702 del 09/08/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 20702 Anno 2018
Presidente: AMENDOLA ADELAIDE
Relatore: VINCENTI ENZO

ORDINANZA
sul ricorso 11424-2017 proposto da:
CAPRIO DOMENICO, elettivamente domiciliato in ROMA,
PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentato e difeso dall’avvocato FERNANDO DELL’ESTATE;

– ricorrente contro
ITALFONDIARIO SPA, in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA STACCI 1, presso
lo studio dell’avvocato FRANCESCO ANGLANI, rappresentata e
difesa dall’avvocato MARIA ELISA RUBINO;

– con troricorrente nonchè contro
SULPIZI MARIA GRAZIA;

Data pubblicazione: 09/08/2018

- intimata avverso la sentenza n. 1764/2016 del TRIBUNALE di PESCARA,
depositata il 26/10/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 08/05/2018 dal Consigliere Dott. ENZO VINCENTI.

Capri° ha impugnato la sentenza del Tribunale di Pescara del 26
ottobre 2016, che ne rigettava l’opposizione agli atti esecutivi
promossa avverso il provvedimento del 2 ottobre 2014 con cui il
giudice dell’esecuzione aveva ordinato al creditore fondiario
(Italfondiario S.p.A.) la restituzione delle somme versate
dall’aggiudicataria provvisoria di un immobile (Maria Grazie Sulpizi),
poi dichiarata decaduta dall’aggiudicazione;
che il Tribunale, per quanto ancora rileva in questa sede,
osservava che, essendo il versamento diretto del ricavato della vendita
esecutiva all’istituto bancario procedente una assegnazione meramente
provvisoria, detto versamento “non può dirsi entrato in maniera stabile
a far parte del suo patrimonio” ed è destinato a diventare definitivo
“solo a seguito di un riparto di quelle somme che non si è mai
verificato”, così da non aver potuto produrre l’effetto estintivo
dell’obbligazione preteso dall’opponente;
che resiste con controricorso l’Italfondiario S.p.A., mentre non
ha svolto attività difensiva in questa sede Maria Grazia Sulpizi;
che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380- bis cod. proc.
civ., è stata comunicata ai difensori delle parti costituite, unitamente al
decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, in
prossimità della quale il ricorrente ha depositato memoria;

Ric. 2017 n. 11424 sez. M3 – ud. 08-05-2018
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Ritenuto che, con ricorso affidato a due motivi, Domenico

che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione
semplificata.

Considerato: a) con il primo mezzo è denunciata violazione di
legge ed errata applicazione dell’art. 41, commi 4, 5 e 6, del d.lgs. n.
385 del 1993, nonché delle disposizioni contenute nell’avviso d’asta del

norme di procedura che regolano il processo esecutivo e l’istituto
dell’accollo, nonché omesso esame di fatto decisivo e discusso dalle
parti: il Tribunale di Pescara non avrebbe considerato che il rapporto
dell’aggiudicataria provvisoria con il creditore fondiario, una volta che
la prima aveva violato le prescrizioni di legge e dell’avviso d’asta con
riferimento alle modalità e ai tempi del pagamento del saldo-prezzo,
doveva ricadere al di fuori delle norme che regolano procedura
esecutiva, quale rapporto meramente privatistico, da qualificarsi come
accollo e non già di assegnazione meramente provvisoria del ricavato
della vendita;
che i motivi, che possono congiuntamente scrutinarsi, sono in
parte inammissibili e in parte manifestamente infondati per ragioni che
il Collegio ritiene assorbenti anche di quanto indicato nella proposta
del relatore;
che è inammissibile, anzitutto, la censura di omesso esame di
fatto storico decisivo, che non risponde al paradigma di cui all’art. 360,
primo comma, n. 5, c.p.c., bensì investe, nella sostanza, una pretesa
violazione di norme processuali;
che, nel resto, le doglianze sono manifestamente infondate,
giacché l’aver il ricorrente postulato che esisteva un contratto di
accollo del mutuo tra banca e aggiudicataria, intervenuto quando
quest’ultima era già decaduta dalla procedura di aggiudicazione per
essere scaduti i termini di pagamento del prezzo (art. 41 del d.lgs. n.
Ric. 2017 n. 11424 sez. M3 – ud. 08-05-2018
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7 ottobre 1993; b) con il secondo mezzo è dedotta violazione delle

385/1993), consente di ritenere che le parti ben potevano accordarsi
per sciogliere l’anzidetto contratto per mutuo dissenso e così
legittimare, di per sé (e in tale prospettiva rileva il precedente di cui a
Cass. n. 23292/2007), la restituzione della somma in favore della
aggiudicataria decaduta, là dove si palesa come un interesse di mero

restituire il pagamento;
che, difatti, per un verso, l’art. 41 del d.lgs. n. 385/1993 prevede
che, in caso di mancato versamento del prezzo da parte
dell’aggiudicatario, trovi applicazione l’art. 567 c.p.c., che, a sua volta,
stabilisce soltanto l’incameramento della cauzione (come avvenuto
nella specie) e non già del prezzo tardivamente versato;
che, per altro verso, l’efficacia dell’accollo ex art. 41, comma 5,
del d.lgs. n. 385/1993, è comunque subordinata al decreto di
trasferimento di cui all’art. 586 c.p.c., che, nella specie, non è stato mai
emesso, risultando dunque privo di causa un pagamento effettuato in
assenza di detto decreto;
che, quindi, trova conferma la circostanza che i rapporti tra la
Sulpizi e la l’Istituto di credito fondiario sono rimasti estranei alla
procedura esecutiva, non avendo il Caprio interesse giuridico a
sollevare questioni inerenti a tali rappporti;
che la memoria depositata da parte ricorrente, là dove non
inammissibile per non essere soltanto illustrativa, ma anche
integrativa/emendativa delle originarie ragioni di censura, non fornisce
argomenti idonei a scalfire i complessivi rilievi che precedono;
che il ricorso va, quindi, rigettato e il ricorrente condannato al
pagamento delle spese del giudizio di legittimità, come liquidate in
dispositivo;

Ric. 2017 n. 11424 sez. M3 – ud. 08-05-2018
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fatto quello dell’attuale ricorrente a che la banca non accetti di

che non occorre provvedere alla regolamentazione di dette
spese nei confronti della parte intimata che non ha svolto attività
difensiva in questa sede.
PER QUESTI MOTIVI
rigetta il ricorso;

legittimità, che liquida, in favore della parte controricorrente, in euro
3.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15
per cento, agli esborsi liquidati in curo 200,00 ed agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002,
dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis del citato art. 13.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della VI-3
Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, in data 8 maggio
2018.
Il Presidente

condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di

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