Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20701 del 09/08/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 20701 Anno 2018
Presidente: ARMANO ULIANA
Relatore: SCRIMA ANTONIETTA

ORDINANZA
sul ricorso 6142-2017 proposto da:
GROSSI ANTONELLA, in proprio e quale titolare dell’omonima impresa
individuale recante insegna “HOTEL MANU” P.I. 03669160404,
considerata ex lege domiciliata in ROMA piazza Cavour presso la
Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa
dall’avvocato FAUSTO PUCILLO;
– ricorrente contro
VODAFONE ITALIA S.P.A. (già VODAFONE OMNITEL BV e prima
ancora VODAFONE OMNITEL NV) P.I. 08539010010, in persona del
dott. Corda, in virtù di procura rilasciata con atto autenticato il 16
aprile 2012 per notaio Luca Zona (rep. n. 25658), considerata ex lege
domiciliata in ROMA piazza Cavour presso la Cancelleria della Corte di
Cassazione, rappresentata e difesa unitamente e disgiuntamente
dagli avvocati ALESSANDRO LIMATOLA, EGIDIO PAOLUCCI;

Data pubblicazione: 09/08/2018

- controricorrente contro
MINGUCCI ELENA, GROSSI SILVANO;
– intimati –

MILANO, depositata il 2/09/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 28/02/2018 dal Consigliere Dott. ANTONIETTA
SCRIMA.
FATTI DI CAUSA
Con sentenza n. 6364/2013 del 7 maggio 2013 il Tribunale di Milano,
accogliendo l’eccezione sollevata dalla società convenuta, dichiarò
improcedibile la domanda proposta da Antonella Grossi, in proprio e
quale titolare dell’omonima impresa individuale Hotel Manù, contro
Vodafone Omnitei NV, (già Vodafone Omnitel BV e ora Vodafone Italia
S.p.a.) nonché le domande proposte dagli intervenuti Elena Mingucci
e Silvano Grossi, genitori dell’attrice, nei confronti della medesima
società, di risarcimento danni per la mancata operatività della linea
telefonica fissa e del collegamento Internet durante le operazioni di
trasferimento di detta linea dal gestore Fastweb al gestore Vodafone,
in base a un contratto telefonico stipulato dall’attrice con Vodafone in
data 22 maggio 2009.
Avverso la sentenza del Tribunale, Antonella Grossi, in proprio e nella
già dedotta qualità, nonché Silvano Grossi ed Elena Mingucci
proposero gravame cui resistette Vodafone Omnitel NV.
La Corte di appello di Milano, con sentenza depositata il 2 settembre
2016, ritenne che ben potevano essere esaminate «quelle domande
fondate su fatti allegati nel tentativo di conciliazione avanti al
Co.Re.Com , nei limiti di quanto ivi richiesto, per le quali non [era]
ravvisabile improponibilità di sorta, stante il previo esperimento del

Ric. 2017 n. 06142 sez. M3 – ud. 28-02-2018
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avverso la sentenza n. 3374/2016 della CORTE D’APPELLO di

tentativo obbligatorio di conciliazione» e che in particolare occorreva
esaminare

«la domanda di risarcimento danni per la mancata

fruizione della rete di telefonia fissa, nei limiti della prima
quantificazione, quale formulata nel ricorso al Co.Re.Com ., vale a dire
nei limiti della somma di C 100.000,00, “di cui C 84.181,00 a titolo di

interessi rivalutazione, danno all’immagine, spese legali”»

(v.

sentenza impugnata, p. 6).
La predetta Corte, quindi, in parziale accoglimento dell’appello
proposto da Antonella Grossi, quale titolare dell’impresa individuale
Hotel Manù, accertato l’inadempimento di Vodafone Omnitel NV nel
corso del trasferimento della linea telefonica fissa di cui al contratto
22 maggio 2009, condannò la medesima società al pagamento, in
favore della predetta appellante, a titolo di risarcimento del danno
patrimoniale, della somma di euro. 8.000,00 alla data di quella
sentenza;

«dichiar[ò] improponibile ovvero respin[se] ogni altra

pretesa della predetta appellante nei confronti dell’appellata»;
respinse le domande proposte dagli intervenuti Elena Mingucci e
Silvano Grossi nei confronti di Vodafone Omnitel NV; condannò
quest’ultima a rifondere a Antonella Grossi le spese del doppio grado
del giudizio di merito; condannò Elena Mingucci e Silvano Grossi a
rifondere a Vodafone Omnitel NV la metà delle spese processuali del
doppio grado del giudizio di merito e dichiarò compensata, tra dette
parti, la metà delle spese in parola; dichiarò, infine, la sussistenza
degli estremi per il versamento, a carico degli appellanti Elena
Mingucci e Silvano Grossi, dell’importo pari al contributo unificato
versato, ex art. 13 comma 1-quater, d.P.R. 115/2002.
Avverso la sentenza della Corte di merito Antonella Grossi, in proprio
e quale titolare dell’omonima impresa individuale Hotel Manù, ha
proposto ricorso per cassazione basato su tre motivi, cui ha resistito
Vodafone Italia S.p.a. con controricorso.
Ric. 2017 n. 06142 sez. M3 – ud. 28-02-2018
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mancato guadagno…, C 236,00 per bollette, C 15.583 per residui

Gli intimati non hanno svolto attività difensiva in questa sede.
La proposta del relatore è stata comunicata, unitamente al decreto di
fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 380
bis cod. proc. civ..

RAGIONI DELLA DECISIONE
semplificata.
2. Con il primo motivo, rubricato «Violazione o falsa applicazione di
norme di diritto ex art. 360 n. 3 c.p.c. per mancata applicazione degli
artt. 1223 e 1226 e ss. c.c. in materia di quantificazione del danno»,
la ricorrente si duole che la Corte di merito abbia quantificato

«il

danno risarcibile esclusivamente sulla base di una mera comparazione
tra le dichiarazioni dei redditi senza considerare le plurime voci di
danno dettagliate in atti e, dunque, in dispregio al disposto di cui
all’art. 1223 c.c. e, per quel che attiene alla lesione dell’immagine
dell’albergo, in violazione del disposto di cui all’art. 1226 c. c. che
impone una liquidazione equitativa del danno».
2.1. Il motivo è infondato.
Ed invero non sussiste la lamentata violazione o falsa applicazione di
legge, e comunque, con il mezzo all’esame si tende ad una
rivalutazione del merito non consentita in questa sede; inoltre, il
motivo in parola difetta pure di specificità, non essendo stato in esso
riportato il tenore letterale degli atti cui si riferisce, almeno per
quanto rilevante in questa sede.
3. Con il secondo motivo, lamentando «Vizio di motivazione su punto
decisivo della controversia ex art. 360 c.p.c. n. 5»,

la ricorrente

deduce che sia in sede di ricorso ex art. 700 cod. proc. civ. (che
aveva preceduto il giudizio di merito, instaurato a seguito della
mancata riattivazione della linea telefonica, fissa e aggiuntiva, e della
connessione ad internet ADSL ordinata dal Tribunale di Milano con il
chiesto provvedimento cautelare ante causam), sia nell’ambito del
Ric. 2017 n. 06142 sez. M3 – ud. 28-02-2018
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1. Il Collegio ha disposto la redazione dell’ordinanza con motivazione

procedimento di primo e secondo grado aveva chiesto tutte le voci di
danno risarcibili («danno da mancato guadagno, danno all’immagine,

danno da applicazione di interessi passivi, danno da mancato
percepimento di interessi attivi; danno da corresponsione di quanto
dedotto da Vodafone nei conti telefonici ivi allegati in quanto

duplice accezione di danno biologico e/o psichico e pregiudizio da
peggioramento della quotidianità della vita della persona quale
ulteriore sfaccettatura del danno alla salute costituzionalmente
garantito »). Ad avviso della ricorrente, considerato il rigetto di tale
ultima voce di danno, per asserita mancata deduzione nel tentativo di
conciliazione, il Giudice del Gravame avrebbe dovuto pronunciarsi su
tutte le altre voci di danno» ed invece la Corte di merito, quanto al
danno da mancato guadagno, non avrebbe preso in considerazione la
perizia contabile e il fatto che la ricorrente svolgeva l’attività da soli
due anni, non avrebbe neppure menzionato il danno all’immagine e
non avrebbe considerati gli interessi passivi per asserita mancanza di
collegamento tra il mutuo e l’albergo di cui la Grossi era titolare
laddove sarebbe di documentale evidenza che il mutuo sarebbe stato
contratto proprio per l’acquisto dell’albergo (v. ricorso p. 7). Lamenta
altresì la ricorrente (v. ricorso p. 12) che la Corte di merito si sarebbe
limitata a considerare la differenza tra le due dichiarazioni dei redditi,
senza tener conto del «documento 19 allegato e, dunque, [del]la

perizia contabile del dott. Cingolani, relegandolo a mero elenco di
corrispettivi per le cessioni che non assumerebbe valenza probatoria
nella dichiarazione dei redditi». Infine, sostiene la ricorrente che la
citazione relativa al merito della causa, a seguito del procedimento
cautelare, è stata presentata in data 5 marzo 2010, in un periodo in
cui la dichiarazione dei redditi 2009 non era ancora «presentabile»
all’erario, sicché sarebbero i “partitari”, contestati solo genericamnete
dalla controparte, ad assumere efficacia probatoria.
Ric. 2017 n. 06142 sez. M3 – ud. 28-02-2018
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riferentesi ad un servizio non reso; danno non patrimoniale, nella

3.1. Il motivo non può essere accolto, avendo la Corte proceduto alla
quantificazione del danno patrimoniale alla luce delle risultanze in atti
ed in base ad accertamenti in fatto, né alcunché è stato
specificamente dedotto in ordine alla decisività dei fatti di cui si
lamenta l’omesso esame, osservandosi, tra l’altro, al riguardo, che la

Corte di merito (v. sentenza impugnata p. 10) e che il mancato
esame di un documento può essere denunciato per cassazione solo
nel caso in cui determini l’omissione di motivazione su un punto
decisivo della controversia e, segnatamente, quando il documento
non esaminato offra la prova di circostanze di tale portata da
invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità,
l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il
convincimento del giudice di merito, di modo che la ratio decidendi
venga a trovarsi priva di fondamento; ne consegue che la denuncia in
sede di legittimità deve contenere, a pena di inammissibilità,
l’indicazione – nella specie mancante – delle ragioni per le quali il
documento trascurato avrebbe senza dubbio dato luogo a una
decisione diversa (Cass., ord., 28/09/2016, n. 19150).
Non sussiste pertanto il lamentato vizio motivazionale (Cass., sez. un.
7/04/2014, n. 8053), evidenziandosi che il motivo tende in realtà,
inammissibilmente in sede di legittimità, ad una diversa valutazione
delle risultanze istruttorie; peraltro il motivo in parola difetta pure di
specificità, non essendo stato in esso riportato il tenore letterale degli
atti cui si riferisce, per quanto rilevante in questa sede.
4. Con il terzo motivo, deducendo «Omesso esame circa un fatto
decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti
ex art. 360 n. 5 c.p.c.», la Grossi lamenta che la Corte di merito non
abbia considerato in alcun modo

l’«evidente danno all’immagine

derivante dall’accertata e protratta condotta illegittima di Vodafone».

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dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2009 è stata esaminata dalla

4.1. Il motivo non può essere accolto, avendo comunque la Corte di
merito preso in considerazione e liquidato anche il danno
all’immagine (Cass., sez. un. 7/04/2014, n. 8053), come si desume
agevolmente dalla motivazione della sentenza impugnata (v. in
particolare p. 6 e p. 11 nonché p. 10) relativa alla liquidazione del

indicato, per evidente svista, nel dispositivo, ma anche alle “«ulteriori
voci [di danno] di cui al tentativo di conciliazione».
5. Il ricorso va, pertanto, rigettato.
6.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in

dispositivo tra le parti costituite, disponendosene la chiesta
attribuzione in favore degli avv. Alessandro Limatola eol Egidio
Paolucci, antistatari, mentre non vi è luogo a provvedere per dette
spese nei confronti degli intimati, non avendo gli stessi svolto attività
difensiva in questa sede.
7. Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento,
da parte della ricorrente, ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, d.P.R.
30 maggio 2002 n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17,
della legge 24 dicembre 2012, n. 228, di un ulteriore importo a titolo
di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a
norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in
favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio di
legittimità, che liquida in euro 4.200,00 per compensi, oltre alle spese
forfetarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in euro 200,00
ed agli accessori di legge, disponendo l’attribuzione di tali spese in
favore degli avv. Alessandro Limatola edEgidio Paolucci, antistatari; ai
sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002 n.
115, nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, della legge 24
dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per
Ric. 2017 n. 06142 sez. M3 – ud. 28-02-2018
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danno effettuata che è inerente non solo al danno patrimoniale, come

il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo
di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del
comma 1 bis dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta

Civile – 3 della Corte Suprema di Cassazione, il 28 febbraio 2018.

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