Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20699 del 04/09/2017


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Cassazione civile, sez. II, 04/09/2017, (ud. 06/04/2017, dep.04/09/2017),  n. 20699

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9566-2013 proposto da:

Z.M., (OMISSIS), Z.F. (OMISSIS),

Z.G. (OMISSIS), B.A. (OMISSIS), B.M. (OMISSIS),

B.S. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA G.

FERRARI 35, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO FILIPPO MARZI,

rappresentati e difesi dall’avvocato ALBERTO DI MAURO;

– ricorrenti –

contro

ZE.GI., (OMISSIS), domiciliato ex lege in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CANCELLERIA della CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’Avvocato MARIO CERETTA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2251/2012 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 18/10/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/04/2017 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Padova, con la sentenza n. 3081 del 2008, accolse la domanda proposta da Ze.Gi. nei confronti di Z.M., Z.F., Z.G., B.A., B.M. e B.S., di accertamento del diritto di uso del compendio immobiliare sito in (OMISSIS), di cui l’attore era comproprietario insieme ai convenuti, per successione a Z.G..

2. La Corte d’appello di Venezia, con sentenza depositata il 18 ottobre 2012, ha accolto l’appello principale proposto dai sigg. Z.- B. limitatamente al motivo concernente la statuizione sulle spese di lite, ed ha accolto l’appello incidentale con cui Ze.Gi. chiedeva l’integrazione del dispositivo della sentenza di primo grado con indicazione di alcuni mappali che facevano parte del compendio immobiliare.

3. Per la cassazione della sentenza hanno proposto ricorso Z.M., Z.F., Z.G., B.A., B.M. e B.S., sulla base di cinque motivi. Resiste con controricorso Ze.Gi.. Il ricorrente Z.M. ha depositato memoria in data 30 maggio 2013.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente si rileva l’infondatezza dell’eccezione di nullità della notifica del ricorso, sollevata dal controricorrente, per incompetenza dell’Ufficiale giudiziario.

L’atto di notifica del ricorso ha raggiunto lo scopo e quindi ogni eventuale nullità è rimasta sanata con effetti ex tunc (tra le molte, Cass. 31/10/2014, n. 23172).

2. Ancora in via preliminare si rileva che Z.F., Z.G., B.A., B.M. e B.S. non hanno sottoscritto la procura speciale a margine del ricorso per cassazione, e che pertanto il ricorso risulta proposto dal solo Z.M., che ha sottoscritto la procura.

Ciò non determina inammissibilità del ricorso, in quanto non sussiste litisconsorzio necessario tra Z.M. e gli altri comproprietari del compendio immobiliare ai fini della contestazione del diritto di uso del bene comune in capo a Ze.Gi.. Le azioni a difesa o a vantaggio della cosa comune possono essere sperimentate dai singoli comproprietari, senza che sia necessaria l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri partecipanti alla comunione (ex plurimis, Cass. 23/02/1999, n. 1505).

3. Nel merito, il ricorso è infondato.

3.1. Con il primo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 459,475 e 476 c.c..

Il ricorrente contesta che la procura a vendere, rilasciata dal Ze.Gi. alla madre, con atto pubblico del 7 giugno 1977, comportasse accettazione tacita dell’eredità paterna, trattandosi in realtà di accettazione espressa parziale dell’eredità paterna.

3.2. Con il secondo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione dell’art. 475 c.c., comma 3, e si ribadisce che la dichiarazione di accettazione dell’eredità da parte di Ze.Gi. era parziale, limitata ai soli terreni caduti in successione, e perciò nulla.

Con il mandato a vendere “i campi”, di cui alla procura notarile in data 7 giugno 1977, Ze.Gi. si era dichiarato erede dei beni suddetti, non anche dell’immobile compreso nel compendio caduto in successione, del quale era stata eccepita l’usucapione da parte dei consorti Z.- B., e, in diverso procedimento ancora pendente, proposta domanda di accertamento dell’avvenuta usucapione.

4. I motivi, da esaminare congiuntamente perchè connessi, sono infondati.

L’accettazione tacita di eredità, che si ha quando il chiamato compie un atto che presuppone la sua volontà di accettare e che non avrebbe diritto di compiere se non nella qualità di erede, può essere desunta anche dal comportamento del chiamato, che abbia posto in essere una serie di atti incompatibili con la volontà di rinunciare o che siano concludenti e significativi della volontà di accettare.

La giurisprudenza di questa Corte ha da tempo e ripetutamente affermato che sono inidonei allo scopo gli atti di natura meramente fiscale (denuncia successione), e che l’accettazione tacita può essere desunta dal compimento di atti che abbiano rilevanza sotto il profilo civilistico (Cass. 11/05/2009, n. 10796).

Il conferimento della procura a vendere beni ereditari, in quanto atto di contenuto gestorio, è astrattamente idoneo ad integrare una delle possibili forme di accettazione tacita dell’eredità, mentre l’idoneità in concreto, che è oggetto di valutazione del giudice di merito, può essere censurata per vizi del procedimento ermeneutico o della motivazione, nella specie neppure non dedotti.

L’opzione alternativa proposta dal ricorrente – accettazione espressa parziale, quindi nulla – attiene alla ricostruzione del significato dell’atto gestorio, e quindi al procedimento ermeneutico, non alla erronea applicazione delle norme in tema di accettazione dell’eredità.

4. Con il terzo motivo è denunciato omesso esame di un fatto decisivo e si contesta la valutazione della Corte d’appello, che ha ritenuto generico l’assunto degli appellanti Z.- B., secondo cui Ze.Gi. non era comproprietario del compendio immobiliare in quanto la sua quota era stata usucapita. La questione dell’usucapione, peraltro ancora sub iudice, era pregiudiziale e perciò l’appello sul punto non poteva essere ritenuto generico.

4.1. La doglianza è inammissibile.

L’omesso esame denunciato non riguarda un fatto storico, principale o secondario, ma una questione di diritto, della sospensione per pregiudizialità, e quindi non rientra nel paradigma del vizio di motivazione delineato nel “nuovo” testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5, applicabile ratione temporis al presente ricorso (per tutte, Cass., Sez. U. 07/04/2014, n. 8053).

5. Con il quarto motivo è denunciato omesso esame di un fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti, per mancata pronuncia sulla domanda di condanna dell’appellato alla rifusione delle spese sostenute per lavori urgenti di manutenzione e ristrutturazione dell’immobile.

6. Con il quinto motivo è denunciata nullità della sentenza per ultrapetizione, in quanto la Corte d’appello, in accoglimento del gravame incidentale proposto da Ze.Gi., avrebbe pronunciato in relazione a beni di proprietà di soggetti diversi. 6.1. Le doglianze sono entrambe inammissibili per difetto di autosufficienza, in quanto il ricorrente non riporta i termini del motivo di appello sul quale la Corte territoriale non si sarebbe pronunciata (per tutte, Cass. 20/08/2015, n. 17049), nè chiarisce, quanto alla denunciata ultrapetizione, le ragioni per le quali i mappali nn. (OMISSIS) (poi riuniti nel mappale n. (OMISSIS), come precisato dalla Corte d’appello a pag. 10 della sentenza) non dovessero considerarsi parte del compendio oggetto della domanda proposta da Ze.Gi..

7. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente alle spese del presente giudizio, nella misura indicata in dispositivo. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso proposto da Z.M. e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 2.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali al 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione seconda civile della Corte Suprema di Cassazione, il 6 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 settembre 2017

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