Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20698 del 04/09/2017


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Cassazione civile, sez. II, 04/09/2017, (ud. 06/04/2017, dep.04/09/2017),  n. 20698

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10119-2013 proposto da:

U.P., (OMISSIS), U.F. (OMISSIS), U.C.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI

160, presso lo studio dell’avvocato STEFANO DE LUCA MUSELLA,

rappresentati e difesi dall’avvocato EGIDIO SPINELLI;

– ricorrenti –

contro

C.G., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA VARRONE 9, presso lo studio dell’avvocato STEFANO MARANELLA,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE RINALDI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 568/2012 della CORTE D’APPELLO DI LECCE

SEZ.DIST. DI TARANTO, depositata il 24/10/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/04/2017 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Taranto – sez. distaccata di Grottaglie, con sentenza n. 12 del 2007, accolse la domanda con cui C.G. aveva chiesto la risoluzione per inadempimento del contratto preliminare di permuta di suolo edificatorio, concluso nel febbraio 2000 con i germani P., F. e U.C., i quali si erano rifiutati di addivenire alla stipula, e condannò i promittenti venditori al risarcimento dei danni, quantificati nell’importo di Euro 195.694,35 oltre accessori e spese di lite.

2. La Corte d’appello di Lecce – sez. distaccata di Taranto, con sentenza depositata in data 24 ottobre 2012 e notificata in data 11 marzo 2013, ha rigettato l’appello proposto da Pietro, Francesco e U.C..

2.1. Per quanto ancora di rilievo, la Corte territoriale ha ritenuto che la pattuizione intervenuta tra le parti configurasse un contratto preliminare di permuta di cosa presente con cosa futura con aggiunta di conguaglio in danaro, e non una mera puntuazione, ed ha confermato la quantificazione del danno subito dal promissario acquirente.

3. Per la cassazione della sentenza hanno proposto ricorso U.P., U.F. e U.C., sulla base di cinque motivi. Resiste con controricorso C.G..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è infondato.

1.1. Con il primo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 1325 e 1418 c.c. e si contesta la qualificazione del negozio intervenuto tra le parti come contratto preliminare, mentre costituiva espressione di attività precontrattuale, al quale i ricorrenti si erano riservati di prestare assenso una volta che fosse stato individuato l’oggetto della controprestazione attraverso il progetto dell’edificio da permutare. Alla data di sottoscrizione dell’accordo, infatti il progetto non esisteva, e comunque l’accordo non individuava con esattezza i fondi oggetto della permuta, che avrebbero dovuto essere staccati da altre maggiori consistenze ancora non divise, sicchè anche sotto tale l’oggetto dell’accordo rimaneva indeterminato.

2. Con il secondo motivo è denunciato omesso esame di un fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti – la natura giuridica della scrittura privata -, e comunque insufficiente e contraddittoria motivazione sul medesimo punto, e si contesta, anche sotto il profilo della violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, che la Corte d’appello avrebbe trascurato ogni accertamento in ordine al requisito dell’identificazione del bene oggetto del contratto, al fine di pronunciare sulla dedotta nullità dello stessa contratto per indeterminatezza, atteso che non era indentificato il terreno oggetto di cessione (quote da staccare da maggiori consistenze ancora indivise).

3. Le doglianze, che possono essere esaminate congiuntamente per l’evidente connessione, sono in parte inammissibili e in parte infondate.

3.1. La denunciata violazione delle norme in tema di nullità del contratto per mancanza dei requisiti non è corredata dal testo della scrittura privata, e il difetto di autosufficienza impedisce in radice la verifica della correttezza della decisione impugnata (ex multis, Cass. 20/08/2015, n. 17049).

3.2. Il denunciato vizio motivazione è inammissibile nella parte in cui lamenta insufficiente e contraddittoria motivazione, poichè al ricorso in esame è applicabile ratione temporis la formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, vigente, ed è palesemente infondato nella parte in cui lamenta l’omesso esame del “fatto” costituito dalla indeterminatezza dell’oggetto del contratto, poichè la Corte d’appello ha esaminato e argomentato esaustivamente sul punto.

3.3. Risulta inammissibile, infine, la censura di violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

Questa Corte ha già chiarito che anche dopo la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, (disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 convertito dalla L. 7 agosto 2012, n. 134), l’omessa pronunzia continua a sostanziarsi nella totale carenza di considerazione della domanda o dell’eccezione sottoposta all’esame del giudicante, il quale manchi completamente perfino di adottare un qualsiasi provvedimento, quand’anche solo implicito, di accoglimento o di rigetto, invece indispensabile alla soluzione del caso concreto; al contrario, il vizio motivazionale presuppone che un esame della questione oggetto di doglianza vi sia stato da parte del giudice di merito, ma che esso sia affetto dalla totale pretermissione di uno specifico fatto storico (ex multis, Cass. 08/10/2014, n. 21257).

4. Risultano del pari inammissibili per difetto di autosufficienza le doglianze prospettate con i motivi dal terzo al quinto, con cui i ricorrenti denunciano, nell’ordine, “errata valutazione del danno emergente”, “errata valutazione del lucro cessante”, “errata valutazione delle prove orali”.

4.1. I motivi sono formulati senza riportare quanto in essi richiamato, e cioè il contenuto dell’atto di appello, la documentazione prodotta, le dichiarazioni rese in sede di esame testimoniale e di interpello, e ciò impedisce la valutazione della correttezza della decisione impugnata.

5. Al rigetto del ricorso segue la condanna dei ricorrenti alle spese del presente giudizio, nella misura indicata in dispositivo.

Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 4.700, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali al 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione seconda civile della Corte Suprema di Cassazione, il 6 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 settembre 2017

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