Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20697 del 13/10/2016


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Cassazione civile sez. VI, 13/10/2016, (ud. 08/06/2016, dep. 13/10/2016), n.20697

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. MANNA Felice – rel. Consigliere –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1665-2015 proposto da:

C.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MONTE

ZEBIO 28, presso lo studio dell’avvocato ROSARIO LIVIO ALESSI,

rappresentato e difeso dall’avvocato RAIMONDO MIRA, giusta procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO ECONOMIA FINANZE, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrenti –

avverso il decreto n. 1192/2014 della CORTE D’APPELLO di

CALTANISSETTA del 3/7/2014, depositato il 22/09/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza

dell’08/06/2016 dal Consigliere Dott. Relatore FELICE MANNA.

Fatto

IN FATTO

Con ricorso depositato il 21.3.2012 C.R. adiva la Corte d’appello di Caltanissetta per ottenere la condanna del Ministero dell’Economia e delle Finanze al pagamento di un equo indennizzo, ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2. Giudizio presupposto una causa pensionistica svoltasi innanzi alla Corte dei conti, sez. giurisdizionale per la Sicilia, introdotta con ricorso del 28.11.1977 e definita con sentenza n. 2305 pubblicata il 6.10.2009, cui aveva fatto seguito, ad iniziativa erariale (Ministero della difesa) e con ricorso notificato il 17.12.2010, un giudizio d’interpretazione della stessa sentenza ai sensi del R.D. n. 1214 del 1934, art. 78 conclusosi con sentenza n. 3094 del 22.9.2011. Deduceva, inoltre, di aver nuovamente adito nel settembre del 2012 la predetta sez. giurisdizionale della Corte dei conti per ottenere una pronuncia che, con integrazione-interpretazione di quella n. 2305/09, gli riconoscesse anche il diritto all’indennità integrativa speciale e alla tredicesima mensilità.

Resisteva il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Con decreto del 22.9.2014 la Corte d’appello dichiarava inammissibile il ricorso, ritenendo tra loro autonomi i due procedimenti e tardivo rispetto al passaggio in giudicato della sentenza n. 2305/09 il ricorso ex lege n. 89 del 2001.

Per la cassazione di tale decreto ricorre C.R. in base ad un unico motivo, illustrato da memoria.

Resiste con controricorso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – L’unico motivo di ricorso deduce la violazione o falsa applicazione del R.D. n. 1038 del 1933, art. 25,R.D. n. 1214 del 1934, art. 38,D.P.R. n. 260 del 1998, art. 6 e alla L. n. 89 del 2001, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Il giudizio interpretativo contabile è un ulteriore rimedio giudiziale avente carattere strumentale rispetto alla sentenza da interpretare, la cui finalità è di chiarire, anche con integrazioni, i capi della sentenza che, se oscuri, omissivi o di difficile interpretazione, non possano essere messi in esecuzione. Sostiene, pertanto, parte ricorrente, che il riconoscimento pieno e definitivo del proprio diritto pensionistico si è avuto non tanto con la sentenza n. 3094/11 ma con quella n. 1261/14, che addirittura dopo l’emissione dell’impugnato decreto della Corte d’appello nissena ha reso definitivamente eseguibile il diritto al trattamento pensionistico.

2. – Il motivo è fondato.

Come affermato dalle SU di questa Corte (sentenza n. 9142/16), ai lini dell’equa riparazione per irragionevole durata, il procedimento di cognizione e quello di esecuzione devono essere considerati unitariamente o separatamente in base alla condotta di parte, allo scopo di preservare la certezza delle situazioni giuridiche e di evitarne l’esercizio abusivo. Pertanto, ove si sia attivala per l’esecuzione nel termine di sei mesi dalla definizione del procedimento di cognizione, ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 4, la parte può esigere la valutazione unitaria dei procedimenti, finalisticamente considerati come unicum, mentre, ove abbia lasciato spirare quel termine, essa non può più far valere l’irragionevole durata del procedimento di cognizione, essendovi soluzione di continuità rispetto al successivo procedimento di esecuzione).

2.1. – Nella specie il secondo procedimento, quello contabile d’interpretazione R.D. n. 1214 del 1934, ex art. 78 di cui al R.D. n. 1214 del 1934, ex art. 78 e al R.D. n. 1038 del 1933, art. 25 è volto solo ed esclusivamente ad individuare – in caso di dubbi il senso c la portata delle decisioni stesse, onde consentire che la regola giuridica data dal giudice al rapporto dedotto in giudizio possa ricevere a cura dell’Amministrazione, concreta e pratica attuazione; pertanto, il giudizio medesimo non può in alcun modo essere utilizzato per soddisfare, surrettiziamente, esigenze di tipo impugnatorio (Corte dei conti, Sez. 1 Pens. Guerra, sent. n. 287467 del 17-101990, Mariella c. Ministero del tesoro; in senso analogo, Corte dei conti, Sez. Giur. Reg. Lazio, sent. n. 300 del 24-01-1998, Brovedan c. Pres. del Consiglio dei Ministri, che riferisce detto procedimento al caso di dubbi o incertezze nella fase esecutiva).

Ciò rende tale procedimento in tutto equiparabile a quello esecutivo, ove se ne consideri la finalità di consentire l’esatto adeguamento del rapporto sostanziale tra le parti al comando giurisdizionale. Il che costituisce il proprium, appunto, dell’esecuzione forzata.

La circostanza che, nella specie, il procedimento d’interpretazione della sentenza di merito sia stato promosso ad iniziativa del Ministero della difesa, parte obbligata, non pare ostativa all’applicazione del principio di diritto formulato di recente dalle S.U. di questa Corte. La certezza delle situazioni giuridiche e l’esigenza di evitare condotte abusive permangono intatte quali ragioni giustificatrici della regola fissata per individuare i casi in cui cognizione ed esecuzione rappresentano un’unica sequenza processuale, e rispetto ad esse è ininfluente che quest’ultima sia derivata o non dall’iniziativa della medesima parte istante in sede d’equa riparazione. E considerato che più parti del medesimo processo presupposto possono agire ai sensi della L. n. 89 del 2001, non possono ipotizzarsi soluzioni diversificate del medesimo fenomeno.

2.2. – Pertanto, atteso che nel caso in esame la sentenza che ha definito il giudizio di cognizione presupposto è stata pubblicata il 6.10.2009; che tale sentenza è passata in giudicato per il decorso del termine ordinario di un anno (ai sensi del D.L. n. 453 del 1993, art. 1, comma 5-bis, convertito, con modificazioni, in L. n. 19 del 1994, come modificato dall’art. 1 D.L. del D.L. 23 ottobre 1996, n. 543, convertito in L. n. 639 del 1996: cfr. Corte dei conti, sez. giur. d’appello per la Regione siciliana n. 186/13) il 21.11.2010; e che il procedimento d’interpretazione e stato instaurato il 17.12.2010, e dunque meno di sei mesi dopo; va da sè che ricorrono le condizioni perchè l’uno e l’altro processo debbano essere considerati quale sequenza processuale unitaria ai fini della L. n. 89 del 2001.

3. – In accoglimento del ricorso il decreto impugnato va dunque cassato con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Caltanissetta, che deciderà il merito e provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso e cassa il provvedimento impugnato con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Caltanissetta, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile – 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 8 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 13 ottobre 2016

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