Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20695 del 13/10/2016


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Cassazione civile sez. VI, 13/10/2016, (ud. 26/05/2016, dep. 13/10/2016), n.20695

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – rel. Presidente –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 27490-2014 proposto da:

L.G., elettivamente domiciliato in Roma Piazza Cavour

presso la Corte di Cassazione, rappresentato e difeso dall’Avvocato

CASAREALE Sergio, giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente successivo –

contro

L.G., elettivamente domiciliato in Roma Piazza Cavour

presso la Corte di Cassazione, rappresentato e difeso dall’Avvocato

CASAREALE Sergio, giusta mandato a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di LECCE del 7/3/2014,

depositato il 04/04/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/05/2016 dal Presidente Relatore Dott. Relatore FELICE MANNA.

Fatto

IN FATTO

All’esito dell’opposizione erariale L. n. 89 del 2001, art. 5 ter la Corte d’appello di Lecce dichiarava inefficace il decreto monocratico emesso dalla stessa Corte, che aveva accolto la domanda di equa riparazione presentata da L.G.. Il decreto, dapprima notificato invalidamente presso il Ministero della Giustizia, era stato nuovamente notificato, questa volta presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato, ma dopo la scadenza del termine previsto L. n. 89 del 2001, art. 5, comma 2. Di qui la nullità della prima notifica per violazione del R.D. n. 1611 del 1933, art. 11; nullità che non poteva ritenersi sanata per effetto della sua intervenuta rinnovazione ai sensi dell’art. 291 c.p.c., perchè nello specifico il Ministero aveva proposto l’opposizione proprio per far accertare tale motivo di nullità e la sua tardiva sanatoria.

Per la cassazione di tale decreto ricorre L.G., in base a due motivi.

Resiste con controricorso il Ministero della Giustizia, che propone, altresì, ricorso incidentale sulla base di un motivo, illustrato da memoria.

Al ricorso incidentale L.G. resiste, a sua volta, con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1 – E’ prioritario l’esame del ricorso incidentale, che denuncia la violazione o la falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, lì dove la Corte territoriale ha ritenuto applicabile al termine di decadenza di cui all’art. 4 Legge cit. la sospensione dei termini del periodo feriale. Richiamata Cass. S.U. n. 16783/12, che ha escluso il decorso del termine di prescrizione del diritto all’equa riparazione, in quanto impedito dal termine di decadenza di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 4 la difesa erariale deduce che da tale premessa non può che discendere, sul piano logico-sistematico, l’inapplicabilità di istituti che, come la sospensione dei termini del periodo feriale, sono propri dei termini processuali.

1.1. – Il motivo è manifestamente infondato.

Infatti, come questa Corte ha più volte affermato, poichè fra i termini per i quali la L. n. 742 del 1969, art. 1 prevede la sospensione nel periodo feriale vanno ricompresi non solo i termini inerenti alle fasi successive all’introduzione del processo, ma anche il termine entro il quale il processo stesso deve essere instaurato, allorchè l’azione in giudizio rappresenti, per il titolare del diritto, l’unico rimedio per fare valere il diritto stesso, detta sospensione si applica anche al termine di sei mesi previsto dalla L. n. 89 del 2001, art. 4 per la proposizione della domanda di equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo (Cass. nn. 5423/16, 2153/10 e 5895/09).

2. – Il primo motivo del ricorso principale deduce la violazione degli artt. 644 e 650 c.p.c. e L. n. 89 del 2001, art. 4sostenendo che la notifica dovesse essere effettuata – com’è stata effettuata – direttamente al Ministero e non presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato.

2.1. – Benchè per ragioni del tutto diverse da quelle svolte dal ricorrente, il decreto impugnato ha violato le norme anzi dette.

La struttura dichiaratamente monitoria del procedimento di equa riparazione risultante dalle modifiche apportate dal D.L. n. 83 del 2012, convertito in L. n. 134 del 2012, alla L. n. 89 del 2001 (si vedano in particolare l’art. 3, commi 4 e 5, e art. 5, comma 2) ha indotto la giurisprudenza di questa Corte ad estendere a detto procedimento norme e principi elaborati in riferimento all’opposizione a decreto ingiuntivo; nel senso – primario – che l’opposizione al collegio L. n. 89 del 2001, art. 5 ter non è un mezzo d’impugnazione sulla legittimità del decreto monocratico, limitato dai motivi di censura, bensì è lo strumento processuale che attua il contraddittorio sulla fondatezza della domanda indennitaria, senza limitazione di temi (Cass. n. 20463/15), a perfetta somiglianza dell’opposizione ex art. 645 c.p.c.

In tale ottica questa Corte ha quindi affermato che “(t)anto la struttura monitoria del procedimento, che termina con un provvedimento la cui notifica attua la provocatio ad opponendum, quanto l’espressa sanzione d’inefficacia prevista dalla L. cit., art. 5 ter, comma 2, rimandano all’analoga disposizione dell’art. 644 c.p.c., comma 1, sull’inefficacia del decreto ingiuntivo per mancata notificazione del ricorso e del decreto nel termine ivi previsto. Norma, quest’ultima, costantemente interpretata da questa Corte nel senso che l’inefficacia del decreto ingiuntivo è legittimamente riconducibile alla sola ipotesi in cui manchi o sia inesistente la notifica nel termine stabilito dalla norma predetta, poichè la notificazione del decreto ingiuntivo comunque effettuata, anche se nulla, è pur sempre indice della volontà del creditore di avvalersi del decreto stesso ed esclude la presunzione di abbandono del titolo che costituisce il fondamento della previsione d’inefficacia di cui all’art. 644 c.p.c. (cfr. Cass. nn. 17478/11, 18791/09 e 11498/00). Con la conseguenza che se il decreto è stato notificato, anche se la notifica sia nulla o fuori termine, l’unico rimedio esperibile contro di esso è l’opposizione prevista dall’art. 645 c.p.c. (giurisprudenza costante di questa Corte: cfr. per tutte Cass. n. 8126/10), che a sua volta non può limitarsi a dedurre la nullità o la tardività della notificazione, dovendo la parte opponente svolgere anche le proprie difese nel merito (v. Cass. n. 18791/09)” (cosi, in motivazione, Cass. n. 3159/16).

Inoltre, l’estensione della giurisprudenza sull’art. 644 c.p.c. all’ipotesi analoga della Legge Pinto, art. 5, comma 2, non è ostacolata dal fatto che quest’ultima norma, a differenza della prima, impedisce la riproposizione della domanda e, dunque, contiene una preclusione derivante dall’infruttuosa consumazione d’un potere processuale, in base al principio per cui la rinnovazione della notificazione impedisce ogni decadenza, incluse, ad esempio, quelle relative alla scadenza del termine d’impugnazione (cfr. Cass. n. 3159/16 cit., in motivazione).

Se ne deve ulteriormente trarre, ai fini che qui rilevano, che è del pari estensibile alla materia in oggetto il costante principio secondo cui la notificazione del decreto ingiuntivo oltre il termine di quaranta giorni dalla pronuncia comporta, ai sensi dell’art. 644 c.p.c., l’inefficacia del provvedimento, vale a dire rimuove l’intimazione di pagamento con esso espressa e osta al verificarsi delle conseguenze che l’ordinamento vi correla, ma non tocca, in difetto di previsione in tal senso, la qualificabilità del ricorso per ingiunzione come domanda giudiziale; ne deriva che, ove su detta domanda si costituisca il rapporto processuale, ancorchè su iniziativa della parte convenuta (in senso sostanziale), la quale eccepisca quell’inefficacia, il giudice adito, alla stregua delle comuni regole del processo di cognizione, ha il potere-dovere non soltanto di vagliare la consistenza dell’eccezione (con le implicazioni in ordine alle spese della fase monitoria), ma anche di decidere sulla fondatezza della pretesa avanzata dal creditore ricorrente (Cass. n. 951/13; conformi, Cass. nn. 14910/13, 21050/06 e 11915/90).

Pertanto, cambiando ciò che v’è da cambiare, va affermato ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, il seguente principio di diritto: “in materia di equa riparazione ai sensi della L. n. 89 del 2001, l’inefficacia del decreto emesso in base all’art. 3, comma 5, per l’avvenuta sua notificazione oltre il termine di cui all’art. 5, comma 2, deve essere fatta valere con l’opposizione prevista dall’art. 5-ter, la quale, instaurando il contraddittorio tra le parti, impone alla Corte d’appello di esaminare non solo l’eccezione d’inefficacia del decreto ma anche la domanda giudiziale introdotta con il ricorso di cui all’art. 3, comma 1, in relazione al quale detta Corte deve emettere la sua pronuncia di merito sulla fondatezza o meno della protesa”.

3. – Nella specie la Corte territoriale è incorsa in un triplice errore. Il primo, di opinare che l’opposizione Legge c.d. Pinto, ex art. 5-ter possa essere limitata al tema dell’efficacia o meno del decreto, esclusa ogni pronuncia di merito; il secondo, di ritenere che il Ministero abbia un diritto quesito a far dichiarare la nullità della notifica del decreto indipendentemente dalla sua rinnovazione; il terzo, di considerare che la sanatoria con efficacia ex lune della rinnovazione della notifica nulla del decreto possa essere impedita dalla pane destinataria dell’atto, mediante una dichiarazione di volontà che scinda potestativamente gli effetti legali della rinnovazione stessa.

4. – L’accoglimento del suddetto motivo del ricorso principale assorbe l’esame della seconda censura (peraltro apparente, perchè rivolta contro un’omessa pronuncia frutto, a sua volta, di assorbimento), relativa alla domanda di danno patrimoniale.

5. – Il decreto impugnato va, dunque, cassato con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Lecce, che nell’attenersi al principio di diritto sopra enunciato provvederà a decidere sul merito della domanda.

5.1. – Al giudice di rinvio è rimessa anche la statuizione sulle spese di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso principale, assorbito il secondo e respinto il ricorso incidentale, cassa il decreto impugnato con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Lecce, che provvederà anche sulle spese di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile – 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 26 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 13 ottobre 2016

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