Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2069 del 29/01/2010

Cassazione civile sez. III, 29/01/2010, (ud. 15/12/2009, dep. 29/01/2010), n.2069

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MORELLI Mario Rosario – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. FINOCCHIARO Mario – Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. D’AMICO Paolo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 22968/2005 proposto da:

SADA SRL (OMISSIS) in persona del suo Amministratore L.

A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARLO MIRABELLO 6,

presso lo studio dell’avvocato D’AGOSTINO ANTONIO, rappresentata e

difesa dall’avvocato BRAMI FERDINANDO giusta delega in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

SAMI DI MARTINI & INNOCENTI SNC (OMISSIS) in persona del legale

rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA NOMENTANA 76,

presso lo studio dell’avvocato SELVAGGI CARLO, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato PINO GIAMPIERO giusta delega a

margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 22/2005 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE, 2^

SEZIONE CIVILE, emessa il 13/7/2004, depositata il 17/01/2005, R.G.N.

354/2003;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/12/2009 dal Consigliere Dott. D’AMICO Paolo;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CENICCOLA Raffaele che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato nel 1988 la SrL Sada proponeva opposizione al decreto ingiuntivo notificatole dalla Sami snc di Martini ed Innocenti con il quale le era stato intimato il pagamento dell’importo di L. 11.386.330, oltre interessi e spese. La richiesta derivava dalla fornitura di merce effettuata nel (OMISSIS) dalla Sami a favore della Sada. Successivamente, la stessa Sada aveva convenuto in altro procedimento la Sami per contestare difformità della merce fornita e aveva chiesto la riunione dei procedimenti.

Le due cause venivano riunite, veniva espletata Ctu e venivano sentiti testimoni.

Occorre rilevare che la Sada aveva commissionato alla Sami la realizzazione di carpenteria metallica pesante, da costruire secondo un disegno e secondo i calcoli effettuati dall’ing. R., suo tecnico di fiducia.

La Sami, quindi, aveva realizzato i lavori come commissionati, secondo quanto risultante dai disegni consegnati e secondo le istruzioni impartite da controparte. Dopo che quest’ultima ebbe provveduto al montaggio dell’impianto, fu contestata la fornitura, ciò che avvenne il (OMISSIS); si tenga cento che la merce era stata consegnata il (OMISSIS).

Nel corso del giudizio veniva espletata CTU all’esito della quale l’Ing. M. affermava che “la caratteristica peculiare di questa vicenda è la mancanza di documenti scritti: non esistono ordine nè accettazione d’ordine, non esistono disegni costruttivi contenenti tutte le informazioni necessarie per la costruzione”.

Il Tribunale di Arezzo accoglieva la domanda della Sada srl determinando in L. 28.100.000 (Euro 14.512,44) la somma complessivamente dovuta dalla Sami S.n.c. a favore della SADA S.r.l.

per danni e spese affrontate per la riparazione dei materiali venduti; confermava limitatamente alla somma di L. 11.386.330 (Euro 5.880,55) indicata per sorte, il decreto ingiuntivo; compensava i rapporti di dare e avere delle parti in causa e derivanti dai precedenti punti del dispositivo; condannava la SAMI S.n.c. in persona del legale rappresentante pro tempore a pagare in favore della Sada S.r.l. la residua somma di L. 16.713.670 (Euro 8.631,89) oltre accessori.

Proponeva appello la Sami.

Esponeva l’appellante che la sentenza impugnata era ingiusta, perchè erroneamente il primo giudice aveva ritenuto la SAMI s.n.c. responsabile dei danni subiti dalla SADA s.r.l. per l’inesatto adempimento, considerato che la prima si era limitata ad eseguire la costruzione artigianale dei singoli componenti dell’impianto, progettato dalla SADA s.r.l. e dalla stessa assemblato, con la conseguenza che la SAMI s.n.c. non poteva essere considerata responsabile del mancato funzionamento del macchinario.

L’appellante chiedeva quindi che la Corte, in parziale riforma della impugnata sentenza, confermasse il decreto ingiuntivo e dichiarasse che nulla è dovuto dalla SAMI s.n.c. in relazione alla fornitura di merci per cui era causa.

Radicatosi il contraddittorio, la SADA s.r.l. contestava le censure mosse dalla parte appellante nei confronti della sentenza impugnata, della quale chiedeva la conferma, rilevando che si era formato il giudicato sul capo della sentenza relativo alla domanda di risarcimento dei danni, con la conseguenza che la SAMI s.n.c. non aveva interesse a proporre l’appello e che lo stesso risultava nullo per la genericità.

Con sentenza del 13.7.2004 la Corte d’Appello di Firenze revocava il decreto ingiuntivo opposto dalla SADA; condannava quest’ultima al pagamento, in favore della SAMI, della somma di Euro 4.919,94, oltre accessori; dichiarava parzialmente compensate le fra le parti le spese processuali. Proponeva ricorso per cassazione la Sada s.r.l.

Resisteva con controricorso la Sami snc.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo parte ricorrente impugna la sentenza di secondo grado come “Frutto di erronea motivazione e perchè omissiva e priva di qualunque motivazione in ordine ad un punto rilevante del giudizio ed ancora frutto di illogicità manifesta fra le stesse parti della sentenza per contrasto esplicito fra le affermazioni contenute a p. 3 della Sentenza e le motivazioni contenute a p. 4 della stessa contraddittorie inter se e frutto di illogicità manifesta”.

La denuncia è anzitutto contraddittoria perchè da un lato afferma che la sentenza è “priva di qualunque motivazione in ordine a un punto rilevante del giudizio”; dall’altro sostiene che la medesima presenta un “contrasto” fra le sue stesse parti: è evidente infatti che se la motivazione è assente la stessa non può essere illogica e contraddittoria.

D’altra parte il motivo in esame non indica specificamente quali sono gli elementi di illogicità e contraddittorietà. E comunque la motivazione è congrua e priva di vizi logici o giuridici, anche nelle pagine 3 e 4 indicate da parte ricorrente.

Sotto altro profilo la Sada afferma che l’operatore non ha chiesto le necessarie informazioni tecniche alla società esecutrice ed ha eseguito l’opera con mezzi tecnici non idonei: ha quindi errato il Giudice di secondo grado nell’attribuire il risultato negativo dell’opera al comportamento dello stesso ricorrente.

Anche questa censura non può essere accolta perchè fa riferimento a valutazioni di merito che, in quanto congruamente motivate, non sono sindacabili in sede di legittimità.

Con il secondo mezzo d’impugnazione parte ricorrente sostiene che la sentenza della Corte d’Appello appare “totalmente pregiudizievole in fatto e in diritto in tema di risarcimento dei danni subiti dalla Società Ricorrente”.

Si afferma in particolare che a p. 3 della sentenza la Corte ritiene sussistere l’inesatto adempimento della SAMI s.n.c, ma che la stessa omette poi, in presenza di una domanda riconvenzionale della Sada, di valutare la domanda di risarcimento del danno da quest’ultima avanzata e consistente non soltanto nelle spese di riparazione dei pezzi forniti difettosi, ma anche di quelli derivanti dal fermo dell’intero impianto di produzione della fabbrica.

Su tale punto invece, prosegue parte ricorrente, il Ctu è stato assolutamente preciso avendo indicato il danno in L. 23.600.000;

mentre la sentenza della Corte è “ancor più omissiva per non avere il Giudice (…) deciso in ordine al danno subito dalla Sada srl a causa del fermo dell’impianto”. Tale omissione è valutabile, secondo la Sada, in sede di legittimità, essendo la Corte tenuta a motivare il rigetto delle domande attrici proposte anche in appello con specifica motivazione.

Parte ricorrente denuncia quindi l’omessa valutazione di circostanze rilevanti ai fini della decisione.

Il motivo è infondato.

L’impugnata sentenza ha infatti elaborato una congrua motivazione in ordine ai punti indicati da parte ricorrente precisando che non poteva essere addebitata alla Sami l’inadeguatezza delle valvole; che la Sada non ha provato di aver chiesto la fornitura di valvole particolari, diverse da quelle prodotte dalla Sami; che l’inadeguato funzionamento dell’impianto a causa delle valvole fornite dalla stessa Sami non è riconducibile a colpa i quest’ultima, avendo la stessa dimostrato di aver eseguito i pezzi richiesti e di aver adempiuto esattamente la prestazione ad eccezione di non gravi difetti. Proprio per tale ragione la Corte sostiene che il primo Giudice ha errato nel porre a carico della Sami le ulteriori spese di L. 2.750.000 e il danno da fermo impianto di L. 23.000.000, considerato che il mancato perseguimento del risultato voluto dalla Sada dipese da colpa dello stesso creditore.

Con il terzo motivo del ricorso la Sada lamenta che la Corte d’Appello ha omesso di attribuire alla Sami la responsabilità dei danni derivanti dalle valvole commissionate e sostiene che non è possibile addebitare ad essa alcuna liquidazione e difetti tenuto conto che dalle conclusioni del Ctu doveva derivare l’assoluta impossibilità di attribuire ad essa il risultato della cattiva costruzione delle valvole.

Anche questo motivo verte su valutazioni di merito e deve essere perciò rigettato tenuto conto che sul punto la Corte ha elaborato una adeguata motivazione della quale si è già dato conto in sede di analisi del precedente motivo.

Con il quarto ed ultimo motivo parte ricorrente denuncia infine violazione di legge in tema di liquidazione di diritti ed onorari a favore della controparte sostenendo che la Corte d’Appello non ha tenuto conto dell’epoca e del tempo in cui le prestazioni professionali sono state rese e non le ha liquidate in base alla legge del tempo in cui le prestazioni sono state eseguite.

Il motivo è palesemente generico perchè non indica nè le prestazioni professionali alle quali fa riferimento, nè la legge che si assume violata.

Per tutte le ragioni che precedono il ricorso deve essere in conclusione rigettato con imputazione delle spese del ricorso per cassazione a parte ricorrente, nella misura indicata in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alle spese del giudizio di Cassazione che liquida in complessivi Euro 1.700,00, di cui Euro 1.500,00 per onorari, oltre rimborso forfettario spese generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 29 gennaio 2010

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