Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20683 del 30/08/2017

Cassazione civile, sez. VI, 30/08/2017, (ud. 20/04/2017, dep.30/08/2017),  n. 20583

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5344/2016 proposto da:

SERVIZIO CITROEN DI I.G. & C. SNC, in persona del

legale rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CALABRIA 56, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO TOMASSETTI,

rappresentata e difesa dall’avvocato MARIO CORSIERO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende ope legis;

– resistente –

avverso il provvedimento n. R.G. 8128/2014 del TRIBUNALE di SANTA

MARIA CAPUA VETERE, depositata il 18/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/04/2017 dal Consigliere Dott. ANTONINO SCALISI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che:

il Consigliere relatore dott. A. Scalisi ha proposto che la controversia di cui al RG. 5344 del 2016, fosse trattata in Camera di Consiglio non partecipata dalla Sesta Sezione Civile di questa Corte, ritenendo fondato l’unico motivo del ricorso, posto che il Tribunale avrebbe dovuto effettuare una liquidazione ai sensi dell’art. 2233 c.c., comma 2, e, quindi, in base all’importanza dell’opera svolta e previa acquisizione del parere dell’associazione professionale del custode.

La proposta del relatore è stata notificata alle parti.

Letti gli atti del procedimento di cui in epigrafe.

Considerato che:

1.- La società Servizio Citroen di I.G. & C. snc, con ricorso notificato il 23 febbraio 2016.i ha chiesto a questa Corte la cassazione dell’ordinanza n. 8128 del 2014 con la quale il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere confermava il decreto di liquidazione dei compensi al custode giudiziario emesso dal PM presso il Tribunale di Santa Maria C. V. Secondo il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

La Procura della Repubblica presso lo stesso Tribunale aveva calcolato correttamente il compenso dell’ausiliario per la custodia di 492 apparecchi per il giuoco elettronico della categoria video poker per il periodo dal 28 aprile 2011 al 13 giugno 2014 sequestrati dall’autorità giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale determinandolo in Euro 37.000,00, anzichè di Euro 337.510,00 oltre Iva, perchè aveva correttamente fatto ricorso all’art. 267 del DPR 115 del 2002, il quale rinvia alle tariffe esistenti presso la Prefettura, ridotte secondo equità ed in via residuale secondo gli usi, piuttosto che tenere in considerazione le tariffe prefettizie sotto la voce merci in omaggio a quanto previsto dal D.M. n. 265 del 2006.

La cassazione di questa ordinanza è stata chiesta dalla società Servizio Citroen di I.G. & C. snc per un motivo. Il Ministero della Giustizia in questa fase non ha svolto attività giudiziale.

2.- Con l’unico motivo la società Servizio Citroen di I.G. & C. snc lamenta la violazione dell’art. 58, comma 2, art. 59, e D.P.R. n. 115 del 2002, art. 276, in relazione al D.M. n. 265 del 2006, art. 5. La ricorrente si duole del fatto che il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nella determinazione dei compensi dovuti al custode di beni sequestrati, avrebbe fatto esplicitamente riferimento alle tariffe prefettizie e avrebbe applicato la riduzione secondo equità, che non è più prevista dal nuovo D.M. n. 265 del 2006.

2.1.- Il motivo è fondato per le ragioni di cui si dirà.

Va qui premesso che il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 276, stabilisce che l’indennità di cui si dice va determinata sulla base delle tariffe prefettizie ridotte secondo equità o, in via residuale, secondo gli usi, soltanto “sino all’emanazione del regolamento previsto dall’art. 59” della stessa legge; il regolamento di approvazione delle tabelle per la determinazione delle indennità di custodia è stato emanato con D.M. Ministero della Giustizia 9 febbraio 2006, n. 265, sicchè l’art. 276, che ha indubbia natura di disposizione transitoria, non è più applicabile; la circostanza che il D.M. n. 265, non contenga una regolamentazione della tariffa per tutti i beni, ma soltanto per i veicoli a motore e per i natanti (che, come è specificato nel preambolo del decreto, sono i beni nei cui confronti viene disposto più frequentemente il sequestro), non è a tal fine rilevante, dovendo in questo caso trovare applicazione l’art 5 del medesimo decreto, il quale stabilisce che “Per la determinazione dell’indennità di custodia e conservazione relativa ad altre categorie di beni si fa riferimento, in via residuale, agli usi locali, come previsto dall’art. 58, comma 2, del testo unico citato”. Con l’ulteriore conseguenza che in mancanza di usi locali, la liquidazione dovrà avvenire, ai sensi dell’art. 2233 c.c., comma 2, e, quindi, in base all’importanza dell’opera svolta e previa acquisizione del parere dell’associazione professionale del custode. A tale ultimo proposito, va soggiunto che la non applicabilità dell’analogia, in siffatti casi, deriva dalla natura di legge speciale che le disposizioni tariffarie rivestono, rispetto a quella di lex generalis della norma codicistica, con la conseguenza che,in difetto di una condizione di applicabilità in concreto della prima (costituita dall’esistenza o delle specifiche tariffe prefettizie o degli usi locali), riprende vigore la seconda.

Ora nel caso in esame in considerazione della natura del bene oggetto di custodia (apparecchi per il giuoco elettronico), non contemplato dalla tariffa ministeriale, il compenso avrebbe dovuto essere liquidato sulla base degli usi locali e non delle tariffe prefettizie equitativamente ridotte. Sennonchè, come afferma il Tribunale nel caso specifico, la parte interessata non aveva eccepito, nè dimostrato l’esistenza di usi locali relativi alla determinazione dei compensi per i beni oggetto della custodia di cui si dice.

Pertanto, per quanto si è già detto il Tribunale avrebbe dovuto effettuare una liquidazione ai sensi dell’art. 2233 c.c., comma 2, e quindi in base all’importanza dell’opera svolta e previa acquisizione del parere dell’associazione professionale del custode.

In definitiva, il ricorso va accolto, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in persona di altro Magistrato, che provvederà alla liquidazione delle spese, anche per questo giudizio di cassazione.

PQM

 

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in persona di altro Magistrato, che per la liquidazione delle spese del presente giudizio di cassazione.

Depositato in Cancelleria il 30 agosto 2017

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