Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20676 del 31/07/2019

Cassazione civile sez. I, 31/07/2019, (ud. 08/04/2019, dep. 31/07/2019), n.20676

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giusepp – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15451/2018 proposto da:

A.F., elettivamente domiciliato in Roma, piazza Cavour,

presso la Cancelleria civile della Corte di Cassazione e

rappresentato e difeso dall’avv. Marco Galati in forza di procura in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, Prefettura Di Roma, Questura Di Roma;

– intimati –

avverso l’ordinanza del GIUDICE DI PACE di ROMA, depositata il

19/03/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

08/04/2019 dal Consigliere Dott. UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SCOTTI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ordinanza del 19/3/2018 il Giudice di Pace di Roma ha rigettato il ricorso presentato da A.F., cittadino nigeriano, avverso il decreto di espulsione emesso e notificato il 11/9/2017 dal Prefetto di Roma.

Il Giudice di pace ha osservato che il ricorrente aveva accampato quale unica ragione di permanenza la proposta opposizione avverso il provvedimento di diniego della richiesta protezione internazionale; ha quindi rilevato che non vi era adeguata prova nè della data del provvedimento di diniego, nè dell’asserita opposizione avverso di esso, nè, infine, dell’adozione di un eventuale provvedimento di sospensione da parte della Commissione territoriale competente.

2. Avverso il predetto provvedimento del 19/3/2018, comunicato il 3/4/2018, ha proposto ricorso A.F., con atto notificato il 13/5/2018, svolgendo due motivi.

L’intimata Prefettura non si è costituita in giudizio.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso il ricorrente denuncia violazione dell’art. 115 c.p.c., comma 1 e D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, commi 1 e 4 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35, comma 6, ed errata applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13.

1.1. Il ricorrente aveva fornito la prova del giudizio da lui proposto avverso la decisione negativa della Commissione Territoriale di Catania, incardinato presso il Tribunale di Catania al n. r.g. 13607/2015, in quel momento ancora pendente e non deciso in primo grado e attualmente pendente in secondo grado dinanzi alla Corte di appello di Catania.

Ai sensi del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19 (come già in precedenza previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35, comma 6) la proposizione del ricorso determina l’effetto sospensivo dell’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato, con conseguente inespellibilità ex lege, effetto perdurante per le cause introdotte prima del 17/8/2017 e delle innovazioni introdotte dalla L. n. 46 del 2017 e soggette al rito antecedente sino alla decisione definitiva del giudizio.

1.2. E’ pur vero, come sostiene il ricorrente che il D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, comma 4, sino alla sua abrogazione ad opera del D.L. n. 13 del 2017, convertito nella L. n. 46 del 2017, prevedeva, in caso di opposizione, la sospensione ex lege del provvedimento di diniego della protezione internazionale senza alcuna previsione del termine di cessazione, che pertanto operava, secondo la disciplina che caratterizzava quel regime, sino al termine del giudizio e dunque al momento del passaggio in giudicato; invece, con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, come introdotto dal D.L. n. 13 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g), la cessazione dell’effetto sospensivo si verifica sempre in caso di rigetto del ricorso con decreto del Tribunale anche non definitivo (Sez. 6, 27/07/2017, n. 18737; Sez. 6, n. 699 del 12/1/2018).

1.3. Tuttavia il Giudice di pace ha fondato la propria decisione sull’assunto che non vi fosse prova nè della data del provvedimento di diniego da parte della Commissione, nè dell’asserita opposizione proposta dal richiedente avverso di esso, nè, infine, dell’adozione di un eventuale provvedimento di sospensione; così il Giudice ha ritenuto che non si potesse stabilire il regime temporale dell’opposizione al provvedimento di diniego (e in particolare l’applicabilità della disciplina anteriore al D.L. n. 13 del 2017), nè se un’opposizione fosse stata proposta, nè, infine, se fosse stato adottato un provvedimento di sospensione.

Il ricorrente sostiene di aver fornito tali elementi di prova e rimprovera al Giudice di pace l’omissione dell’esame e della valutazione di tali prove documentali; egli infatti assume di aver fornito la prova di un giudizio proposto dinanzi al Tribunale di Catania, recante il numero di ruolo r.g. 13607/2015 (e quindi anteriore al D.L. n. 13 del 2017), che non sarebbe stato deciso al momento del ricorso al Giudice di Pace di Roma e che sarebbe stato invece deciso, negativamente, nelle more con ordinanza n. 13607/2015, appellata dal ricorrente dinanzi alla Corte di appello di Catania (n. r.g. 2657/17, udienza 11/6/2020).

Anche ammesso che tali circostanze potessero configurare il vizio di omesso esame di fatto decisivo controverso fra le parti, piuttosto che la violazione di legge addotta, sussiste una precisa affermazione formulata dal Giudice, che il fatto in questione lo ha preso in considerazione, negando che ne sussistesse in atti la prova; a fronte di ciò, il ricorrente non ha adeguatamente censurato con il motivo tale statuizione, visto che egli non adduce come e quando tali circostanze sarebbero state dedotte, quali prove sarebbero state fornite e si limita, genericamente, a dolersi della mancata considerazione di una, non meglio specificata, “prova documentale”, neppur descritta e definita, e tantomeno sunteggiata nel suo contenuto rappresentativo.

Va rammentato, inoltre, che secondo la giurisprudenza di questa Corte, in tema di controversie relative all’impugnazione del decreto di espulsione prefettizio, lo straniero è onerato della prova documentale della proposizione della domanda di protezione internazionale, non potendo, per converso, il giudice di merito annullare il provvedimento di espulsione sulla base della sola asserzione dello straniero stesso (Sez. 6-1, n. 27181 del 26/10/2018, Rv. 651512-01).

1.4. Il ricorrente sostiene altresì che era stato violato il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 12, comma 2, lett. a), applicabile solo a chi fosse entrato illegittimamente in Italia e non a un richiedente asilo politico, non già un clandestino.

La censura non coglie il segno poichè non risulta affatto che il provvedimento prefettizio sia stato emesso con riferimento alla predetta lett. a) dell’art. 13, comma 2, mentre il provvedimento impugnato assume che il decreto espulsivo è stato emesso perchè il ricorrente era privo di passaporto e permesso di soggiorno.

2. Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente denuncia violazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 12,art. 13, comma 2 e art. 19, comma 1.

2.1. Il ricorrente si duole che il Giudice di pace abbia omesso di pronunciarsi, anche in violazione dell’art. 112 c.p.c., sull’esistenza di ragioni umanitarie dedotte dall’opponente a sostegno del divieto di espulsione D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 19, in relazione al concreto rischio di violazione dei diritti umani in Nigeria.

2.2. Il motivo è infondato. Il Giudice di pace si è infatti pronunciato osservando che “non sono emersi motivi di inespellibilità di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19”.

Alla genericità di tale risposta, del resto, il ricorrente non replica con la deduzione di specifiche ragioni di non refoulement, ma si limita ad osservare genericamente che in Nigeria imperversa il gruppo armato di Boko Haram e non sono rispettati i diritti umani, senza neppure dedurre, come sarebbe stato necessario, di aver rappresentato tali circostanze al giudice a quo.

3. Il ricorso deve quindi essere respinto

Nulla sulle spese in difetto di costituzione dell’Amministrazione intimata.

Poichè dagli atti il processo risulta esente, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 art. 13, comma 1-quater.

P.Q.M.

La Corte:

rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 8 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 31 luglio 2019

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